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Credito Litigioso

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60 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Azione revocatoria: il fondo familiare non salva il debitore
Un Comune ha promosso un'azione revocatoria contro un debitore che, dopo aver ricevuto un decreto ingiuntivo per la restituzione di somme indebitamente percepite, aveva costituito un fondo patrimoniale con il coniuge. Il debitore sosteneva l'inesistenza del danno, affermando che il credito del Comune fosse ancora litigioso e che il proprio patrimonio residuo fosse sufficiente. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno accolto la domanda del Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del debitore, confermando che l'azione revocatoria spetta anche a tutela di crediti non definitivi o litigiosi. La valutazione sulla sufficienza del patrimonio residuo spetta esclusivamente ai giudici di merito.
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Azione revocatoria: il fondo patrimoniale non salva i beni
I Coniugi costituivano un fondo patrimoniale per proteggere i propri immobili. La Banca Creditrice avviava un'azione revocatoria per rendere inefficace tale atto, ritenendolo dannoso per il recupero del proprio credito. I Coniugi si opponevano, sostenendo che il credito non fosse certo e che la banca avesse revocato illegittimamente i finanziamenti. La Corte d'Appello accoglieva la domanda della banca. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei debitori, confermando che l'azione revocatoria può essere promossa anche a tutela di crediti eventuali o contestati (crediti litigiosi). Inoltre, i ricorrenti non hanno dimostrato l'arbitrarietà del recesso della banca né l'autosufficienza del proprio patrimonio residuo. Di conseguenza, il fondo patrimoniale resta inefficace nei confronti dei creditori.
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Azione revocatoria: il debito contestato non salva i beni
Un creditore ha promosso un'azione revocatoria per rendere inefficace il trasferimento di alcuni immobili effettuato dal debitore a favore di due società. Il debitore si è opposto sostenendo che il credito fosse ancora contestato in un altro giudizio e che il trasferimento non avesse danneggiato il creditore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore, confermando che l'azione revocatoria può essere avviata anche a tutela di un credito litigioso, cioè non ancora accertato in via definitiva. Inoltre, la Corte ha chiarito che il trasferimento di beni a una società costituisce un danno per il creditore, in quanto riduce la sua garanzia patrimoniale diretta, rendendo più difficile il soddisfacimento del credito. Il creditore ha quindi vinto la causa, ottenendo la conferma dell'inefficacia dei trasferimenti immobiliari.
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Azione Revocatoria Credito Litigioso: Perde per un Timbro Mancante
Un creditore avvia un'azione revocatoria per un credito litigioso, derivante da vizi in un contratto d'appalto, contro l'atto con cui i debitori avevano costituito un fondo patrimoniale per proteggere un immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del creditore inammissibile, non entrando nel merito della questione. La decisione si fonda su un vizio di forma decisivo: il creditore non ha fornito la prova formale, tramite certificazione del cancelliere, che una precedente sentenza a cui faceva riferimento fosse diventata definitiva (passata in giudicato). Questo errore procedurale ha determinato la sua sconfitta nel giudizio di legittimità, confermando la vittoria dei debitori.
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Azione revocatoria per credito litigioso: vendita a familiari nulla
Un'impresa creditrice agisce contro un'azienda debitrice che, due giorni dopo una sentenza di condanna (non definitiva), vende il suo unico immobile di valore a una società collegata ai familiari dell'amministratore. La Cassazione conferma la validità dell'azione revocatoria per credito litigioso. I giudici stabiliscono che per agire non è necessario un credito accertato con sentenza definitiva, ma è sufficiente una pretesa non palesemente infondata. Inoltre, neppure la presenza di un'ipoteca sull'immobile venduto esclude il danno per il creditore. La vendita viene quindi dichiarata inefficace nei confronti dell'impresa creditrice, che vince la causa.
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Azione revocatoria per credito litigioso: donazione inefficace
Un ex componente del collegio sindacale di una banca, citato in giudizio per mala gestio, dona alcuni immobili alla moglie. La banca agisce per far dichiarare inefficace la donazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'azione revocatoria per un credito litigioso è pienamente legittima. Non è necessario che il credito sia certo e definito da una sentenza. È sufficiente che la pretesa del creditore non appaia manifestamente infondata. Di conseguenza, la donazione è stata resa inefficace nei confronti della banca, che potrà pignorare i beni donati per soddisfare il suo eventuale credito risarcitorio.
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Azione Revocatoria Fondo Patrimoniale: Casa Salva? Non Sempre
Una coppia costituisce un fondo patrimoniale conferendovi l'unico immobile di proprietà, per tutelare i bisogni della famiglia. Alcuni soggetti, che avevano in corso un aspro contenzioso con uno dei coniugi, avviano un'azione revocatoria del fondo patrimoniale. Essi sostengono che l'atto non serviva a proteggere la famiglia, ma a sottrarre l'immobile alla loro futura pretesa di risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dando ragione ai creditori. Ha stabilito che la costituzione del fondo era finalizzata a pregiudicare le loro ragioni, data la consapevolezza del debitore di avere un contenzioso che poteva portare a una condanna. L'atto è stato quindi dichiarato inefficace nei loro confronti.
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Azione di Simulazione Creditore: Vince anche con Debito Incerto
Un ente pubblico, creditore di una cittadina per un risarcimento danni, agisce in giudizio per far dichiarare finta la vendita di un immobile da lei effettuata. La debitrice si difende sostenendo che il credito non è certo, ma ancora in discussione in un'altra causa. La Corte di Cassazione stabilisce un principio fondamentale: per esercitare l'azione di simulazione del creditore non serve un credito già accertato con sentenza definitiva. È sufficiente anche un 'credito litigioso', cioè una semplice pretesa, purché l'atto di vendita finto possa concretamente danneggiare le possibilità di futuro recupero del denaro. La Corte dà quindi ragione all'ente pubblico, confermando la sua facoltà di agire per proteggere preventivamente le proprie ragioni.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: ex amministratore perde tutto
Un ex amministratore di una società, poi fallita, aveva costituito un fondo patrimoniale per proteggere i propri beni. La società fallita ha agito contro di lui per i danni derivanti dalla sua cattiva gestione. La Cassazione ha confermato che l'azione revocatoria del fondo patrimoniale è legittima. Il principio chiave è che, se il fondo viene creato dopo l'insorgere del debito (in questo caso, dopo gli atti di mala gestio) e svuota l'intero patrimonio del debitore, si presume sia la consapevolezza di danneggiare i creditori sia il danno effettivo. Di conseguenza, il fondo è inefficace e i creditori possono aggredire i beni al suo interno.
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Azione revocatoria valida anche con credito litigioso: il caso
Un debitore, a fronte di un debito contestato con un'azienda, cede la metà di un suo immobile alla moglie, che a sua volta lo trasferisce alla figlia. L'azienda creditrice agisce per rendere inefficaci questi passaggi. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'azione revocatoria è sufficiente un credito litigioso, ovvero un credito la cui esistenza è ancora oggetto di discussione in un'altra causa. Non è necessario che il debito sia certo e definito. L'azione revocatoria per credito litigioso serve proprio a tutelare in via preventiva il creditore. La Corte ha quindi dato ragione all'azienda, confermando che gli atti di cessione dell'immobile non hanno valore nei suoi confronti.
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Azione Revocatoria Fondo Patrimoniale: Debito Incerto, Scudo Rotto
La Cassazione chiarisce che l'azione revocatoria fondo patrimoniale può essere avviata anche sulla base di un credito non ancora accertato in via definitiva, ma semplicemente 'litigioso'. Nel caso specifico, un creditore ha agito contro due coniugi che avevano vincolato i loro beni in un fondo patrimoniale per sottrarli a un debito di quasi 200 mila euro. La Corte ha stabilito che la tutela del credito prevale, rendendo l'atto inefficace verso il creditore. Inoltre, ha confermato la condanna alle spese legali anche per il coniuge non direttamente debitore, in quanto partecipe necessario alla costituzione del fondo e al relativo giudizio. L'appello dei coniugi è stato quindi respinto.
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Azione revocatoria fallimentare contro i beni dell’amministratore
Il caso esamina l'azione revocatoria fallimentare promossa dalla curatela contro l'ex amministratore di una società insolvente. Il dirigente aveva costituito un fondo patrimoniale e donato immobili ai familiari per sottrarli alle pretese risarcitorie derivanti da una causa per cattiva gestione. L'ex amministratore si difendeva sostenendo che il credito del fallimento non fosse ancora stato accertato in via definitiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che l'azione revocatoria fallimentare può essere esercitata anche a tutela di un credito litigioso o di una semplice aspettativa. È sufficiente che l'amministratore fosse consapevole della situazione di dissesto della società al momento del compimento degli atti di disposizione, rendendo palese l'intento di svuotare il proprio patrimonio per eludere le future responsabilità risarcitorie.
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Azione revocatoria e credito litigioso: la guida
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'azione revocatoria promossa contro la costituzione di un fondo patrimoniale effettuata da un debitore. Il punto centrale della decisione riguarda la nozione di credito: la Corte ha ribadito che anche un credito litigioso o eventuale è sufficiente per legittimare il creditore ad agire. Non è necessaria una sentenza definitiva di accertamento, poiché l'azione revocatoria non ha fini restitutori ma conservativi della garanzia patrimoniale. Rileva la data in cui è sorta l'obbligazione originaria, anche se contestata, e non quella della sua consacrazione in un titolo giudiziale.
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Azione revocatoria: prova del danno e rapporti familiari
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di atti di donazione e vendita compiuti da un ex amministratore di un istituto bancario in favore del figlio. Attraverso l'azione revocatoria, è stato stabilito che il vincolo di parentela e la notorietà delle vicende giudiziarie del padre costituiscono presunzioni gravi e precise della consapevolezza del pregiudizio arrecato ai creditori. La Corte ha chiarito che per i crediti risarcitori derivanti da illecito, il debito sorge al momento del fatto dannoso, rendendo revocabili gli atti dispositivi successivi anche se compiuti prima di una sentenza definitiva di condanna.
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Azione revocatoria: quando il fondo è inefficace
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un fondo patrimoniale costituito da un garante per proteggere i propri beni da un'azione di recupero crediti bancaria. Attraverso l'azione revocatoria, i giudici hanno stabilito che per procedere non è necessaria la certezza del credito, essendo sufficiente una ragione di credito anche solo eventuale o contestata (credito litigioso). La Corte ha inoltre precisato che, sebbene la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di una cessione di crediti in blocco non provi da sola l'inclusione di un singolo credito, la presenza di contratti e dichiarazioni della banca cedente non impugnati rende definitiva la legittimazione del nuovo creditore.
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Azione revocatoria: quando la donazione è nulla
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un'azione revocatoria promossa da un istituto di credito contro una donazione immobiliare effettuata da una debitrice al proprio nipote. La ricorrente sosteneva l'insussistenza del credito a causa di una trattativa transattiva non conclusa e la mancanza di prova sulla consapevolezza del terzo beneficiario. La Suprema Corte ha chiarito che, per gli atti a titolo gratuito, non è necessaria la malafede del terzo, essendo sufficiente la consapevolezza del debitore circa il pregiudizio arrecato. Inoltre, la nozione di credito rilevante per l'azione revocatoria è ampia e include anche crediti eventuali o litigiosi, rendendo irrilevante la pendenza di trattative non andate a buon fine.
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Azione revocatoria e contratto per persona da nominare
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un'**azione revocatoria** promossa da una procedura fallimentare contro un ex amministratore. Quest'ultimo aveva ceduto immobili ai figli tramite un contratto preliminare per persona da nominare, i quali avevano poi indicato una società terza come acquirente finale. La Suprema Corte ha stabilito che anche un credito contestato (litigioso) legittima l'azione e che la malafede deve essere valutata in capo allo stipulante originario, confermando la responsabilità di tutte le parti coinvolte nella sequenza elusiva.
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Azione revocatoria separazione: quando è possibile?
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un'azione revocatoria separazione promossa dall'amministrazione finanziaria contro un contribuente. Quest'ultimo aveva trasferito l'intero patrimonio immobiliare alla moglie e alle figlie nell'ambito di un accordo di separazione, subito dopo aver ricevuto un accertamento fiscale milionario. La Corte ha stabilito che la pendenza di un giudizio sul debito non sospende la revocatoria e che gli accordi di separazione non scudano i trasferimenti fraudolenti.
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Azione revocatoria ordinaria: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia di un atto di donazione immobiliare tramite azione revocatoria ordinaria. Nonostante il debito originario fosse contestato e alcuni testimoni fossero stati condannati per falsa testimonianza, la Corte ha stabilito che la tutela del credito opera anche per crediti litigiosi e che la motivazione dei giudici di merito era sufficientemente articolata.
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Azione revocatoria: no se il credito non esiste
Un presunto creditore ha avviato un'azione revocatoria per invalidare atti di disposizione patrimoniale del suo debitore. Tuttavia, in un diverso procedimento, lo stesso credito è stato dichiarato inesistente con sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in assenza di un credito valido, l'azione revocatoria non può sussistere, venendo a mancare la sua condizione fondamentale. Di conseguenza, ha cassato la decisione d'appello e respinto la domanda originaria.
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