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Contabilità Semplificata

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29 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Onere della prova fallimento: la Cassazione chiarisce
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro la sua dichiarazione di fallimento. Sebbene la Corte d'Appello avesse errato nel ritenere obbligatori il libro giornale e inventari per la contabilità semplificata, l'imprenditore non ha comunque assolto all'onere della prova fallimento, non dimostrando il mancato superamento delle soglie dimensionali con la documentazione prodotta, ritenuta incompleta.
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Bancarotta documentale: obblighi del piccolo imprenditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza del 31 gennaio 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un piccolo imprenditore condannato per bancarotta documentale. L'imprenditore sosteneva di non essere obbligato a tenere le scritture contabili in virtù del regime di contabilità semplificata. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il regime fiscale agevolato non esonera dall'obbligo civilistico di tenuta dei libri contabili. La loro omissione, se finalizzata a impedire la ricostruzione del patrimonio, integra il reato.
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Bancarotta documentale: occultare i libri contabili
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale a carico di due soci amministratori. La sentenza chiarisce che l'omessa o irregolare tenuta delle scritture contabili, anche in regime semplificato, integra il reato se finalizzata a occultare la distrazione di beni e a recare pregiudizio ai creditori, rendendo difficoltosa la ricostruzione del patrimonio sociale. La Corte ha ritenuto irrilevante la giustificazione della perdita dei dati per un virus informatico, in quanto non provata.
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Accertamento bancario: no al contraddittorio preventivo
Un contribuente impugnava un avviso di accertamento basato su indagini bancarie per maggiori redditi relativi a tre annualità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per l'accertamento bancario "a tavolino" non è necessario il contraddittorio preventivo né il rispetto del termine dilatorio di 60 giorni. Inoltre, ha confermato che la presunzione legale per cui i versamenti su conto corrente costituiscono ricavi non dichiarati si applica anche ai soggetti in regime di contabilità semplificata, i quali hanno l'onere di fornire la prova contraria.
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Onere della prova fallimento: chi deve dimostrarlo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5919/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore, ribadendo un principio fondamentale: l'onere della prova per dimostrare la non fallibilità spetta sempre al debitore. Anche in regime di contabilità semplificata, la documentazione prodotta deve essere completa e idonea a rappresentare l'intera esposizione debitoria, non solo quella fiscale. La Corte ha ritenuto insufficienti le sole dichiarazioni dei redditi e l'estratto dell'Agenzia delle Entrate, confermando che la mancanza di prove adeguate a carico del debitore legittima la dichiarazione di fallimento.
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Accertamento bancario: legittimo anche per autonomi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la legittimità di un accertamento bancario nei confronti di una professionista. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, stabilendo che la notifica diretta dell'atto da parte dell'Agenzia delle Entrate è valida, che la mera violazione procedurale (come il trattenimento di documenti) senza un danno effettivo non invalida l'accertamento, e che la presunzione legale sui versamenti bancari si applica anche a chi opera in regime di contabilità semplificata.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo emesso dall'Agenzia delle Entrate nei confronti di un'impresa individuale. La contestazione era basata su gravi irregolarità nella tenuta dell'inventario di magazzino, che non era stato raggruppato per categorie omogenee. La Corte ha rigettato sia il ricorso del contribuente, che lamentava vizi di motivazione e violazioni di legge, sia quello incidentale dell'Agenzia. L'ordinanza sottolinea che anche i contribuenti in contabilità semplificata hanno l'obbligo di redigere un inventario analitico e che la mancata osservanza di tale obbligo giustifica il ricorso al metodo induttivo da parte del Fisco.
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Accertamento induttivo per rimanenze: è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17087/2025, ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo a carico di una società in contabilità semplificata che non aveva fornito il dettaglio analitico delle rimanenze di magazzino. La Corte ha ribadito che la sola indicazione del valore globale rende la contabilità inattendibile, giustificando la ricostruzione dei ricavi da parte dell'Agenzia delle Entrate. I motivi di ricorso, ritenuti generici e mal formulati, sono stati dichiarati inammissibili.
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Accertamento induttivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo a carico di un'impresa di commercio di preziosi. La decisione si fonda sulla mancata esibizione del prospetto analitico delle rimanenze di magazzino durante la verifica fiscale, un'omissione considerata grave e tale da rendere inattendibile la contabilità, giustificando così la ricostruzione presuntiva del reddito da parte dell'amministrazione finanziaria. La Corte ha chiarito che tale obbligo sussiste anche per i contribuenti in regime di contabilità semplificata.
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