La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e otto mesi di reclusione per un'imputata accusata di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La donna aveva reclutato in Nigeria una giovane connazionale, promettendole il viaggio in Italia in cambio di un debito di 25.000 euro. Una volta giunta sul territorio italiano, la vittima è stata costretta a prostituirsi per estinguere il debito, consegnando parte dei guadagni all'imputata. La difesa sosteneva che la condotta andasse qualificata solo come sfruttamento della prostituzione e contestava l'assenza di contatti diretti con i trafficanti. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che le attività preparatorie all'ingresso clandestino integrano pienamente il reato contestato, e che la motivazione della sentenza d'appello, seppur implicita su alcuni punti, è solida e coerente.
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