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Clausole Vessatorie

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57 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fideiussione consumatore: quando la garanzia è valida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34387/2024, ha stabilito che i soci e amministratori di una società che prestano una garanzia personale per i debiti della stessa non possono essere qualificati come consumatori. Di conseguenza, non possono invocare la nullità delle clausole per presunta vessatorietà ai sensi del Codice del Consumo. La Corte ha respinto il ricorso, sottolineando che il collegamento funzionale con l'attività imprenditoriale della società garantita esclude l'applicazione della disciplina sulla fideiussione consumatore.
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Garanzia bancaria: vendita titoli e tutela del garante
Una risparmiatrice, che aveva prestato una garanzia bancaria per un finanziamento a una società, si è opposta alla vendita dei propri titoli di investimento da parte della banca per coprire il debito insoluto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando la necessità di rispettare il principio di autosufficienza del ricorso e di formulare in modo specifico e concreto le censure, specialmente in materia di tutela del consumatore.
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Appalto privato: validità richiamo norme pubbliche
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di appalto privato per la ristrutturazione di una villa, in cui il contratto richiamava la normativa sui lavori pubblici. La società appaltatrice, non avendo formulato tempestivamente le proprie riserve secondo tali norme, ha perso il diritto a un maggior compenso. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il richiamo a normative esterne in un contratto negoziato tra le parti è legittimo e non necessita della specifica approvazione per iscritto prevista per le clausole vessatorie, a meno che non si dimostri che si tratti di un contratto standard predisposto da una sola parte per una serie indefinita di rapporti.
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Equo compenso avvocato: la Cassazione e i vecchi patti
Un avvocato e un istituto di credito si scontrano sulla validità di accordi tariffari per compensi professionali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9733/2025, ha stabilito che la normativa sull'equo compenso avvocato non è retroattiva e non può invalidare le convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore. La Corte ha inoltre precisato che gli accordi sui compensi devono essere provati per iscritto e ha annullato la decisione del tribunale, rinviando il caso per una nuova valutazione alla luce di questi principi.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Una banca si opponeva alle richieste di pagamento di un avvocato, sostenendo la validità di accordi tariffari precedenti alla legge sull'equo compenso. Il tribunale di primo grado aveva applicato retroattivamente la nuova legge, annullando gli accordi. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la normativa sull'equo compenso non è retroattiva e non può invalidare convenzioni stipulate prima della sua entrata in vigore. La causa è stata rinviata al tribunale per una nuova valutazione basata sulla legge vigente all'epoca dei fatti.
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Clausole vessatorie: la Cassazione tutela il cliente
La richiesta di provvigione di un'agenzia immobiliare è stata contestata per la presenza di clausole vessatorie. Dopo due sentenze favorevoli all'agenzia, la Cassazione ha ribaltato il verdetto. La Corte ha stabilito che i giudici devono sempre valutare d'ufficio l'abusività delle clausole per proteggere il consumatore, anche senza una specifica obiezione, rinviando il caso per un nuovo esame sulla validità del contratto.
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Clausole vessatorie: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava la nullità di alcune clausole vessatorie inserite in contratti di finanziamento. Tali clausole, relative a commissioni per servizi finanziari e di intermediazione, sono state ritenute nulle per indeterminatezza dell'oggetto e perché creavano un significativo squilibrio a danno del consumatore. Di conseguenza, è stato confermato l'obbligo di restituzione delle somme indebitamente pagate, specificando che l'azione va rivolta contro chi ha effettivamente incassato le somme, anche se per tramite di un rappresentante.
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Equo compenso avvocati: non è retroattivo
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi a un istituto di credito, che si è opposto invocando accordi tariffari. La Corte di Cassazione ha stabilito due principi chiave: primo, l'accordo sul compenso deve essere provato per iscritto e non può desumersi dalla mancata contestazione; secondo, la normativa sull'equo compenso avvocati (art. 13 bis L. 247/2012) non è retroattiva e si applica solo alle prestazioni successive al 1° gennaio 2018.
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Liberazione fideiussore: il ruolo di amministratore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un garante che era anche amministratore della società debitrice. La Corte ha stabilito che la liberazione fideiussore, ai sensi dell'art. 1956 c.c., non si applica in questo caso, poiché si presume che il garante-amministratore sia a conoscenza delle condizioni finanziarie precarie della società. Di conseguenza, il suo consenso a nuove operazioni di credito è considerato implicito. È stata inoltre respinta l'eccezione di nullità per presunte clausole anticoncorrenziali per mancanza di prova.
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Clausole vessatorie atto pubblico: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di tre acquirenti in una disputa sulla risoluzione di un contratto di vendita. La Corte chiarisce che le regole sulle clausole vessatorie in un atto pubblico (art. 1341 c.c.) non si applicano ai contratti stipulati davanti a un notaio, poiché si presume che le parti abbiano piena conoscenza e abbiano concordato ogni clausola. L'eccezione sull'incompetenza territoriale è stata inoltre dichiarata tardiva.
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Fideiussore consumatore: la Cassazione chiarisce
Due persone fisiche, garanti di un mutuo fondiario contratto da una società, si sono opposte a un precetto di pagamento. La Corte di Cassazione, accogliendo uno dei motivi di ricorso, ha stabilito un principio fondamentale: la qualifica di 'fideiussore consumatore' va valutata in base allo scopo personale del garante, non in base all'attività commerciale del debitore principale. Pertanto, anche chi garantisce un'impresa può beneficiare delle tutele del Codice del Consumo contro le clausole vessatorie. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio.
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Opposizione tardiva: limiti e onere della prova
Il Tribunale di Firenze ha rigettato un'opposizione tardiva a un decreto ingiuntivo, chiarendo che tale strumento è limitato alla sola verifica dell'abusività delle clausole contrattuali. L'opponente, che lamentava genericamente la vessatorietà di alcune clausole senza fornire prove specifiche sul loro carattere eccessivo e sulla mancata doppia sottoscrizione, non ha adempiuto al proprio onere probatorio. La Corte ha stabilito che l'opposizione era infondata, confermando il decreto ingiuntivo e condannando l'opponente al pagamento delle spese legali.
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Disconoscimento fideiussione: firma generica non basta
Il Tribunale di Sondrio ha rigettato l'opposizione a un decreto ingiuntivo basato su una fideiussione. La corte ha stabilito che il disconoscimento della firma da parte del garante era inammissibile perché formulato in modo generico. Inoltre, ha respinto le accuse di dolo e errore, attribuendo la mancata comprensione del contratto alla negligenza del firmatario. La sentenza ha confermato la validità della garanzia personale anche in presenza di un'altra garanzia pubblica.
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Opposizione tardiva decreto ingiuntivo: i limiti
Un consumatore ha presentato un'opposizione tardiva a un decreto ingiuntivo ottenuto da una società finanziaria, lamentando la presenza di clausole abusive nel contratto di finanziamento. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, chiarendo che, secondo i principi della Cassazione (sent. 9479/2023), tale strumento è strettamente limitato alla valutazione dell'abusività delle clausole. Il giudice ha ritenuto che il consumatore non avesse adeguatamente dimostrato come le clausole contestate incidessero concretamente sulla pretesa creditoria, giudicando le sue allegazioni troppo generiche. Di conseguenza, l'opposizione è stata rigettata e il consumatore condannato al pagamento delle spese legali.
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Opposizione decreto ingiuntivo finanziamento: la guida
Un debitore ha presentato opposizione a un decreto ingiuntivo per un finanziamento, sostenendo di aver ricevuto un importo inferiore a quello pattuito. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando che il debitore aveva autorizzato per iscritto l'uso di parte della somma per estinguere un debito precedente. La sentenza sottolinea l'importanza della prova documentale e della specificità delle contestazioni in un'opposizione a decreto ingiuntivo finanziamento.
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Responsabilità contrattuale assicurazione: il caso
Un'azienda produttrice sostituisce gratuitamente componenti difettosi a un cliente, sostenendo un costo significativo. Successivamente, chiede il rimborso alla propria compagnia assicurativa, ma la Corte d'Appello nega la copertura. La sentenza chiarisce che una polizza per responsabilità civile verso terzi (RCT/RCP) esclude la responsabilità contrattuale, coprendo solo i danni causati a terzi dal prodotto difettoso, non il costo di sostituzione del prodotto stesso.
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Contratto franchising: oneri e validità del know-how
Un affiliato (franchisee) ha perso un appello con cui cercava di invalidare un contratto franchising. La Corte d'Appello ha confermato la decisione di primo grado, stabilendo che il know-how fornito dall'affiliante (franchisor) era adeguato e che gli obblighi informativi precontrattuali erano stati rispettati. La risoluzione del contratto per inadempimento del franchisee, che non pagava le royalties e utilizzava fornitori non autorizzati, è stata quindi ritenuta legittima.
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