La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza volta al riconoscimento del reato continuato in sede di esecuzione. Il ricorrente, gravato da undici condanne per reati eterogenei commessi in un arco temporale di diciotto anni, sosteneva l'esistenza di un unico disegno criminoso. La Suprema Corte ha stabilito che la pluralità di reati, la loro diversità e la distanza temporale non indicano una programmazione unitaria, bensì una scelta di vita orientata al crimine, escludendo così l'applicazione del trattamento sanzionatorio più favorevole previsto per la continuazione.
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