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Concordato Sulla Pena

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70 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Concordato sulla pena: limiti al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due imputati contro una sentenza di appello emessa a seguito di concordato sulla pena. I ricorrenti contestavano la mancata applicazione dell'art. 129 c.p.p. e la determinazione della sanzione. La Suprema Corte ha stabilito che tali doglianze non sono ammissibili quando le parti hanno liberamente aderito a un accordo sulla sanzione, precludendo così la possibilità di rimettere in discussione i termini del patto in sede di legittimità.
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Concordato sulla pena: limiti al ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato che contestava il trattamento sanzionatorio stabilito in appello. Poiché la pena era stata determinata tramite il rito del concordato sulla pena, la legge limita drasticamente i motivi di impugnazione. La Suprema Corte ha stabilito che le doglianze sollevate non rientravano tra quelle consentite per questo rito speciale, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato sulla pena in appello: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver stipulato un concordato sulla pena in appello con rinuncia ai motivi principali, ha tentato di contestare la sanzione in sede di legittimità. La decisione conferma che l'accordo limita i poteri del giudice e preclude ulteriori impugnazioni sui punti concordati.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato dopo un concordato in appello. L'accordo sulla pena, infatti, limita il potere del giudice e preclude la possibilità di sollevare vizi di motivazione su punti già oggetto di rinuncia esplicita delle parti.
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Ricorso personale: inammissibilità e conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso personale presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d'Appello che aveva rideterminato la sua pena. La decisione si basa sulla modifica dell'art. 613 c.p.p. che, a seguito della legge n. 103/2017, esclude la possibilità per l'imputato di impugnare personalmente la sentenza, richiedendo l'assistenza di un difensore. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concorso in estorsione: la prova della consapevolezza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per danneggiamento a seguito di incendio e tentata estorsione con l'aggravante del metodo mafioso. La sentenza analizza il tema del concorso in estorsione, sottolineando come la consapevolezza della finalità illecita da parte di un concorrente possa essere desunta da elementi logici e dal suo comportamento successivo al reato, senza necessità di una rilettura dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Viene inoltre confermato che il concordato sulla pena in appello preclude la possibilità di un successivo ricorso per cassazione.
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Associazione per delinquere: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di vari imputati condannati per associazione per delinquere finalizzata al narcotraffico. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi basati su un patteggiamento in appello e ha annullato per prescrizione alcune condanne, ricalcolando la pena per un imputato e confermando la sua partecipazione stabile all'organizzazione criminale.
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Ricorso inammissibile: accordo sulla pena in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile poiché l'imputato aveva precedentemente accettato un 'concordato sulla pena' in appello ai sensi dell'art. 599-bis c.p.p. Tale accordo, che comporta la rinuncia ad altri motivi di impugnazione in cambio di uno sconto di pena, ha un effetto preclusivo che impedisce di presentare ulteriori ricorsi per le questioni rinunciate. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso Cassazione: inammissibile dopo patteggiamento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato da un imputato avverso una sentenza della Corte d'Appello. La decisione si fonda sul fatto che l'imputato aveva precedentemente aderito a un 'concordato sulla pena' in appello, rinunciando ai motivi di gravame. Tale rinuncia, secondo la Suprema Corte, ha un effetto preclusivo che si estende anche al giudizio di legittimità, rendendo impossibile contestare nuovamente le questioni oggetto dell'accordo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Patto in appello: no ricorso in Cassazione
Un imputato, dopo aver ottenuto una riduzione della pena tramite un 'patto in appello' e aver rinunciato ad altri motivi di ricorso, ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che l'accordo ex art. 599-bis c.p.p. ha un effetto preclusivo che impedisce di contestare le questioni oggetto di rinuncia. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Concordato in appello: l’appello in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver raggiunto un concordato in appello sulla pena ai sensi dell'art. 599 bis c.p.p. e aver rinunciato agli altri motivi, aveva comunque impugnato la decisione. Secondo la Corte, l'accordo ha un effetto preclusivo sull'intero processo, compreso il giudizio di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza d'appello basata su un concordato in appello. La rinuncia ai motivi di appello in cambio di una riduzione della pena preclude la possibilità di un successivo ricorso per Cassazione sulle questioni rinunciate.
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Ricorso inammissibile dopo concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da alcuni imputati che avevano precedentemente accettato un "concordato sulla pena" in appello. La Suprema Corte ha chiarito che l'accordo ex art. 599-bis c.p.p. implica una rinuncia ai motivi di impugnazione, un atto che preclude la possibilità di presentare un successivo ricorso per cassazione. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile dopo concordato in appello
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una condanna per usura ed estorsione. L'imputato, dopo un concordato in appello sulla pena, aveva rinunciato agli altri motivi, rendendo il successivo ricorso per vizio di motivazione non consentito.
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Giudizio di rinvio: i poteri del giudice penale
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza emessa in sede di giudizio di rinvio, chiarendo i limiti dei poteri del giudice. La Corte ha stabilito che il giudice del rinvio è vincolato ai principi di diritto fissati nella precedente sentenza di annullamento e non può discostarsene. Nello specifico, la mancata riduzione della pena dopo l'esclusione di un'aggravante e l'ingiustificato rigetto di un accordo sulla pena hanno portato a un nuovo annullamento con rinvio ad altra Corte d'Appello.
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Ricusazione del giudice: il no della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la ricusazione del giudice di appello. I giudici avevano rigettato una richiesta di concordato sulla pena, motivando la decisione. Secondo la difesa, tale motivazione costituiva un'anticipazione di giudizio. La Cassazione ha chiarito che il rigetto del concordato è un atto funzionale previsto dalla legge che non crea incompatibilità, poiché avviene nella stessa fase processuale del giudizio di merito (principio di 'incompatibilità endofasica').
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Ricusazione del giudice: quando è infondata in appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la ricusazione del giudice d'appello. La richiesta si basava su precedenti decisioni dello stesso collegio, tra cui il rigetto di richieste di patteggiamento per co-imputati e una pronuncia in un diverso procedimento a carico del ricorrente. La Suprema Corte ha ribadito che tali atti, compiuti all'interno della stessa fase processuale (principio di 'incompatibilità endofasica') o riguardanti fatti storici diversi, non costituiscono una anticipazione di giudizio e non compromettono l'imparzialità del giudice.
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Ricusazione del giudice: no se rigetta il concordato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la ricusazione del giudice d'appello. La richiesta era motivata dal fatto che il giudice, nel rigettare una proposta di concordato sulla pena, aveva espresso valutazioni che, secondo la difesa, anticipavano il giudizio finale. La Suprema Corte ha chiarito che il rigetto del concordato è un atto interno alla stessa fase processuale e non costituisce una indebita manifestazione di convincimento, escludendo così i presupposti per la ricusazione del giudice.
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Ricorso per cassazione inammissibile: le regole
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per cassazione proposto da due imputati condannati per rapina pluriaggravata. La decisione chiarisce che l'accordo sulla pena raggiunto in appello (c.d. concordato) preclude la possibilità di contestare successivamente il trattamento sanzionatorio. Inoltre, viene ribadito che la rinuncia a un motivo d'appello impedisce di riproporlo in sede di legittimità, consolidando l'inammissibilità del gravame.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce che il ricorso proposto dall'imputato è inammissibile se basato su motivi a cui aveva precedentemente rinunciato tramite un accordo sulla pena, noto come 'concordato in appello' (ex art. 599 bis c.p.p.). La Corte ha stabilito che tale accordo ha un effetto preclusivo, impedendo di sollevare nuovamente le stesse questioni nel successivo grado di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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