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Circostanza Aggravante — Anno 2025

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144 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Circostanza Aggravante

Provvedimenti

Furto aggravato supermercato: le aggravanti confermate
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato supermercato a carico di due individui. La sentenza stabilisce che la strategia di distrarre il cassiere per permettere al complice di uscire con un carrello pieno costituisce l'aggravante del mezzo fraudolento. Inoltre, la merce in un self-service si considera esposta alla pubblica fede, anche in presenza di vigilanza non continuativa. Respinta anche la richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto, a causa della natura insidiosa della condotta pianificata.
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Reformatio in peius: pena invariata in appello
Due imputate condannate per furto aggravato ricorrono in Cassazione sostenendo la violazione del divieto di 'reformatio in peius'. La Corte d'Appello, pur escludendo un'aggravante, aveva confermato la pena. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il giudice d'appello può legittimamente riconfermare la pena se opera un nuovo e motivato bilanciamento tra le circostanze residue.
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Appropriazione indebita aggravata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per appropriazione indebita aggravata nei confronti di un incaricato alla vendita che aveva trattenuto gli incassi ricevuti dai clienti. L'imputato si era difeso sostenendo di aver compensato le somme con provvigioni non pagate, ma la sua tesi è stata ritenuta priva di riscontri. La sentenza chiarisce il momento consumativo del reato e i criteri per la valutazione dell'aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità, specificando che in caso di più condotte lesive verso la stessa vittima, il danno va considerato globalmente.
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Estorsione aggravata: il ruolo del professionista
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per un architetto accusato di tentata estorsione aggravata. Il professionista, secondo i giudici, non si è limitato a un ruolo tecnico, ma ha fornito un consapevole supporto alla minaccia esercitata da un co-indagato per costringere una persona a pagare una somma di denaro. La Corte ha ritenuto sussistente l'aggravante del metodo mafioso, basata sulla semplice evocazione del nome di un noto esponente criminale, sufficiente a intimidire la vittima.
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