La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un uomo che, insieme a un complice, aveva rubato un borsello spingendo la vittima. La difesa sosteneva si trattasse di semplice furto, ma i giudici hanno stabilito che la condotta integra una vera e propria rapina con spinta. La spinta, infatti, è stata considerata un atto di violenza direttamente finalizzato a sottrarre il bene. La Corte ha inoltre negato la concessione di attenuanti per il danno, ritenendo che il valore della refurtiva (circa 340 euro) non fosse di particolare tenuità. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile e la condanna è diventata definitiva.
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