LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Coartazione

Pagina 3 di 3

55 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violenza nella rapina: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 44425/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per rapina. La Corte ha ribadito che la violenza nella rapina non si limita all'energia fisica diretta sulla vittima, ma include qualsiasi atto di coartazione, anche solo psichica, che costringa la persona a subire la sottrazione. Inoltre, è stato confermato che il valore esiguo del bene sottratto non esclude l'offensività del reato.
Continua »
Estorsione sul lavoro: quando la minaccia è reato
Due supervisori, sfruttando il loro potere in materia di assunzioni, hanno costretto un lavoratore stagionale a versare somme di denaro e a dichiarare una residenza fittizia sotto la minaccia di non ottenere il lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la loro condanna per estorsione sul lavoro, chiarendo che il reato sussiste anche quando la minaccia riguarda un danno 'immaginario' (come il mancato rinnovo di un contratto a termine), se percepito come reale e coercitivo dalla vittima.
Continua »
Differenza estorsione e truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna per estorsione a carico di un individuo che, fingendosi avvocato, ha costretto una persona a consegnare dei beni preziosi minacciando l'imminente incarcerazione del figlio. L'imputato sosteneva si trattasse di truffa, ma la Corte ha chiarito la fondamentale differenza estorsione e truffa: si ha estorsione quando il male minacciato è presentato come una conseguenza, controllabile da chi minaccia, che pone la vittima di fronte a una scelta obbligata, configurando una vera e propria coartazione della volontà e non una semplice induzione in errore.
Continua »
Violenza privata: quando la minaccia diventa reato
Un venditore online, dopo non aver spedito un cellulare pagato, minaccia di denunciare l'acquirente per stalking al fine di impedirgli di chiedere la restituzione del denaro. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta integra il reato di tentata violenza privata. La sentenza distingue nettamente tra la semplice minaccia e la violenza privata, che si configura quando la minaccia è usata per costringere la vittima a tollerare un'azione o un'omissione ingiusta, come in questo caso la mancata consegna del bene e la perdita dei soldi.
Continua »
Minore gravità violenza sessuale: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che aveva concesso l'attenuante della minore gravità in un caso di violenza sessuale ai danni di una minore. L'imputato, tramite minacce di diffondere immagini intime, aveva costretto la vittima a compiere atti di autoerotismo e a inviargli i video. Secondo la Suprema Corte, la presenza di elementi di particolare gravità come la minore età della vittima, la reiterazione delle minacce e la coartazione a produrre materiale pedopornografico, esclude categoricamente l'applicazione dell'attenuante per minore gravità violenza sessuale. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Estorsione e truffa: la coartazione della volontà
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29379/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato condannato per estorsione. L'imputato sosteneva che il reato dovesse essere riqualificato come truffa aggravata. La Corte ha chiarito la distinzione fondamentale tra estorsione e truffa: nell'estorsione la volontà della vittima è coartata da una minaccia, mentre nella truffa è viziata da un inganno. In questo caso, le minacce reali e concrete hanno costretto la vittima a pagare, configurando pienamente il reato di estorsione. La sentenza ha inoltre confermato la piena validità della testimonianza della persona offesa come unica fonte di prova, se ritenuta attendibile.
Continua »
Concussione consumata: quando il reato è completo
La Cassazione chiarisce i confini della concussione consumata. Due pubblici ufficiali, condannati per aver estorto denaro minacciando di bloccare sussidi di invalidità, hanno visto il loro ricorso respinto. Il reato è stato ritenuto consumato, e non tentato, perché la promessa di pagamento da parte della vittima è avvenuta prima della sua denuncia alla polizia, rendendo irrilevante la successiva collaborazione con le forze dell'ordine per la trappola.
Continua »
Violenza Privata: quando sottrarre le chiavi è reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per violenza privata nei confronti di una donna che, al culmine di una lite, aveva sottratto le chiavi dello scooter alla persona offesa, impedendole di utilizzarlo. La Corte ha ritenuto che la sottrazione delle chiavi, accompagnata da una frase minacciosa, costituisse una coartazione della volontà della vittima, integrando così il reato. Il ricorso, basato sulla presunta inattendibilità della vittima e sulla mancanza di un'effettiva intimidazione, è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Estorsione e truffa: la minaccia fa la differenza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20753/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso, chiarendo la distinzione tra estorsione e truffa. Il caso riguardava un individuo che, con complici, aveva minacciato una donna anziana della perdita del ristorante e della denuncia del figlio per estorcerle denaro. La Corte ha stabilito che si tratta di estorsione perché la vittima ha agito per paura e coercizione, non per un consenso viziato da inganno. La minaccia di un danno, anche immaginario, la cui realizzazione dipende dall'agente, integra la coartazione tipica dell'estorsione.
Continua »
Associazione per delinquere: quando si è complici?
Un soggetto, ritenuto 'stabile acquirente' di stupefacenti, ha impugnato la misura di custodia cautelare sostenendo di essere stato costretto ad agire a causa del regime di monopolio imposto da un'organizzazione criminale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sua partecipazione all'associazione per delinquere. La decisione si fonda sul fatto che l'individuo non era un semplice acquirente, ma uno spacciatore stabile, inserito nell'organigramma, che versava i proventi e riceveva uno stipendio, dimostrando un'adesione volontaria al programma criminale.
Continua »
Violenza a pubblico ufficiale: minacce e inammissibilità
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto condannato per violenza a pubblico ufficiale. Le minacce ai secondini per impedire l'assegnazione di un altro detenuto in cella costituiscono reato, a prescindere da presunte ragioni di sovraffollamento.
Continua »
Competenza territoriale per truffa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di competenza territoriale tra tribunali. Riqualificando i reati da estorsione a truffa aggravata, la Suprema Corte stabilisce che la competenza spetta al giudice del luogo dove è stato commesso il primo dei reati connessi. La sentenza è cruciale per comprendere la distinzione tra indurre in errore (truffa) e coartare la volontà della vittima (estorsione).
Continua »
Differenza tra estorsione e rapina: la Cassazione
Un uomo condannato per estorsione per aver minacciato una persona con una pistola per 10 euro ricorre in Cassazione, sostenendo si trattasse di rapina. La Corte rigetta il ricorso, chiarendo la sottile differenza tra estorsione e rapina: nell'estorsione la vittima ha una residua, seppur minima, capacità di scelta, cosa che manca nella rapina, dove la coercizione è assoluta.
Continua »
Metodo mafioso: Cassazione chiarisce l’aggravante
Un soggetto viene condannato per minaccia aggravata dal metodo mafioso. La Corte di Cassazione rigetta il suo ricorso, chiarendo che per l'applicazione dell'aggravante non è necessaria la prova dell'esistenza di un'associazione criminale. È sufficiente che la minaccia, per le parole usate e il contesto territoriale e familiare, evochi la forza intimidatrice tipica delle organizzazioni mafiose, generando così una maggiore coartazione sulla vittima.
Continua »
Estorsione aggravata: la credibilità della vittima
La Corte di Cassazione conferma la condanna per estorsione aggravata a carico di due individui che, con il pretesto di una riparazione del cellulare, hanno minacciato e costretto la vittima a versare loro del denaro. La sentenza sottolinea l'importanza della credibilità della persona offesa, anche se psicologicamente fragile, e chiarisce la distinzione tra il reato di estorsione e quello di truffa, basata sulla coartazione della volontà della vittima.
Continua »