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Criterio Equitativo

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24 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Riparazione ingiusta detenzione: calcolo e personalizzazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Ministero dell'Economia contro una decisione che liquidava un indennizzo per ingiusta detenzione a un soggetto che aveva scontato 445 giorni di carcere in più a causa della violazione del principio del 'ne bis in idem'. Il Ministero sosteneva che l'importo dovesse essere ridotto, poiché l'interessato era colpevole e non innocente. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il principio di riduzione non è assoluto. I giudici di merito hanno correttamente personalizzato l'indennizzo, tenendo conto non solo della detenzione eccessiva ma anche dei ritardi e degli errori della gestione giudiziaria, che hanno aggravato la sofferenza del detenuto. Pertanto, la liquidazione basata sul calcolo aritmetico, con un'aggiunta per il pregiudizio specifico derivante dall'inerzia della giustizia, è stata ritenuta legittima.
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Indennità di custodia: la Cassazione dice sì agli usi locali
Una società che fungeva da custode giudiziario per beni sequestrati ha contestato l'importo dell'indennità di custodia liquidata dal Tribunale. Il Tribunale aveva applicato un criterio di equità pura, non essendoci tariffe ministeriali specifiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la legge impone di fare riferimento agli usi locali, come le tariffe prefettizie, prima di poter ricorrere a criteri alternativi. L'uso dell'equità è stato ritenuto errato, in quanto il rinvio agli usi locali è prioritario.
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Concorso di colpa: come si valuta la responsabilità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che, in un caso di appalto, aveva ripartito la responsabilità per il crollo di un'opera usando un criterio equitativo. La Corte ha stabilito che la valutazione del concorso di colpa del danneggiato deve basarsi su un'analisi logica del nesso causale e della gravità delle condotte, non sull'equità. Inoltre, ha corretto il calcolo del risarcimento, precisando che non può portare a un ingiusto arricchimento del danneggiato, coprendo i costi per un'opera di maggior pregio rispetto a quella pattuita.
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Onere della prova nel fallimento: no danni senza prove
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società che chiedeva l'ammissione al passivo di un fallimento per un ingente credito. La decisione sottolinea che l'onere della prova grava interamente sul creditore, che deve dimostrare non solo l'esistenza del suo diritto ma anche ogni singola voce di danno, sia come perdita subita che come mancato guadagno. Senza una prova rigorosa, il giudice non può concedere il risarcimento, neanche tramite una valutazione equitativa. La Corte ribadisce di non poter riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge.
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