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Compensatio Lucri Cum Damno

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135 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessione ramo azienda e reintegra del lavoratore
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di una cessione ramo azienda operata da una nota società di telecomunicazioni. Il lavoratore, nonostante il trasferimento, ha ottenuto il diritto al ripristino del rapporto con la società cedente e al pagamento delle retribuzioni maturate. La Corte ha stabilito che lo status di pensionato non impedisce la reintegrazione né consente di ridurre il risarcimento, poiché la pensione non è considerata un guadagno sostitutivo derivante dalla stessa capacità lavorativa.
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Cessione ramo azienda e pensione: la guida legale
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un lavoratore coinvolto in una cessione ramo azienda dichiarata illegittima. Nonostante il dipendente avesse iniziato a percepire la pensione di anzianità, la Corte ha stabilito che tale circostanza non estingue il rapporto di lavoro con l'azienda cedente né impedisce il ripristino del contratto. L'incompatibilità tra pensione e reddito da lavoro rileva solo sul piano previdenziale e non incide sulla validità del vincolo contrattuale. Tuttavia, il diritto alle retribuzioni arretrate decorre solo dalla formale messa in mora del datore di lavoro.
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Ingiusta detenzione: limiti al risarcimento danni
La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della richiesta di risarcimento per lucro cessante avanzata da un cittadino in un caso di ingiusta detenzione. Nonostante l'assoluzione finale, il ricorrente non ha fornito prove documentali certe sui mancati guadagni lavorativi, presentando solo conteggi di parte. La Corte ha inoltre rilevato la presenza di vantaggi economici indiretti ottenuti dal nucleo familiare del ricorrente grazie a condotte opache emerse durante l'indagine, applicando il principio della compensazione tra vantaggi e danni per escludere ulteriori indennizzi oltre a quello base già liquidato.
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Responsabilità del commercialista: verifica detrazioni
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità del commercialista sussiste qualora il professionista ometta di verificare i presupposti legali per le detrazioni fiscali inserite nella dichiarazione dei redditi. Nel caso analizzato, i contribuenti avevano subito sanzioni a causa della mancanza di comunicazioni obbligatorie per interventi edilizi. La Corte ha chiarito che, anche se il professionista non ha gestito l'iter burocratico iniziale, l'incarico di redazione della dichiarazione comporta l'obbligo di riscontrare la documentazione necessaria per evitare sanzioni, applicando la diligenza professionale richiesta dalla legge.
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Compensatio lucri cum damno: danni da talidomide
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione del principio della compensatio lucri cum damno per i danni derivanti dall'assunzione di talidomide. Una cittadina chiedeva il risarcimento al Ministero della Salute, ma i giudici hanno stabilito che l'indennizzo mensile vitalizio già percepito deve essere scomputato dal risarcimento complessivo per evitare un ingiustificato arricchimento del danneggiato.
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Compensatio lucri cum damno: deducibile l’indennizzo
La Corte di Cassazione conferma che l'indennizzo assicurativo percepito dal danneggiato deve essere sempre detratto dal risarcimento dovuto dal responsabile. Questo principio, noto come compensatio lucri cum damno, non è soggetto a preclusioni processuali. La prova del pagamento può quindi essere introdotta anche nel giudizio di appello, poiché il risarcimento non deve mai trasformarsi in una fonte di guadagno per la vittima.
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Diritto di parcheggio: risarcimento senza proprietà?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33122/2023, ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva concesso un risarcimento per il mancato utilizzo di un posto auto, pur avendo negato agli acquirenti sia il diritto di proprietà che quello di uso sull'area. La Suprema Corte ha ravvisato una 'motivazione apparente' e contraddittoria, chiarendo che il risarcimento del danno presuppone l'esistenza di un titolo giuridico violato, e ha affermato principi importanti in materia di diritto di parcheggio e onere della motivazione per i giudici.
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Trasferimento ramo d’azienda: obblighi del cedente
La Cassazione conferma che in caso di trasferimento ramo d'azienda illegittimo, l'obbligo del datore di lavoro cedente che non ottempera all'ordine di reintegra ha natura retributiva e non risarcitoria. Di conseguenza, non è possibile detrarre quanto percepito dal lavoratore presso il cessionario. L'obbligo di pagare l'intera retribuzione sorge dalla mora del creditore (datore di lavoro).
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Compensatio lucri cum damno: pensione non detraibile
Un dirigente pubblico, collocato a riposo prima del tempo, ha contestato la decisione di sottrarre la pensione percepita dal risarcimento del danno. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30783/2023, ha stabilito che la pensione non può essere detratta, in quanto non deriva dall'atto illecito del datore di lavoro, ma da requisiti legali autonomi, chiarendo i limiti del principio della compensatio lucri cum damno.
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Compensatio lucri cum damno: la Cassazione decide
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per ottenere il risarcimento dei danni derivanti dal ritardo nella corresponsione dell'indennità di posizione. La Corte di Cassazione, applicando il principio della compensatio lucri cum damno, ha parzialmente annullato la decisione dei giudici di merito. Ha stabilito che l'eventuale aumento dell'indennità di risultato percepita dal dirigente, derivante dalla riallocazione dei fondi non spesi, deve essere sottratto dall'ammontare del danno risarcibile.
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Compensatio lucri cum damno: la Cassazione decide
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'Azienda Sanitaria per il risarcimento del danno derivante dalla mancata 'pesatura' del suo incarico, che gli ha impedito di percepire la retribuzione variabile. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo l'inadempimento dell'ente, ha cassato la sentenza d'appello. Il motivo è la mancata applicazione del principio di compensatio lucri cum damno: i giudici di merito avrebbero dovuto verificare se le somme non erogate fossero confluite nel fondo per la retribuzione di risultato, generando un vantaggio per il dipendente da detrarre dal risarcimento.
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Compensatio lucri cum damno e retribuzione variabile
Un dirigente medico ha richiesto il risarcimento del danno a un'azienda sanitaria per la mancata corresponsione della retribuzione di posizione variabile. L'ente si è difeso sostenendo che tali somme erano confluite nel fondo per la retribuzione di risultato, avvantaggiando il dirigente. La Corte di Cassazione ha accolto questo specifico motivo di ricorso, basato sul principio della compensatio lucri cum damno, cassando la sentenza d'appello e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Risarcimento dirigente medico: l’obbligo della P.A.
La Corte di Cassazione conferma il diritto al risarcimento per un dirigente medico a causa del ritardo di un'Azienda Sanitaria nel completare la procedura di graduazione degli incarichi dirigenziali. Tale inadempimento ha impedito al dirigente di percepire la retribuzione variabile, configurando un danno da "perdita di chance". La Corte ha rigettato le difese dell'ente, che invocava la complessità della procedura e un presunto accordo individuale, stabilendo che l'onere di provare la non imputabilità del ritardo spetta alla Pubblica Amministrazione. Viene così ribadito il principio secondo cui la P.A. è tenuta a risarcire i danni derivanti dalla propria inerzia.
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Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per il mancato pagamento della retribuzione variabile. La Corte di Cassazione, applicando il principio della compensatio lucri cum damno, ha stabilito che il giudice di merito deve verificare se il medico abbia ottenuto un vantaggio economico indiretto (un aumento della retribuzione di risultato) a causa dell'inadempimento dell'azienda. Questo vantaggio, se accertato, deve essere detratto dal risarcimento del danno.
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Mancata pesatura incarichi: Diritto al risarcimento
Una dirigente medico ha ottenuto il risarcimento del danno da un'Azienda Sanitaria per la mancata pesatura degli incarichi dirigenziali. La Cassazione ha confermato la condanna, rigettando le difese dell'ente pubblico sulla presunta non imputabilità del ritardo e su un'asserita accettazione di una retribuzione unificata. L'ente datore di lavoro ha l'obbligo di completare le procedure di valutazione, e il suo inadempimento genera il diritto al risarcimento per la perdita di chance del lavoratore di percepire la retribuzione variabile.
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Retribuzione variabile: obblighi del datore di lavoro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un'Azienda Sanitaria per non aver corrisposto la retribuzione variabile a una dirigente. L'inadempimento dell'obbligo di 'pesatura' degli incarichi, anche se complesso, costituisce una violazione contrattuale che dà diritto al risarcimento del danno per perdita di chance.
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Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un'azienda sanitaria non ha effettuato la valutazione degli incarichi dirigenziali, causando un danno economico a un medico che non ha percepito la retribuzione variabile. La Corte di Cassazione ha stabilito che dal risarcimento va detratto l'eventuale vantaggio ottenuto dal medico attraverso l'aumento della retribuzione di risultato, finanziata con i fondi non erogati, applicando il principio della compensatio lucri cum damno. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per la verifica di tale circostanza.
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Compensatio lucri cum damno: il danno è escluso?
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio un ente sanitario per il mancato pagamento della retribuzione variabile. L'ente ha eccepito la cosiddetta 'compensatio lucri cum damno', sostenendo che le somme non pagate erano confluite nel fondo per la retribuzione di risultato, di fatto già percepita dal dipendente. La Corte di Cassazione ha accolto questo specifico motivo, stabilendo che il vantaggio economico ottenuto dal lavoratore a seguito dello stesso inadempimento deve essere considerato nella quantificazione del danno, potendo anche azzerarlo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per questa verifica.
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Omessa graduazione SSN: risarcimento per il dirigente
Un dirigente medico ha citato in giudizio un'azienda sanitaria pubblica per non aver effettuato la graduazione delle funzioni dirigenziali, impedendogli di percepire la parte variabile della retribuzione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna dell'azienda al risarcimento del danno. L'inerzia della Pubblica Amministrazione configura un inadempimento che legittima il dirigente a chiedere un risarcimento per la perdita della possibilità (chance) di ottenere l'emolumento, danno che può essere liquidato dal giudice in via equitativa.
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Compensatio lucri cum damno nel pubblico impiego
Un dirigente medico ha citato in giudizio l'azienda sanitaria di appartenenza per il mancato pagamento di una parte variabile della sua retribuzione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 28243/2023, ha stabilito che dal risarcimento del danno va detratto l'eventuale vantaggio economico ottenuto dal dipendente a causa dello stesso inadempimento (come l'aumento della retribuzione di risultato), applicando il principio di compensatio lucri cum damno. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per ricalcolare il danno effettivo.
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