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Comando

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36 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Indennità di sostituzione: no allo stipendio pieno
Una dirigente medico ha sostituito per anni un collega in comando, chiedendo la retribuzione piena. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27241/2024, ha stabilito che in questi casi spetta solo l'indennità di sostituzione prevista dal CCNL, e non la retribuzione superiore, anche se l'incarico si protrae oltre i termini previsti. La Corte ha chiarito che la sostituzione non configura lo svolgimento di mansioni superiori per la dirigenza sanitaria.
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Inquadramento dipendente pubblico: le regole speciali
Una dipendente pubblica, trasferita da un'amministrazione scolastica a un ruolo speciale presso un'altra amministrazione statale, ha richiesto un superiore inquadramento professionale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le procedure speciali di reclutamento prevalgono sulle norme generali di mobilità. La decisione sottolinea come l'inquadramento dipendente pubblico, in tali contesti, si basi sulla normativa specifica della procedura e sulla professionalità acquisita nel nuovo ruolo, non su quella di provenienza.
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Indennità personale distaccato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due dipendenti pubblici che chiedevano un'indennità per l'uso prolungato del computer mentre erano in servizio presso un altro ente. L'Ente datore di lavoro si opponeva, ma la Corte ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La decisione conferma il diritto all'indennità personale distaccato, sottolineando che non si possono introdurre nuove questioni in Cassazione e che la valutazione delle prove spetta ai giudici di merito.
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Indennità di rischio: diritto anche in distacco
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di alcuni dipendenti pubblici, in servizio presso altri enti in regime di distacco, a percepire l'indennità di rischio e di disagio per l'uso prolungato del computer. L'ente pubblico di appartenenza aveva presentato ricorso, sostenendo di non essere il soggetto tenuto al pagamento e contestando le prove fornite. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il lavoratore può agire contro l'ente titolare del rapporto di lavoro e che le contestazioni dell'ente erano troppo generiche per invalidare le prove del diritto dei lavoratori.
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Mantenimento trattamento economico nel pubblico impiego
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'Amministrazione pubblica, confermando il diritto di una dipendente, trasferita da un ente partecipato tramite una procedura speciale di reclutamento, al mantenimento del trattamento economico complessivo goduto in precedenza. La decisione si fonda sull'interpretazione del termine 'corrispondente' usato dal legislatore, che impone un'equiparazione non solo della retribuzione base ma dell'intero assetto economico, respingendo la tesi restrittiva dell'Amministrazione.
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Retribuzione dipendente in comando: chi paga?
La Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di un dipendente pubblico in comando, l'obbligo di corrispondere l'intera retribuzione, inclusi gli straordinari, spetta all'amministrazione di appartenenza. Quest'ultima rimane l'unico datore di lavoro formale e il soggetto legittimato passivo nell'azione legale del lavoratore. La norma che prevede il rimborso da parte dell'ente utilizzatore regola esclusivamente i rapporti interni tra le due amministrazioni e non incide sul diritto del dipendente a ricevere il proprio stipendio dall'ente di provenienza.
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Comando Pubblico Impiego: non si perde l’incarico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28902/2025, ha stabilito un principio fondamentale per i dirigenti pubblici: il 'comando pubblico impiego' presso un'altra amministrazione non comporta la perdita automatica dell'incarico originario. La Corte ha chiarito la netta distinzione tra il comando, istituto temporaneo e reversibile, e la mobilità volontaria, che implica un trasferimento definitivo. Di conseguenza, è stata annullata la decisione di un'azienda sanitaria che aveva dichiarato cessato l'incarico di un proprio dirigente solo perché aveva accettato un'assegnazione temporanea presso un'altra struttura.
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Assegnazione temporanea: no priorità al trasferimento
Una dipendente pubblica in assegnazione temporanea per assistere la figlia minore ha richiesto il trasferimento definitivo con priorità presso l'ente ospitante, equiparando la sua posizione a quella del 'comando'. La Corte di Cassazione ha respinto tale interpretazione, chiarendo che la priorità nel trasferimento è riservata solo ai casi di mobilità (comando o fuori ruolo) disposti nell'interesse primario della Pubblica Amministrazione, e non a quelli, come l'assegnazione temporanea per motivi familiari, richiesti nell'interesse del lavoratore.
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Inquadramento dipendenti pubblici: il ruolo speciale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di lavoratori, ex dipendenti di un'amministrazione autonoma dello Stato, che chiedevano l'inquadramento dipendenti pubblici nei ruoli del Ministero dell'Economia e delle Finanze. La Corte ha stabilito che il loro inserimento in un "ruolo ad esaurimento" era di natura provvisoria e non equivaleva a un posto di ruolo nell'organico del Ministero. Pertanto, la loro posizione è regolata da una disciplina speciale che prevedeva il loro trasferimento definitivo presso gli enti dove erano stati ricollocati, senza possibilità di rientro al Ministero.
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Indennità di presidenza: spetta al dipendente in comando?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4390/2024, ha stabilito che al dipendente pubblico in posizione di comando non spetta l'indennità di presidenza prevista dall'amministrazione di appartenenza. Tale emolumento è qualificato come trattamento economico accessorio, la cui erogazione è a carico dell'amministrazione di destinazione e soggetta alla sua specifica contrattazione collettiva. La Corte ha quindi rigettato il ricorso di una dipendente, confermando che il trattamento fondamentale resta a carico dell'ente di origine, mentre quello accessorio segue le regole dell'ente presso cui si presta servizio.
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Posizione organizzativa: ricorso inammissibile
Un dipendente pubblico si vede revocare la propria posizione organizzativa a seguito di un comando temporaneo presso un'altra società. La Corte d'Appello accoglie la sua domanda, ritenendo la revoca illegittima. L'ente pubblico ricorre in Cassazione, ma il ricorso viene dichiarato inammissibile. La Suprema Corte chiarisce che la violazione di accordi collettivi regionali e di regolamenti interni non costituisce un motivo valido per il ricorso, a meno che non si denunci specificamente la violazione dei canoni legali di interpretazione contrattuale, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Comando dipendente pubblico: chi è responsabile?
Un dipendente di un'agenzia pubblica, in comando dipendente pubblico presso una società privata, ha citato l'agenzia per demansionamento. La Cassazione ha ribaltato le decisioni precedenti, affermando che l'amministrazione di appartenenza mantiene la legittimazione passiva e la responsabilità sulla gestione del rapporto di lavoro, inclusi gli oneri economici derivanti da un eventuale demansionamento.
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Trasferimento personale pubblico: il consenso non serve
La Corte di Cassazione ha stabilito che nel trasferimento personale pubblico a un gestore privato di servizi, come quello idrico, il passaggio del rapporto di lavoro avviene automaticamente per legge ('ope legis') per garantire la continuità occupazionale. Il consenso del lavoratore non è necessario e un suo eventuale rifiuto a un'offerta di assunzione antecedente al trasferimento è irrilevante. La sentenza chiarisce la natura necessitata di tale passaggio, finalizzato alla salvaguardia dei diritti dei lavoratori nel processo di esternalizzazione.
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Indennità aggiuntiva: diritto anche senza trasferimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico, provvisoriamente assegnato a un altro ente senza un trasferimento definitivo, mantiene il diritto a percepire l'indennità aggiuntiva dal fondo di previdenza dell'amministrazione di origine. Il servizio prestato in 'comando' è valido ai fini del calcolo del TFR e dei benefici accessori, poiché il rapporto di lavoro con l'ente di appartenenza non si interrompe. La Corte ha rigettato il ricorso del fondo di previdenza, che sosteneva il contrario, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Comando dipendente pubblico: nessun risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6279/2025, ha stabilito che la posizione di un dipendente pubblico in comando presso un'altra amministrazione costituisce un interesse legittimo e non un diritto soggettivo. Di conseguenza, la revoca anticipata dell'incarico da parte dell'ente di destinazione non dà diritto al lavoratore di ottenere un risarcimento del danno. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva invece riconosciuto tale diritto, riaffermando che l'interesse primario tutelato è quello dell'ente di destinazione al buon andamento della propria organizzazione.
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Trasferimento dipendenti pubblici: quale contratto si applica?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un trasferimento di dipendenti pubblici da un'amministrazione statale a una regionale. I lavoratori chiedevano l'applicazione di un contratto collettivo più favorevole, sostenendo che la data del loro trasferimento dovesse essere retrodatata all'entrata in vigore della legge di riorganizzazione. La Corte ha stabilito che la data effettiva del trasferimento coincide con quella degli atti formali di inquadramento e non con quella della norma, applicando quindi il contratto collettivo vigente al momento del passaggio formale. Questa ordinanza chiarisce un punto cruciale nel diritto del lavoro pubblico riguardo al trasferimento di dipendenti pubblici.
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