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Custodia Cautelare In Carcere — Anno 2022

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664 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Custodia Cautelare In Carcere

Provvedimenti

Mancata notifica al co-difensore: carcere confermato
Un indagato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare il ripristino della custodia cautelare in carcere stabilito dal Tribunale del Riesame. La difesa ha lamentato la mancata notifica al co-difensore dell'avviso per l'udienza camerale d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancata notifica al co-difensore costituisce una nullità a regime intermedio. Questo vizio si sana se l'altro difensore comparso non solleva l'eccezione o se entrambi i difensori decidono di non comparire. La condotta omissiva della difesa equivale a una rinuncia consapevole a far valere il difetto di comunicazione. Di conseguenza, il provvedimento che dispone la misura cautelare restrittiva resta pienamente valido ed efficace.
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Aggravamento Misura Cautelare: Domiciliari o Carcere?
Un individuo, già sottoposto agli arresti domiciliari, ha visto aggravata la propria misura cautelare, passando alla custodia in carcere. Il Tribunale del riesame ha confermato questa decisione, basandosi su comportamenti che indicavano una maggiore pericolosità sociale. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancanza di motivazione e la violazione di legge nell'ordinanza di aggravamento misura cautelare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il giudice ha un potere discrezionale di aggravare la misura in caso di violazione delle prescrizioni, soprattutto se la condotta dell'indagato rivela l'inadeguatezza della misura precedente.
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Custodia Cautelare in Carcere: Ricorso Inammissibile per Estorsione Aggravata
Un Indagato ha impugnato un'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata. Ha contestato una presunta discrasia nella qualificazione giuridica del reato, la credibilità della vittima e la giustificazione delle esigenze cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la qualificazione giuridica non inficiasse la misura, che la credibilità della vittima fosse correttamente valutata e che la custodia cautelare in carcere fosse giustificata dalla gravità della condotta e dai precedenti penali dell'Indagato.
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Custodia Cautelare in Carcere: Infermiere Condannato, Arresti Negati
Un infermiere, imputato per l'omicidio di otto pazienti e il tentato omicidio di altri quattro, era stato inizialmente sottoposto a custodia cautelare in carcere. La Corte d'Assise aveva poi sostituito questa misura con gli arresti domiciliari, valutando il tempo trascorso in detenzione. Il Tribunale del riesame, su ricorso del Pubblico Ministero, ha ripristinato la custodia in carcere, ritenendo le esigenze cautelari ancora attuali data la gravità dei fatti e l'assenza di resipiscenza. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'infermiere, confermando la prevalenza della presunzione di adeguatezza della custodia cautelare in carcere per reati gravi, anche se è trascorso del tempo.
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Arresti Domiciliari vs. Carcere: L’Aggravamento Esigenze Cautelari
Un Indagato, sottoposto ad arresti domiciliari, è stato sorpreso con altre persone e, poco dopo, trovato in possesso di ingenti quantità di droga, armi ed esplosivi. Per questo, il giudice ha disposto la sostituzione degli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere, motivando con l'**aggravamento delle esigenze cautelari**. L'Indagato ha impugnato la decisione, sostenendo di non aver violato alcuna prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che la misura più severa non derivava da una violazione di un divieto di incontri, ma dal peggioramento del quadro indiziario. L'Indagato ha perso e dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per spaccio
Due soggetti indagati contestavano la custodia cautelare in carcere per presunta partecipazione a una rete di narcotraffico. La difesa sosteneva lo svolgimento di cessioni autonome ed estemporanee, unitamente al possesso di un lavoro lecito e all'incensuratezza, per ottenere gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. I Giudici di merito hanno invece rilevato ruoli stabili nella custodia, nel taglio e nello smercio delle sostanze per conto del vertice del gruppo criminale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo l'impossibilità di rivalutare il merito delle intercettazioni e confermando la massima misura restrittiva a causa dell'elevata spregiudicatezza e dell'inadeguatezza di misure alternative a contenere la reiterazione.
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Misure Cautelari: Allontanamento non basta per l’associazione mafiosa
Un individuo, accusato di far parte di un'associazione mafiosa, ha impugnato l'ordinanza che confermava la sua custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che il suo ruolo era superato e che la sua assenza dal territorio per anni escludeva il bisogno di misure cautelari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. Ha ribadito che la presunzione di attualità delle esigenze cautelari per i reati di associazione mafiosa può essere superata solo con prove concrete di un distacco definitivo dall'organizzazione criminale. L'allontanamento temporaneo o il "tempo silente" non bastano a dimostrare l'assenza del pericolo di reiterazione.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione conferma l’arresto
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva la custodia cautelare in carcere nei confronti di un indagato accusato di spaccio e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle indagini per una tardiva iscrizione del nome dell'indagato nel registro delle notizie di reato, oltre a negare la gravità indiziaria. I giudici hanno chiarito che l'eventuale ritardo del pubblico ministero nell'iscrizione non comporta l'inutilizzabilità degli atti e che il termine delle indagini decorre solo dalla registrazione formale. Inoltre, le intercettazioni, l'uso di telefoni riservati, auto intestate a prestanome e movimentazioni di oltre cento chili di marijuana confermano la misura. La Cassazione ha rigettato il ricorso e condannato l'indagato alle spese.
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Spaccio di droga: Cassazione conferma carcere per rischio reiterazione
Un individuo è stato arrestato per spaccio di droga (crack ed eroina) in modo continuativo tra il 2014 e il 2020. Sorpreso in flagranza, con droga e un telefono pieno di contatti di acquirenti, l'uomo era sottoposto a custodia cautelare in carcere. Il suo difensore ha impugnato la misura, sostenendo la modestia delle quantità e la possibilità di misure meno restrittive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando i gravi indizi di colpevolezza e la necessità della detenzione per l'elevato rischio di reiterazione del reato, data la professionalità nello spaccio di droga. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere confermata per la moglie del boss
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva la custodia cautelare in carcere per un'indagata, accusata di partecipazione ad associazione mafiosa, truffa aggravata e riciclaggio. La difesa sosteneva l'assenza di un contributo attivo al clan, qualificando la condotta come mera conoscenza delle attività illecite del marito detenuto. I giudici hanno invece ritenuto sussistenti i gravi indizi di colpevolezza: le intercettazioni hanno provato che la donna fungeva da collegamento tra il capoclan e gli affiliati all'esterno, trasmettendo direttive e gestendo flussi di denaro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la legittimità della custodia cautelare in carcere per l'invariata pericolosità del contesto criminale.
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Violazione degli arresti domiciliari: dal blackout al carcere
Un imputato sottoposto a misura cautelare con braccialetto elettronico ha subito la revoca del beneficio con trasferimento in carcere. Il dispositivo elettronico ha segnalato la violazione degli arresti domiciliari per l'allontanamento dall'abitazione. Pochi minuti dopo, la polizia giudiziaria ha suonato ripetutamente al citofono senza ricevere alcuna risposta. L'uomo ha giustificato l'accaduto invocando un improvviso distacco di energia elettrica, causa sia del presunto falso allarme che del mancato funzionamento del citofono. I giudici hanno respinto la tesi difensiva per totale carenza di prove sul presunto blackout. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. Chi viola le prescrizioni domiciliari senza giustificazione oggettiva subisce l'automatica custodia in carcere.
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Custodia cautelare in carcere: tempo trascorso e latitanza
L'Indagato, accusato di far parte di un'associazione transnazionale dedita al traffico di stupefacenti e arrestato all'estero, ha impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame. La difesa sosteneva che il tempo trascorso dai fatti e la duplicazione dei titoli cautelari escludessero le esigenze restrittive. La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno chiarito che, per i reati associativi di droga, opera una presunzione di pericolosità non superata dal semplice scorrere del tempo. La latitanza all'estero consolida il pericolo di fuga e giustifica pienamente la massima misura carceraria. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Spaccio sporadico o associazione finalizzata al traffico?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'esistenza di una reale struttura organizzata e sosteneva la marginalità del ruolo dell'indagato, qualificabile al più come condotta autonoma di lieve entità. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. L'attività investigativa ha dimostrato la presenza di un'organizzazione verticistica solida: turni prestabiliti per lo spaccio, stipendi periodici, utenze dedicate e una base logistica camuffata da negozio di alimentari. Anche un apporto temporaneo di pochi mesi integra la piena partecipazione al sodalizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Custodia cautelare in carcere: ferma col metodo mafioso
L'imputato, condannato in primo grado per estorsione aggravata dal metodo mafioso, ha chiesto la revoca o la sostituzione della custodia cautelare in carcere con una misura meno gravosa. La difesa ha invocato il trascorso del tempo e la caduta di una specifica aggravante. I giudici di merito hanno respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che la permanenza dell'aggravante del metodo mafioso impone la presunzione di legge secondo cui solo il carcere può contenere la pericolosità sociale del reo. L'imputato non ha fornito elementi concreti per superare tale vincolo normativo e ha presentato motivi generici. Il ricorso è stato dunque rigettato.
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Dai domiciliari alla custodia cautelare in carcere: il ricorso
Il Giudice per le indagini preliminari aveva concesso gli arresti domiciliari a un indagato accusato di ricettazione continuata legata a un traffico di oro illecito. Il Pubblico Ministero ha impugnato la decisione e il Tribunale del Riesame ha ripristinato la custodia cautelare in carcere. L'indagato ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancata valutazione di testimonianze a favore e contestando i gravi indizi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la custodia cautelare in carcere è necessaria di fronte a una condotta criminale professionale, strutturata e a precedenti specifici.
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Custodia cautelare in carcere: revoca negata per mafia
Un uomo condannato in primo grado per associazione mafiosa ha impugnato l'ordinanza cautelare che confermava la custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva che il decorso del tempo e una vecchia revoca di misure di prevenzione escludessero l'attualità del pericolo criminale. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato recenti intercettazioni che dimostravano il ruolo attivo dell'indagato nella spartizione di lavori edili per conto dei clan. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha confermato la piena legittimità della custodia cautelare in carcere, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Tentata estorsione con metodo mafioso: carcere confermato
Due individui si sono presentati presso un cantiere edile chiedendo 15.000 euro a titolo di protezione ai titolari dell'attività tramite il tecnico di cantiere. L'indagato ha impugnato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, contestando il riconoscimento visivo e vocale e negando l'aggravante mafiosa per non aver nominato alcun clan specifico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'accusa di tentata estorsione con metodo mafioso. I giudici hanno chiarito che la minaccia può essere implicita e contestualizzata: promettere tranquillità sui lavori in cambio di denaro evoca direttamente il controllo criminale sul territorio, giustificando la massima misura cautelare.
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Gravi indizi di colpevolezza: no al carcere su voci tra terzi
Il Tribunale del riesame confermava la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato, accusato di ricoprire un ruolo di vertice in una cosca mafiosa. I giudici basavano la decisione su conversazioni intercettate tra soggetti terzi, i quali facevano vaghi riferimenti al nome dell'indagato e a legami familiari con vittime di un agguato. La difesa contestava l'assenza di prove dirette e la mancata valutazione di memorie difensive attestanti l'estraneità ai fatti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato. I giudici di legittimità hanno chiarito che le captazioni tra terzi non costituiscono automaticamente gravi indizi di colpevolezza. La Suprema Corte ha imposto una verifica rigorosa sulla certezza dei dialoghi e ha annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo esame.
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Custodia cautelare per narcotraffico: il ruolo di vertice
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia cautelare in carcere per un'indagata accusata di ricoprire un ruolo di vertice in un gruppo dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. La difesa proponeva ricorso per Cassazione, contestando la sufficienza dei gravi indizi di colpevolezza e sostenendo che i contatti telefonici riguardassero meri rapporti familiari senza finalità illecite. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le intercettazioni con linguaggio in codice, i sequestri e l'organizzazione logistica dimostrano pienamente la stabilità associativa. Per il reato associativo opera la presunzione di adeguatezza del carcere. La decisione consolida la legittimità della custodia cautelare per narcotraffico in presenza di un quadro indiziario coerente e documentato.
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Custodia cautelare in carcere e indizi: stop al ricorso
Il Tribunale della Libertà confermava la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e cessione continuata di sostanze illecite. Dalle indagini, supportate da intercettazioni telefoniche e pedinamenti, emergeva il ruolo operativo del soggetto, incaricato di procacciare clienti e spacciare secondo precise direttive verticistiche. La difesa proponeva ricorso per Cassazione deducendo vizio di motivazione sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e contestando l'adeguatezza della massima misura restrittiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'associazione per narcotraffico non richiede strutture complesse ma solo un'organizzazione stabile di mezzi e ruoli. L'applicazione della misura carceraria resta pienamente giustificata in assenza di elementi idonei a vincere la presunzione di legge.
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