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Controllo Analogo

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35 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Società in house: natura commerciale ai fini IRAP
Una società di servizi pubblici, operante come società in house per un comune, ha richiesto il rimborso dell'IRAP. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale: una società in house, pur essendo interamente partecipata da un ente pubblico, mantiene la sua natura di impresa commerciale ai fini fiscali. La Corte ha cassato la decisione del giudice di merito che l'aveva erroneamente qualificata come ente non commerciale, rinviando il caso per una nuova valutazione basata sulla corretta classificazione giuridica.
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Affidamento in house: i requisiti secondo la Cassazione
Una società di costruzioni ha impugnato la decisione di un Ente di Governo di affidare la gestione del servizio idrico integrato a una società pubblica tramite affidamento in house. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha riconosciuto la complessità e la novità delle questioni legali sollevate, in particolare riguardo i presupposti, l'obbligo di motivazione e i requisiti societari per questo tipo di affidamento. Pertanto, ha rinviato la trattazione del caso a una pubblica udienza delle Sezioni Unite per una decisione approfondita, senza risolvere il merito della controversia.
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Società in house: quando sussiste il controllo analogo
La Corte di Cassazione ha confermato la giurisdizione della Corte dei Conti sull'amministratore di una società interamente partecipata da un'Azienda Sanitaria. La decisione si fonda sulla qualificazione della società come 'società in house', affermando che il requisito del 'controllo analogo' da parte dell'ente pubblico sussisteva già nello statuto originario, ben prima di modifiche successive che lo hanno solo specificato. Di conseguenza, l'amministratore risponde del danno erariale davanti al giudice contabile.
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TOSAP su viadotti autostradali: quando è dovuta?
Una società concessionaria di autostrade ha contestato un avviso di accertamento per la TOSAP (Tassa Occupazione Suolo Pubblico) relativa a un viadotto sovrastante strade comunali. La società sosteneva di essere esente in quanto organismo di diritto pubblico e gestore di un'opera statale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che la TOSAP su viadotti autostradali è dovuta. La Corte ha chiarito che il presupposto del tributo è l'occupazione materiale del suolo, che sottrae l'area all'uso pubblico, a prescindere dalla proprietà dell'opera o dalla natura giuridica del gestore. Anche le società 'in house' sono considerate soggetti giuridici distinti dallo Stato e, svolgendo un'attività economica, non beneficiano delle esenzioni fiscali previste per quest'ultimo.
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TOSAP società in house: la Cassazione nega l’esenzione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32403/2024, ha stabilito che una società concessionaria autostradale, anche se a totale partecipazione pubblica e qualificabile come 'in house', è tenuta al pagamento della TOSAP per l'occupazione di soprassuolo comunale con un viadotto. La Corte ha chiarito che la natura di società in house non la rende assimilabile allo Stato ai fini dell'esenzione fiscale, in quanto essa rimane un soggetto giuridico distinto che realizza un'occupazione di fatto del suolo pubblico.
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Retribuzione società partecipate: No al blocco stipendi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26341/2025, ha stabilito che ai dipendenti delle società a partecipazione pubblica non si applica il blocco stipendiale previsto per il pubblico impiego. Un lavoratore aveva richiesto le differenze retributive maturate a seguito del rinnovo del CCNL del settore terziario. La società, interamente partecipata da un ente pubblico, si era opposta invocando le norme sul contenimento della spesa pubblica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, affermando che la disciplina sulla retribuzione società partecipate segue le regole del diritto privato. Qualsiasi intervento di contenimento dei costi del personale deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello e non può essere imposto unilateralmente, disapplicando gli aumenti previsti dal contratto collettivo nazionale.
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Retribuzione Società Partecipate: No a tagli unilaterali
Una ex dipendente di una società a partecipazione pubblica ha richiesto gli adeguamenti salariali previsti dal rinnovo del CCNL. La società si è opposta, invocando obblighi di contenimento dei costi. La Corte di Cassazione ha dato ragione alla lavoratrice, stabilendo che la retribuzione in società partecipate, pur soggetta a principi di sana gestione, può essere modificata solo tramite contrattazione collettiva di secondo livello e non con decisioni unilaterali.
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Società in house: no blocco stipendi senza accordo
La Corte di Cassazione ha stabilito che una società in house non può legittimamente bloccare gli aumenti stipendiali previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) basandosi unicamente su direttive di contenimento della spesa del socio pubblico. La sentenza chiarisce che il rapporto di lavoro in queste società è di natura privatistica e qualsiasi modifica peggiorativa della retribuzione deve passare attraverso la contrattazione di secondo livello con i sindacati, non potendo essere imposta unilateralmente.
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Blocco retributivo società partecipate: no all’estensione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il blocco retributivo previsto per i dipendenti pubblici non si applica automaticamente ai lavoratori delle società partecipate, anche se a totale controllo pubblico. Tali società, soggette al diritto privato, possono contenere i costi del personale solo attraverso la contrattazione collettiva di secondo livello e non con un'imposizione unilaterale. Pertanto, i dipendenti hanno diritto agli aumenti previsti dal loro Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) privatistico, fin dalla loro maturazione.
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Responsabilità società in house e affidamento
Un'impresa avvia un progetto basandosi sulle rassicurazioni di una società portuale, ente 'in house' del Comune. Quando il progetto si rivela irrealizzabile per vincoli urbanistici, la Corte di Cassazione interviene. Con l'ordinanza n. 13003/2025, stabilisce che la responsabilità della società in house è aggravata. Essendo 'longa manus' della P.A., non può scaricare sul privato l'onere di una diligenza che essa stessa non ha avuto, tutelando così l'affidamento del cittadino.
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Giurisdizione Corte dei Conti: società in house
Una società di trasporto pubblico, qualificata come "società in house", ha citato in giudizio l'agente della riscossione per i danni derivanti dalla prescrizione di alcuni crediti non riscossi. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato la giurisdizione della Corte dei Conti, poiché il caso riguarda un "agente contabile" che gestisce denaro pubblico, configurando una questione di contabilità pubblica e non una semplice controversia contrattuale.
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Obbligo Contributivo Società in House: la Cassazione
Una società di servizi pubblici locali, operante come entità "in house", ha contestato l'obbligo di versare specifici contributi previdenziali, sostenendo che la sua natura pubblica la esonerasse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che l'obbligo contributivo per le società in house sussiste. La Corte ha chiarito che l'adozione di una forma societaria di diritto privato (S.p.A.) per operare in un mercato concorrenziale comporta l'accettazione di tutte le relative regole, inclusi gli oneri previdenziali, al fine di garantire una concorrenza leale e non falsata.
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Obbligo contributivo società in house: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo contributivo sussiste anche per le società in house, a totale partecipazione pubblica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di una società municipale del gas, confermando che la sua natura formalmente privatistica la assoggetta alle stesse regole contributive delle aziende private, al fine di non alterare la concorrenza nel mercato. La proprietà pubblica e l'affidamento diretto del servizio non costituiscono motivo di esonero.
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Obbligo contributivo società in house: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5229/2025, ha stabilito che una società 'in house', interamente partecipata da un ente pubblico e operante nel settore della distribuzione del gas, non è esonerata dall'obbligo contributivo verso un fondo integrativo gestito dall'Istituto Previdenziale. La Corte ha rigettato il ricorso della società, affermando che la sua natura giuridica di società per azioni e l'operare in un regime di concorrenza la equiparano a un'azienda privata ai fini degli obblighi previdenziali, indipendentemente dalla proprietà pubblica del capitale. La scelta di operare tramite uno strumento di diritto privato comporta l'accettazione di tutte le regole relative, inclusi gli oneri contributivi, per non alterare la concorrenza sul mercato.
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Responsabilità solidale appalti: le società in house
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23450/2025, ha stabilito che una società in house, interamente partecipata da enti pubblici, è soggetta alla responsabilità solidale appalti per i crediti dei lavoratori dell'appaltatore. La Corte ha chiarito che tali società, pur essendo soggette al Codice degli appalti, mantengono la loro natura di soggetto di diritto privato e non possono beneficiare dell'esclusione prevista per le Pubbliche Amministrazioni.
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