Quattro amministratori, già condannati per reati fallimentari legati a due diverse società, presentano ricorso in Cassazione. Contestano la competenza del tribunale e l'applicazione delle norme sulla bancarotta. La Suprema Corte, tuttavia, respinge le loro argomentazioni, giudicandole generiche e basate su una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità. La sentenza sancisce l'inammissibilità del ricorso per bancarotta, rendendo la condanna definitiva. Gli amministratori vengono inoltre condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro. La decisione ribadisce che il ricorso in Cassazione deve fondarsi su precise violazioni di legge, non su semplici contestazioni fattuali.
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