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Confisca Di Prevenzione — Anno 2024

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166 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Confisca Di Prevenzione

Provvedimenti

Impugnazione revoca confisca: appello, non cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce che per una decisione su un'istanza di revoca di una confisca di prevenzione, emessa sotto la vigenza della Legge 1423/1956, il corretto rimedio processuale è l'appello e non il ricorso per cassazione. In applicazione del principio di conservazione degli atti giuridici (favor impugnationis), la Corte ha riqualificato l'impugnazione errata, disponendo la trasmissione degli atti alla competente Corte d'Appello.
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Revoca confisca: i debiti fiscali non si estinguono
Una società, le cui quote erano state confiscate e poi restituite a seguito della revoca della misura di prevenzione, si opponeva a una cartella esattoriale per IVA non versata durante il periodo di amministrazione giudiziaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che la revoca della confisca ha effetto retroattivo (ex tunc). Di conseguenza, l'estinzione del debito per 'confusione' (quando creditore e debitore coincidono) viene meno, e l'obbligazione tributaria 'rivive' in capo alla società, che è tenuta al pagamento.
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Crediti e confisca: la buona fede del creditore
La Corte di Cassazione, con la sentenza 43700/2024, analizza i ricorsi di diversi creditori esclusi dallo stato passivo a seguito di una confisca di prevenzione. La Corte ribadisce che per la tutela dei crediti e confisca, il creditore deve dimostrare sia la propria buona fede sia la non strumentalità del credito rispetto alle attività illecite del soggetto proposto. La sentenza annulla con rinvio le decisioni in cui la valutazione della buona fede è risultata apodittica, mentre conferma il rigetto dei ricorsi dove emergono chiari indici di anomalia negoziale o di mancata diligenza da parte del creditore.
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Confisca di prevenzione: beni e aziende confiscate
La Corte di Cassazione ha confermato un provvedimento di confisca di prevenzione su un ingente patrimonio, inclusi immobili e società, riconducibile a un imprenditore deceduto, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale dell'imprenditore si estendeva a tutto il suo percorso imprenditoriale, giustificando la confisca dei beni ritenuti frutto di attività illecite o asservite agli interessi del clan, anche se intestati a familiari e terzi.
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Misure di prevenzione: la Cassazione decide su confisca
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi proposti da alcuni imprenditori e dai loro familiari avverso un decreto di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando la confisca dei beni e chiarendo importanti principi in materia di pericolosità sociale e di correlazione tra l'accusa e la decisione del giudice. La sentenza ribadisce che la confisca di prevenzione è autonoma rispetto al sequestro penale e può basarsi su una valutazione della pericolosità sociale generica, anche se la proposta iniziale si fondava su una pericolosità qualificata (mafiosa).
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Confisca di prevenzione: Cassazione su pericolosità
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di diversi soggetti contro un decreto di confisca di prevenzione. La sentenza ribadisce che la pericolosità sociale, presupposto della misura, può essere accertata anche sulla base di atti di procedimenti penali non conclusi, data l'autonomia del giudizio di prevenzione rispetto a quello penale. Viene inoltre confermata la legittimità della confisca per equivalente quando i beni illeciti non sono più reperibili, e si chiarisce che per i reati permanenti non si viola il principio di irretroattività se la condotta prosegue sotto la vigenza della nuova norma.
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