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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2024

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332 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Associazione a delinquere: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di far parte di un'associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza chiarisce che, per provare la partecipazione, sono decisivi gli indizi che dimostrano un ruolo stabile all'interno della struttura, anche se le condotte osservate coprono un breve arco temporale. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, confermando la validità della presunzione legale che impone la massima misura cautelare per questo tipo di reato.
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Partecipazione associazione stupefacenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un soggetto in custodia cautelare per partecipazione associazione stupefacenti. La sentenza conferma che un rapporto di fornitura stabile e continuativo, che dimostra un vincolo durevole e la consapevolezza della struttura del gruppo, è sufficiente a qualificare l'acquirente come partecipe, distinguendolo dal semplice compratore. L'aggravante di agevolazione mafiosa è stata dichiarata inammissibile perché sollevata per la prima volta in Cassazione.
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Associazione di tipo mafioso: la prova della collusione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato di associazione di tipo mafioso, specificando i criteri per distinguere l'imprenditore partecipe da quello meramente colluso. La Corte ha ritenuto che elementi come legami familiari con esponenti del clan e vantaggi commerciali non sono di per sé sufficienti a provare una stabile partecipazione. Inoltre, ha dichiarato l'inutilizzabilità delle informazioni provenienti da fonti confidenziali anonime nel procedimento cautelare, annullando con rinvio la decisione.
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Custodia cautelare stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare per reati legati agli stupefacenti. Il ricorso è stato giudicato generico perché non ha adeguatamente contestato né i gravi indizi di colpevolezza né, soprattutto, la presunzione legale di adeguatezza della detenzione in carcere per il reato di associazione finalizzata al traffico di droga, come previsto dall'art. 275 c.p.p.
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Associazione per delinquere: ruolo e prova del partecipe
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un individuo accusato di far parte di un'associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico. La sentenza chiarisce che un ruolo logistico stabile, come la preparazione delle dosi, è prova sufficiente della partecipazione, e che il legame di parentela con il capo può rafforzare, anziché escludere, il vincolo associativo. L'appello viene dichiarato inammissibile.
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Custodia cautelare ‘ndrangheta: il ruolo apicale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'ordinanza di custodia cautelare 'ndrangheta. La Corte ha confermato la validità degli indizi di colpevolezza basati su conversazioni intercettate che dimostravano il ruolo apicale dell'indagato all'interno dell'associazione criminale, evidenziando il suo coinvolgimento in affari economici, strategie politiche e nella gestione interna del clan. La genericità del ricorso ha portato alla sua inammissibilità.
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Pericolo di recidiva: la Cassazione sulla custodia
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un indagato di frode con carte di credito e falsificazione di documenti. La sentenza chiarisce che il pericolo di recidiva può rimanere attuale anche a distanza di tempo dai fatti, se le condotte erano sistematiche e seriali. Inoltre, la capacità di commettere reati da casa rende inadeguati gli arresti domiciliari.
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Esigenze cautelari eccezionali: custodia in carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un padre, accusato di sequestro di persona e omicidio, contro l'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare in carcere. La Corte ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari eccezionali, come il concreto pericolo di fuga e la particolare gravità dei fatti, che prevalgono sulla disciplina di favore prevista per i genitori di figli minori, giustificando così il mantenimento della misura detentiva più grave.
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Pericolosità sociale: no agli arresti domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per tentato omicidio che chiedeva gli arresti domiciliari. La decisione si fonda sull'elevata pericolosità sociale del soggetto, desunta da condotte aggressive e incapacità di rispettare le regole, elementi che rendono la custodia in carcere l'unica misura idonea, a prescindere dalla disponibilità di una dimora o del braccialetto elettronico.
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Associazione di tipo mafioso: la prova del ruolo
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di essere organizzatore di un'associazione di tipo mafioso finalizzata al narcotraffico e all'estorsione. La sentenza sottolinea come la prova dell'esistenza di una struttura stabile e gerarchica sia fondamentale per distinguere il reato associativo da un semplice concorso in reati. Inoltre, viene ribadita la presunzione di pericolosità sociale per i reati di mafia, che giustifica la detenzione anche se i fatti non sono recentissimi.
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Custodia cautelare per mafia: quando resta il carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, condannato in primo grado per associazione mafiosa, che chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La Corte ha ribadito che, per reati di tale gravità, vige una presunzione di adeguatezza della sola misura carceraria, non superata nel caso di specie per l'assenza di elementi nuovi e concreti che dimostrassero la cessazione dei legami con l'associazione. La decisione si fonda anche sul principio del "giudicato cautelare", che impedisce di riesaminare questioni già decise in assenza di fatti sopravvenuti.
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Pericolo di fuga: custodia in carcere necessaria
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza che applicava il divieto di dimora a un cittadino straniero accusato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La Corte sottolinea che, in presenza di un concreto pericolo di fuga e di una presunzione di legge, la custodia cautelare in carcere è l'unica misura idonea, essendo illogico e inefficace applicare misure non detentive a chi non ha alcun radicamento sul territorio nazionale.
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Connivenza e spaccio: quando non è concorso nel reato
Un individuo, ospite per una notte in un appartamento, viene arrestato per la presenza di stupefacenti. La Corte di Cassazione annulla la custodia cautelare, chiarendo la differenza tra concorso nel reato e mera connivenza. La sola consapevolezza passiva, senza un contributo attivo o morale alla detenzione della droga, non è sufficiente per configurare il reato, sancendo un importante principio sulla non punibilità della connivenza.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per reati di associazione di stampo mafioso, estorsione e detenzione di armi. L'imputato, appena uscito da una lunga detenzione, era ritenuto figura apicale di un clan. La Corte ha confermato la solidità del quadro indiziario, basato su dichiarazioni di collaboratori di giustizia e intercettazioni, e la sussistenza di un elevato pericolo di recidiva, respingendo le argomentazioni difensive.
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Custodia cautelare: quando è legittima per reati minori
La Cassazione conferma la custodia cautelare in carcere per un imputato di tentato furto con strappo, nonostante la pena prevista sia inferiore a tre anni. La decisione si basa sulla violazione di una precedente misura cautelare e sulla pericolosità sociale del soggetto, ritenendo inapplicabili misure meno afflittive come gli arresti domiciliari per mancanza di un domicilio idoneo.
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Custodia cautelare in carcere: quando è necessaria?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per estorsione e spaccio. La Corte ha stabilito che la misura è legittima, anche senza data di scadenza, quando oltre al rischio di inquinamento probatorio sussiste un concreto pericolo di reiterazione del reato, desunto dalla gravità dei fatti e dalla personalità del soggetto.
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Collaborazione giustizia: non basta per la revoca
Un soggetto detenuto per associazione di tipo mafioso ha richiesto la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, basandosi sulla sua recente collaborazione con la giustizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la collaborazione non è di per sé sufficiente per ottenere una misura meno severa. È necessaria una valutazione del giudice che accerti la rottura definitiva e attuale con l'ambiente criminale, valutazione che nel caso di specie non era ancora conclusa.
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Reato associativo: quando fornire droga non basta
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di custodia cautelare per il reato associativo finalizzato al traffico di droga, specificando che la semplice fornitura, anche ripetuta, di sostanze stupefacenti a un gruppo criminale non è sufficiente a dimostrare la stabile appartenenza dell'individuo al sodalizio. L'ordinanza è stata invece confermata per i singoli episodi di spaccio, evidenziando la necessità di provare un vincolo durevole e una cosciente partecipazione agli scopi dell'associazione.
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Ricorso inammissibile per motivi ripetitivi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro l'ordinanza che confermava la sua detenzione in carcere. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile perché i motivi presentati erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello. La Corte ha sottolineato che le nuove prove, come le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, non erano sufficienti a indebolire il solido quadro indiziario esistente, basato su intercettazioni e altre testimonianze, che confermava la disponibilità dell'imputato verso l'associazione criminale.
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Associazione per delinquere: prova e custodia cautelare
Un imprenditore, accusato di far parte di un'organizzazione criminale dedita a favorire l'immigrazione clandestina tramite assunzioni fittizie, ha presentato ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che le intercettazioni e i comportamenti concludenti sono sufficienti a dimostrare la partecipazione stabile a un'associazione per delinquere. La Corte ha inoltre ritenuto la misura del carcere proporzionata alla gravità dei fatti e al concreto pericolo di recidiva, nonostante la sostanziale incensuratezza dell'indagato.
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