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Concorso Di Reati

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195 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concorso di reati: quando la droga è la stessa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20917/2025, affronta il tema del concorso di reati in materia di stupefacenti. Un imputato, condannato per molteplici episodi di spaccio, sosteneva l'unicità della condotta. La Corte ha respinto il ricorso su questo punto, chiarendo che diverse cessioni di droga, anche se ravvicinate, costituiscono reati separati se manca una contiguità temporale e un'unica azione. Ha tuttavia parzialmente annullato la sentenza per ricalcolare la pena relativa a un singolo episodio, la cui natura di sostanza stupefacente non era stata provata con certezza.
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Concorso di reati: Cassazione e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore, confermando la sussistenza di un concorso di reati tra diverse fattispecie criminose. La Corte ha ritenuto l'appello manifestamente infondato poiché non era applicabile il principio di specialità che avrebbe potuto unificare i reati in un'unica fattispecie. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sottrazione fraudolenta: le ritenute d’acconto contano
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27710/2025, ha stabilito che il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte (art. 11, D.Lgs. 74/2000) si configura anche per il mancato versamento delle ritenute d'acconto, in quanto queste rientrano nel concetto di "imposte sui redditi". La Corte ha inoltre confermato la possibilità di concorso tra questo reato e quello di bancarotta fraudolenta, poiché tutelano beni giuridici diversi. La maggior parte dei ricorsi è stata dichiarata inammissibile, confermando le condanne, mentre per una posizione è stato disposto l'annullamento con rinvio per la sola valutazione delle attenuanti e della sospensione della pena.
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Concorso di reati associativi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si pronuncia su un complesso caso di criminalità organizzata, affrontando la questione del concorso di reati associativi tra associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.) e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti (art. 74 D.P.R. 309/90). La sentenza impugnata viene parzialmente annullata con rinvio, poiché la Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione che giustificava la doppia condanna. Per la Cassazione, affinché i due reati possano concorrere, è necessario dimostrare l'esistenza di un assetto organizzativo autonomo e specificamente dedicato al narcotraffico, distinto da quello dell'associazione mafiosa principale, onere probatorio non soddisfatto nel caso di specie.
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Concorso ricettazione e art. 474 c.p.: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un venditore ambulante condannato per ricettazione di sciarpe contraffatte. La sentenza stabilisce un principio chiave sul concorso ricettazione e commercio di prodotti falsi (art. 474 c.p.), affermando che i due reati possono coesistere in quanto descrivono condotte diverse e non sussiste tra loro un rapporto di specialità. Il ricorso è stato giudicato generico e meramente ripetitivo dei motivi d'appello.
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Falsa dichiarazione concorso pubblico: le conseguenze
Un candidato ha presentato una falsa dichiarazione in un concorso pubblico per un posto di agente di polizia municipale, omettendo precedenti penali. Condannato per falso ideologico e truffa, ha fatto ricorso in Cassazione. La Corte ha confermato la condanna, stabilendo che la truffa si perfeziona con l'assunzione e che il reato di falso non viene assorbito da quello di truffa.
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Commercio prodotti contraffatti e ricettazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per commercio prodotti contraffatti. La Corte stabilisce che tale reato può concorrere con la ricettazione e che la sua configurabilità non dipende dalla capacità del falso di trarre in inganno l'acquirente, poiché il bene giuridico tutelato è la fede pubblica e non il patrimonio del singolo.
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Concorso associazione mafiosa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato, confermando la misura di custodia cautelare in carcere per reati associativi. La sentenza stabilisce che il concorso tra associazione mafiosa e associazione finalizzata al narcotraffico è configurabile quando le due organizzazioni, pur collegate, presentano distinte strutture organizzative e soggettive. Viene inoltre chiarito che l'omessa valutazione di una memoria difensiva da parte del Tribunale del riesame non causa nullità automatica, ma un vizio di motivazione da dimostrare in concreto.
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Resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio: il concorso
La Corte di Cassazione conferma la condanna di tre persone per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e oltraggio. La sentenza chiarisce che l'oltraggio non viene assorbito dalla resistenza quando le frasi offensive e minacciose sono finalizzate a opporsi all'atto d'ufficio, come il sequestro di un veicolo. In tal caso, i due reati concorrono.
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Sostituzione di persona: concorso con altri reati
Un soggetto, condannato per aver utilizzato buoni spesa contraffatti e documenti di identità altrui, ha impugnato la sentenza sostenendo che il reato di sostituzione di persona dovesse essere assorbito in quello, più grave, di contraffazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che i due reati possono concorrere. La Corte ha stabilito che la presentazione di un documento altrui e la falsa attribuzione di generalità costituiscono una condotta autonoma che lede un bene giuridico distinto (l'affidabilità dell'identificazione personale) rispetto a quello protetto dalla norma sulla contraffazione (la genuinità dei sigilli di un ente pubblico).
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Resistenza a pubblico ufficiale: quando si ha concorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e danneggiamento. La sentenza stabilisce che il reato di resistenza non assorbe gli altri due quando la violenza supera il minimo necessario per opporsi all'atto d'ufficio. Inoltre, è stata confermata l'applicazione dell'aggravante specifica per le lesioni a un agente di polizia, poiché tutela un bene giuridico distinto e rafforzato rispetto alla generica figura del pubblico ufficiale.
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Ricettazione e uso indebito: i reati concorrono
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due imputati condannati per reati connessi a carte di credito. La Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, confermando un principio fondamentale: il reato di ricettazione di una carta di credito e il suo successivo uso indebito sono due crimini distinti che concorrono tra loro. La decisione ha inoltre ribadito che la reiterazione in Cassazione di motivi già respinti in appello rende il ricorso inammissibile e che i precedenti penali possono giustificare il diniego delle attenuanti generiche.
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Concorso tra rapina e lesioni: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina impropria e lesioni personali. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: la violenza utilizzata per commettere la rapina assorbe il reato di percosse, ma non quello di lesioni personali. Di conseguenza, è corretto il concorso tra rapina e lesioni, con l'imputato che risponde penalmente per entrambi i delitti.
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Concorso di reati: ricettazione e uso illecito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando il principio del concorso di reati tra la ricettazione di strumenti di pagamento e il loro successivo indebito utilizzo. La Corte ha stabilito che non vi è assorbimento, ma un concorso materiale tra le due distinte ipotesi di reato, seguendo un orientamento giurisprudenziale consolidato.
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Riconoscimento fotografico: la Cassazione ne conferma la validità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per truffa e sostituzione di persona. L'ordinanza ribadisce la piena validità probatoria del riconoscimento fotografico, equiparandolo a una testimonianza, e conferma la possibilità di concorso tra i due reati, in quanto tutelano beni giuridici diversi (la fede pubblica e il patrimonio). La Corte ha inoltre respinto le lamentele sulla pena, in quanto questioni di merito non ammissibili in sede di legittimità.
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