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Consumo Di Gruppo

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48 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Consumo di gruppo: quando è reato? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per reati legati agli stupefacenti. La difesa, basata sull'ipotesi di consumo di gruppo, è stata respinta poiché non sussistevano i requisiti richiesti dalla giurisprudenza: l'acquisto non era stato concordato né finanziato preventivamente dal gruppo, ma effettuato dal solo imputato che poi avrebbe ceduto la sostanza a un'altra persona, configurandosi come una cessione e non un acquisto collettivo.
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Consumo di gruppo: Cassazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due imputati condannati per reati legati agli stupefacenti. Gli imputati sostenevano la tesi del "consumo di gruppo" per escludere la propria responsabilità penale. La Suprema Corte ha ritenuto che tali argomentazioni, riguardando una valutazione dei fatti, fossero già state correttamente esaminate e respinte nei gradi di merito e che, pertanto, non potessero essere riproposte in sede di legittimità. Di conseguenza, ha confermato la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è microspaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio. La difesa chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che l'offerta di marijuana agli amici fosse gratuita e occasionale. La Corte ha stabilito che l'offerta regolare di sostanze stupefacenti, anche a titolo gratuito in un contesto domestico, integra un'attività di microspaccio incompatibile con la minima offensività richiesta dalla particolare tenuità del fatto.
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Consumo di gruppo: quando non esclude lo spaccio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La difesa basata sul consumo di gruppo è stata respinta perché generica e non provata, confermando la condanna per detenzione ai fini di spaccio di un notevole quantitativo di cocaina.
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Consumo di gruppo: quando è escluso dalla Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. La tesi difensiva basata sul 'consumo di gruppo' viene respinta perché le prove, tra cui la testimonianza dell'acquirente e l'osservazione di uno scambio droga-denaro, indicavano una chiara cessione illecita e non un uso condiviso.
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Consumo di gruppo: Cassazione e limiti alla detenzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La difesa basata sul cosiddetto consumo di gruppo è stata respinta, poiché la quantità (20 dosi di cocaina e 14 di hashish) e la diversità delle sostanze, unite alla strumentazione trovata, sono state ritenute indicative di un'attività diversa dal mero uso personale condiviso.
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Consumo di gruppo: quando diventa cessione di droga?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per cessione di stupefacenti. La sentenza chiarisce che non si può parlare di consumo di gruppo, ma di reato, quando manca un accordo preventivo e un contributo economico da parte di tutti i consumatori. L'acquisto di droga per un'altra persona, anche se a titolo gratuito e amichevole, configura il reato di cessione illecita. La Corte ha inoltre escluso la particolare tenuità del fatto a causa delle modalità della condotta.
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Droga parlata: intercettazioni sufficienti a condannare?
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione di stupefacenti a fini di spaccio nei confronti di tre individui, basata principalmente sulle intercettazioni telefoniche e ambientali. Nel riassunto del caso emerge come la cosiddetta 'droga parlata' sia stata ritenuta prova sufficiente, anche in assenza di un sequestro fisico della sostanza. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, ribadendo che l'interpretazione logica e rigorosa del linguaggio criptico usato dagli imputati da parte del giudice di merito costituisce piena prova del reato.
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