La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3218/2025, ha chiarito le condizioni per l'applicazione del termine di impugnazione espulsione esteso a 60 giorni. Un cittadino straniero aveva impugnato un decreto di espulsione oltre il termine di 30 giorni, sostenendo di essere senza fissa dimora e quindi equiparabile a un residente all'estero. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la condizione di 'senza fissa dimora' non equivale alla 'residenza all'estero'. L'onere di provare la residenza estera per beneficiare del termine più lungo spetta esclusivamente al ricorrente, e la mancata prova rende l'impugnazione tardiva e inammissibile.
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