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De Cuius — Anno 2022

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85 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Falso ideologico in atto pubblico: ufficio invece del domicilio
Un cancelliere del Tribunale è stato condannato per il reato di falso ideologico in atto pubblico per aver redatto verbali di inventario di eredità senza recarsi personalmente presso l'ultimo domicilio dei defunti. Il pubblico ufficiale si era limitato a ricevere i documenti cartacei in ufficio, attestando falsamente la regolarità delle operazioni sul posto. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per questo comportamento, chiarendo che il cancelliere ha l'obbligo di verificare personalmente i beni. Tuttavia, i giudici hanno annullato senza rinvio la condanna per uno dei capi d'imputazione poiché il reato era ormai caduto in prescrizione, riducendo la pena complessiva di venti giorni di reclusione e dichiarando inammissibile il resto del ricorso.
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Domicilio del defunto: residenza formale contro dimora reale
Una figlia ha avviato una causa per reintegrare la propria quota di legittima, contestando le disposizioni testamentarie e le donazioni fatte in vita dal padre a favore della vedova e dell'altro figlio. Il Tribunale di Massa si era dichiarato incompetente a favore del Tribunale di Genova, ritenendo che l'ultimo domicilio del defunto fosse a Genova, dove l'uomo aveva residenza e attività commerciali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della figlia, stabilendo che il reale domicilio del defunto si trovava a Bagnone, luogo in cui l'uomo si era effettivamente trasferito per vivere con il figlio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza territoriale del Tribunale di Massa, ordinando la prosecuzione del giudizio dinanzi a quest'ultimo.
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Tassazione separata plusvalenze: l’erede batte il fisco
Un contribuente eredita l'azienda della moglie, che la possedeva dal 1974. Dopo due anni dalla morte della consorte, l'erede vende l'attività realizzando un guadagno. Il contribuente applica la tassazione separata plusvalenze per i beni posseduti da oltre cinque anni. L'Agenzia delle Entrate emette un avviso di accertamento, sostenendo che l'erede possedeva l'azienda da soli due anni e pretendendo la tassazione ordinaria. La Corte di Cassazione dà ragione al contribuente. I giudici stabiliscono che il tempo di possesso del defunto si somma a quello dell'erede. Di conseguenza, la soglia dei cinque anni è ampiamente superata e l'atto del fisco viene annullato.
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Patto successorio: la promessa verbale non cancella il compenso
Un medico ha assistito per anni un paziente senza chiedere compensi immediati, confidando nella promessa verbale di ricevere in eredità un appartamento. Dopo la morte del paziente, l'erede ha rifiutato di pagare le prestazioni professionali, sostenendo che l'accordo verbale fosse nullo per violazione del divieto di patto successorio. La Corte d'Appello ha dato ragione all'erede. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato la decisione, stabilendo che una semplice promessa verbale non costituisce un patto successorio vietato, poiché non limita la libertà del testatore. Di conseguenza, il medico ha pieno diritto a ricevere il compenso per l'attività svolta. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Notifica agli eredi: il fisco perde sul tempo contro la famiglia
Gli eredi di un contribuente defunto hanno impugnato un'intimazione di pagamento, lamentando l'invalidità della precedente cartella esattoriale per IRAP e IVA. L'agente della riscossione aveva eseguito la notifica agli eredi collettivamente e impersonalmente presso l'ultimo domicilio del defunto. La Cassazione ha accolto il ricorso degli eredi, stabilendo che la regolarità della notifica agli eredi deve essere valutata con riferimento alla data di notifica dell'atto impositivo e non a quella dell'iscrizione a ruolo, che è un mero atto interno dell'amministrazione finanziaria. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'atto impositivo, condannando l'agente della riscossione al pagamento delle spese di giudizio.
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