LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Collaboratori Di Giustizia

Pagina 5 di 5

90 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Associazione mafiosa: prova e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia in carcere per il reato di associazione mafiosa. La Corte ha ritenuto sufficienti per la gravità indiziaria le dichiarazioni convergenti di più collaboratori di giustizia, corroborate dalla partecipazione dell'indagato a un grave episodio di violenza. È stato inoltre confermato che la presunzione di pericolosità sociale non può essere superata dal solo tempo trascorso in detenzione per altra causa, in assenza di prove concrete di un distacco dal sodalizio criminale.
Continua »
Collaboratori di giustizia: la valutazione delle prove
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad associazione finalizzata al narcotraffico con metodo mafioso. La decisione si fonda sulla corretta valutazione delle dichiarazioni fornite da diversi collaboratori di giustizia e da un dichiarante chiave, ritenute convergenti, coerenti e riscontrate da altri elementi probatori. La Corte ha sottolineato come la motivazione del Tribunale del riesame fosse completa e logica, respingendo le censure difensive sulla presunta inattendibilità delle fonti.
Continua »
Associazione mafiosa: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro un'ordinanza di custodia cautelare per reati di associazione mafiosa, traffico di droga ed estorsione. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano generici e si limitavano a proporre una rilettura dei fatti, senza individuare vizi logici o giuridici specifici. La decisione ha confermato la validità del quadro indiziario basato su dichiarazioni convergenti di collaboratori di giustizia, intercettazioni e riscontri oggettivi, ribadendo la correttezza della valutazione sulle esigenze cautelari.
Continua »
Gravità indiziaria e associazione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per partecipazione ad associazione finalizzata al narcotraffico. Il ricorso si basava sulla presunta inattendibilità e contraddittorietà delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, che non proverebbero la gravità indiziaria. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la convergenza sostanziale delle dichiarazioni e la continuità della collaborazione dell'indagato con diversi gruppi criminali operanti sul territorio sono sufficienti a dimostrare la sua consapevolezza di partecipare a un sodalizio più ampio, integrando così la gravità indiziaria richiesta per la misura cautelare.
Continua »
Collaboratori di giustizia: la Cassazione fa il punto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per omicidio pluriaggravato nel contesto di una faida tra clan. La sentenza si sofferma sui criteri di valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, confermando la legittimità dell'acquisizione di nuove testimonianze nel giudizio di rinvio e la necessità di una valutazione globale e non frammentaria delle prove. Viene inoltre chiarito come la riduzione di pena per la collaborazione debba essere commisurata all'effettiva utilità e tempestività del contributo fornito alle indagini.
Continua »
Gravità indiziaria: ricorso inammissibile per mafia
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un indagato contro la custodia in carcere per associazione mafiosa. La decisione si fonda sulla corretta valutazione della gravità indiziaria da parte del Tribunale, che ha utilizzato dichiarazioni di collaboratori di giustizia supportate da solidi riscontri esterni. Il ricorso è stato giudicato generico perché non ha contestato specificamente le motivazioni del provvedimento impugnato.
Continua »
Collaboratori di giustizia: la valutazione della prova
Un individuo, condannato per un omicidio avvenuto nel 2001 principalmente sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, presenta ricorso in Cassazione. La difesa contesta la ricostruzione dei fatti, l'attendibilità dei testimoni e diverse decisioni procedurali. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la condanna. I giudici supremi stabiliscono che le corti di merito hanno valutato correttamente le prove e che il ricorso mirava impropriamente a una nuova analisi dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
Continua »
Associazione mafiosa: la prova della partecipazione
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione di tipo mafioso. Il ricorso, basato su presunte contraddizioni nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e sulla mancanza di coinvolgimento in reati specifici, è stato respinto. La Corte ha ritenuto decisiva la presenza di prove oggettive, come le intercettazioni telefoniche, che dimostravano la piena consapevolezza e il contributo attivo dell'indagato alle dinamiche e alle attività criminali del clan, inclusa la preparazione di un omicidio. La sentenza ribadisce che il controllo della Cassazione è limitato alla manifesta illogicità della motivazione, non a un riesame del merito delle prove.
Continua »
Ricorso inammissibile: genericità e custodia cautelare
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile contro un'ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorso è stato giudicato generico perché non ha contestato specificamente le prove a carico, come le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le intercettazioni, né la valutazione sul pericolo di reiterazione del reato.
Continua »
Associazione mafiosa: la prova dai collaboratori
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione mafiosa. La difesa sosteneva l'inattendibilità delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni plurime, convergenti e dettagliate di diversi collaboratori, che si riscontrano a vicenda su episodi specifici, costituiscono gravi indizi di colpevolezza. La partecipazione all'associazione mafiosa, ha ribadito la Corte, richiede un contributo concreto e causale agli scopi del sodalizio, come la gestione del traffico di stupefacenti per conto del clan, e non un mero status di affiliato.
Continua »