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Chirografario

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100 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Privilegio crediti professionali: negato per le vecchie cause
Un avvocato chiede l'ammissione al passivo del fallimento di una società cooperativa, pretendendo il privilegio crediti professionali per le prestazioni svolte in primo grado e in appello. Il Tribunale riconosce il privilegio solo per le prestazioni dell'ultimo biennio relative all'appello, escludendo quelle di primo grado ormai concluse da tempo. L'avvocato ricorre in Cassazione sostenendo l'unitarietà del mandato. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che, ai fini del privilegio ex art. 2751-bis n. 2 c.c., l'attività svolta in più gradi di giudizio va suddivisa in singoli incarichi autonomi. Di conseguenza, il privilegio spetta solo ai compensi per le prestazioni concluse nell'ultimo biennio del rapporto professionale complessivo, mentre i crediti per le fasi precedenti perdono la prelazione.
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Compenso del professionista attestatore: sì anche se il piano fallisce
Un professionista ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare del proprio credito per l'attività di attestazione svolta in un concordato preventivo. Il Tribunale ha negato il compenso del professionista attestatore, ritenendo le sue relazioni incerte e prive di utilità per i creditori, configurando un grave inadempimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del professionista, stabilendo che evidenziare i rischi e le incertezze del piano concordatario non costituisce un inadempimento, ma rappresenta un corretto adempimento del dovere di diligenza e trasparenza verso i creditori. La Suprema Corte ha quindi cassato il decreto di rigetto, rinviando la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Indennità di occupazione: il fallimento paga ma senza privilegi
Una società sublocatrice chiede l'ammissione al passivo del fallimento della subconduttrice per canoni non pagati e per l'indennità di occupazione dell'immobile industriale trattenuto dopo il fallimento. Il Tribunale ammette parzialmente il credito ma sbaglia la quantificazione e nega il privilegio speciale. La Cassazione chiarisce che l'indennità di occupazione, dovuta dal fallimento fino alla riconsegna effettiva dell'immobile, va calcolata in prededuzione usando come parametro il canone originario (Art. 1591 c.c.). Conferma invece l'esclusione del privilegio speciale ex art. 2764 c.c. perché la creditrice non ha specificato i beni mobili su cui esercitarlo. La sentenza viene cassata con rinvio per ricalcolare correttamente le somme spettanti alla sublocatrice.
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Ammissione al passivo in prededuzione: s alla modifica tardiva
Un Ministero ha richiesto la restituzione di oltre tre milioni di euro pagati a un'azienda poi ammessa all'amministrazione straordinaria, dopo la riforma della sentenza che ne aveva disposto il pagamento. Inizialmente il Ministero ha proposto domanda tardiva in via chirografaria, precisando poi, prima dell'udienza di verifica, la natura prededucibile del credito. L'Azienda ha eccepito l'inammissibilità di tale integrazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la precisazione costituisce una semplice precisazione della domanda e non una domanda nuova. Di conseguenza, è legittima l'ammissione al passivo in prededuzione del credito restitutorio, in quanto i fatti costitutivi erano già stati allegati sin dall'inizio.
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Impugnazione del credito ammesso: no al cambio di rango
I Garanti di una società costruttrice fallita pagano la Compagnia Assicurativa che aveva garantito gli oneri di urbanizzazione verso il Comune. La Compagnia si insinua al passivo come creditore chirografario. I Garanti, ritenendosi surrogati nei diritti della Compagnia, propongono un'impugnazione del credito ammesso chiedendo che tale credito sia riqualificato come prededucibile. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dei Garanti. La Corte stabilisce che l'impugnazione del credito ammesso ex art. 98 l.f. può essere utilizzata esclusivamente per escludere o declassare il credito altrui, e non per migliorarne la collocazione o il rango a proprio vantaggio. Di conseguenza, i Garanti perdono la causa e restano creditori chirografari ordinari.
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Privilegio delle cooperative agricole: stop all’I.V.A. protetta
Un consorzio agrario chiede l'ammissione al passivo fallimentare di un credito per la vendita di mangimi, invocando il privilegio delle cooperative agricole. Il tribunale riconosce il privilegio sull'intero importo, compresa l'I.V.A. di rivalsa. Il Fallimento ricorre in Cassazione. La Suprema Corte stabilisce che il privilegio delle cooperative agricole spetta anche per la vendita di prodotti acquistati da terzi, purché l'attività sia strumentale allo scopo mutualistico. Tuttavia, esclude che tale privilegio possa estendersi al credito di rivalsa I.V.A., il quale deve essere ammesso solo in via chirografaria. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, modificando la collocazione del credito I.V.A.
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Revocatoria fallimentare: banca perde il privilegio sul passivo
Una banca chiedeva di essere ammessa al passivo di un fallimento in via privilegiata per oltre due milioni di euro. Il credito derivava dalla perdita di un immobile a seguito di una revocatoria fallimentare. La banca sosteneva di essersi surrogata nei diritti dei creditori ipotecari, avendo pagato direttamente i debiti della venditrice al momento dell'acquisto. La Corte d'Appello aveva invece ammesso il credito come chirografario, escludendo il pagamento diretto. La Cassazione ha rigettato il ricorso della banca. I giudici hanno chiarito che l'accertamento sulle modalità di pagamento compiuto nella precedente causa di revocatoria fallimentare non costituisce giudicato vincolante, poiché l'oggetto dei due giudizi è differente. Inoltre, le difese del curatore non equivalgono a una confessione, in quanto egli non può disporre dei diritti dei creditori.
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Prededuzione crediti PMI: sì all’acciaio, no alle lavorazioni
Una piccola impresa creditrice ha impugnato la decisione del Tribunale che ammetteva solo parzialmente in prededuzione il proprio credito verso un'acciaieria in amministrazione straordinaria. La società pretendeva la prededuzione per l'intero importo delle prestazioni fornite. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prededuzione crediti PMI per gli stabilimenti strategici nazionali è una misura eccezionale. Essa si applica esclusivamente alle prestazioni strettamente necessarie alla continuità degli impianti produttivi essenziali, ossia alla fase di produzione del primo acciaio (fino alla bramma). Le attività di successiva lavorazione e finitura dei prodotti non rientrano in questa tutela speciale e vanno collocate tra i crediti ordinari (chirografari).
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Credito in prededuzione: negato se la controllata non è strategica
Una cooperativa di autotrasporti ha richiesto il riconoscimento di un credito in prededuzione nei confronti di una società in amministrazione straordinaria appartenente a un noto gruppo industriale. La cooperativa sosteneva che le proprie forniture fossero essenziali per lo stabilimento strategico nazionale della capogruppo. Il Tribunale ha respinto la richiesta, ammettendo il credito solo come chirografario. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la norma speciale che concede il credito in prededuzione è eccezionale e si applica solo alla società che gestisce direttamente lo stabilimento di interesse strategico nazionale, e non alle altre società del gruppo, anche se collegate o se la prestazione ha generato un vantaggio indiretto.
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Prededuzione fallimentare: negarla senza motivi è illegittimo
Una società creditrice fallita ha chiesto di ammettere al passivo del fallimento dell'erede di un amministratore defunto un credito di oltre 440.000 euro per danni da mala gestio. L'erede aveva accettato l'eredità puramente e semplicemente. Il Tribunale ha ammesso il credito come ordinario, ma ha negato la prededuzione fallimentare senza fornire spiegazioni adeguate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società creditrice, stabilendo che il giudice non può rigettare la richiesta di prededuzione fallimentare con una motivazione apparente. La Suprema Corte ha quindi annullato la decisione sul punto e ha rinviato la causa al Tribunale per un nuovo esame approfondito dei presupposti del privilegio.
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Privilegio artigiano: come provarlo nel concordato
La Corte d'Appello ha confermato il rigetto della domanda di un creditore volta al riconoscimento del privilegio artigiano. Nonostante l'iniziale inserimento nell'elenco dei privilegiati, il creditore non ha fornito prova dell'iscrizione all'albo e dei requisiti sostanziali. La decisione ribadisce che l'omologazione del concordato non crea giudicato sul rango del credito e l'onere probatorio spetta al creditore.
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Impugnazione incidentale tardiva nel fallimento
Una società agricola ha impugnato il decreto del Tribunale che aveva rigettato l'opposizione allo stato passivo di una cooperativa fallita. Il cuore della controversia riguarda l'ammissibilità di una impugnazione incidentale tardiva proposta dal curatore fallimentare. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel regime della vecchia legge fallimentare, tale strumento non è configurabile poiché il procedimento di accertamento del passivo è retto da una disciplina autosufficiente che impone termini perentori per ogni parte. La decisione ha portato all'annullamento parziale del decreto impugnato senza rinvio.
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Impugnazione incidentale tardiva nel fallimento
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una società agricola che contestava l'esclusione di alcuni crediti dal passivo fallimentare di una cooperativa, eccependo l'errata valutazione delle prove e della compensazione. Mentre i primi motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili poiché riguardanti il merito della valutazione probatoria, la Corte ha accolto il motivo relativo alla impugnazione incidentale tardiva proposta dal curatore fallimentare. La sentenza chiarisce che, nel regime fallimentare previgente, non è ammessa la possibilità per il curatore di contestare un credito tramite impugnazione incidentale oltre i termini perentori previsti dall'art. 99 l.fall., essendo tale rito autonomo e non equiparabile a un ordinario giudizio di appello.
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Privilegio artigiano: iscrizione albo necessaria
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società tessile che richiedeva il riconoscimento del privilegio artigiano per un credito ammesso al passivo in via chirografaria. La Suprema Corte ha stabilito che l'iscrizione all'Albo delle imprese artigiane costituisce un requisito formale necessario e indefettibile per l'attribuzione della prelazione. Sebbene l'iscrizione non sia di per sé sufficiente a garantire il privilegio artigiano, dovendo il giudice verificare anche i requisiti sostanziali di prevalenza del lavoro manuale, la sua mancanza preclude definitivamente l'accesso al beneficio. La decisione sottolinea come tale formalità risponda a esigenze di pubblicità commerciale e tutela dell'affidamento dei terzi.
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Azione revocatoria: esenzioni e piani di risanamento
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della stabilità delle garanzie concesse nell'ambito di piani di risanamento aziendale. Il caso riguarda un istituto bancario che aveva concesso un mutuo ipotecario a una società successivamente fallita. Il Tribunale aveva dichiarato l'ipoteca inefficace tramite azione revocatoria ordinaria, ritenendo che le esenzioni previste dalla Legge Fallimentare non fossero applicabili a tale tipologia di azione. La Suprema Corte ha invece stabilito che le esenzioni dall'azione revocatoria previste per gli atti esecutivi di un piano di risanamento idoneo operano anche nei confronti della revocatoria ordinaria esercitata dal curatore, garantendo così la certezza del diritto per i finanziatori che supportano il recupero aziendale.
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Revocatoria ordinaria e piani di risanamento
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'applicabilità delle esenzioni previste per la revocatoria fallimentare anche alla revocatoria ordinaria esercitata dal curatore. Il caso riguarda un istituto bancario che aveva concesso un mutuo fondiario a una società poi fallita, nell'ambito di un piano di risanamento. Il Tribunale aveva ammesso il credito solo come chirografario, ritenendo che l'esenzione per i piani di risanamento non operasse contro la revocatoria ordinaria. La Suprema Corte ha invece stabilito che, per non vanificare le finalità di salvataggio aziendale, le esenzioni devono estendersi anche all'azione revocatoria ordinaria promossa o proseguita dalla curatela.
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Revocatoria ordinaria e piani di risanamento
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema dell'applicabilità delle esenzioni fallimentari alla revocatoria ordinaria. Una banca aveva impugnato l'esclusione di un'ipoteca dallo stato passivo, poiché il Tribunale riteneva che l'esenzione per i piani di risanamento ex art. 67 L.F. non operasse contro l'azione revocatoria ordinaria. La Suprema Corte ha ribaltato tale orientamento, stabilendo che le tutele previste per gli atti compiuti in esecuzione di un piano di risanamento idoneo si estendono anche alla revocatoria ordinaria esercitata dal curatore, al fine di non vanificare gli sforzi di salvataggio aziendale.
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Abusiva concessione del credito: banca senza rimborso
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione dal passivo fallimentare di un credito bancario derivante da un'operazione di abusiva concessione del credito. Un istituto di credito aveva erogato finanziamenti garantiti dallo Stato a una società già palesemente insolvente, utilizzando tali somme per ripianare propri crediti chirografari pregressi. La Corte ha stabilito che tale condotta, integrando un concorso nel reato di bancarotta semplice per aver ritardato il fallimento e aggravato il dissesto, rende il contratto nullo per violazione di norme imperative. Inoltre, l'operazione è stata giudicata contraria al buon costume economico, rendendo le somme erogate irripetibili ai sensi dell'art. 2035 c.c.
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Equa riparazione: no all’abuso per ricorsi frazionati
Una società ha agito per ottenere l'equa riparazione a causa dell'eccessiva durata di una procedura fallimentare durata quasi vent'anni. Dopo aver ottenuto un primo indennizzo per gli 11 anni iniziali, la società ha presentato un secondo ricorso per gli ultimi due anni del procedimento. Il Ministero della Giustizia ha contestato tale condotta, sostenendo la formazione del giudicato sul quantum annuo e denunciando un abusivo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ministeriale, stabilendo che non vi è abuso se il secondo ricorso riguarda un periodo di ritardo non ancora maturato al momento della prima domanda e che il criterio di calcolo annuo non è soggetto a giudicato.
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Equa riparazione: quando il credito non è irrisorio
Una società di capitali ha proposto ricorso per ottenere l'equa riparazione a causa dell'irragionevole durata di una procedura fallimentare protrattasi per oltre otto anni. La Corte d'Appello aveva inizialmente rigettato la domanda, ritenendo il credito di circa 3.700 euro irrisorio rispetto alle grandi dimensioni dell'impresa e considerando improbabile il suo effettivo incasso data l'incapienza del fallimento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che l'irrisorietà della pretesa deve essere valutata combinando un criterio oggettivo, legato al valore del bene, e uno soggettivo, legato alle condizioni della parte. Il solo fatto che l'impresa sia di grandi dimensioni non rende automaticamente irrisorio un credito di migliaia di euro.
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