Le forze dell'ordine rinvengono un chilogrammo di marijuana, materiale per il confezionamento e una somma di denaro nell'abitazione condivisa tra una donna, suo figlio e l'anziana madre. Il figlio si assume subito l'esclusiva responsabilità della detenzione della sostanza stupefacente. Nonostante ciò, il giudice applica alla donna la custodia cautelare in carcere, ipotizzando una sua partecipazione allo spaccio sulla base di una semplice comparazione visiva della calligrafia su alcuni fogli contabili. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e dispone l'immediata liberazione dell'indagata. I giudici supremi confermano il principio della connivenza non punibile: la mera convivenza con chi delinque e la consapevolezza passiva dell'illecito non costituiscono reato in mancanza di un effettivo contributo materiale o morale.
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