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Cessata Materia Del Contendere

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418 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso per definizione agevolata
Un contribuente ha chiesto l'estinzione del giudizio tributario in Cassazione, sostenendo di aver aderito a una definizione agevolata. La Suprema Corte ha chiarito che la sola adesione non è sufficiente a estinguere il processo, ma dimostra una carenza di interesse a proseguire. Di conseguenza, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso, compensando le spese legali tra le parti.
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Estinzione giudizio per cessata materia del contendere
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un giudizio tributario per cessata materia del contendere. La decisione è scaturita dall'annullamento dell'avviso di liquidazione da parte dell'ente impositore, che ha eliminato l'oggetto della controversia. Le spese legali, secondo l'accordo tra le parti, restano a carico di chi le ha anticipate.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia al ricorso
Una società energetica impugnava un avviso di accertamento in materia di transfer pricing. Dopo la soccombenza nei primi due gradi di giudizio, proponeva ricorso in Cassazione. Successivamente, le parti raggiungevano un accordo e la società rinunciava al ricorso. La Corte Suprema ha dichiarato l'estinzione del giudizio, compensando le spese e chiarendo che la rinuncia non comporta il raddoppio del contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: quando cessa la lite?
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio tributario tra un Ente Locale e una società a partecipazione pubblica. La causa, relativa a una tassa sull'occupazione di suolo pubblico, si è conclusa dopo che lo stesso Ente ha annullato l'atto impositivo oggetto della controversia, determinando così la cessata materia del contendere. La Corte ha compensato le spese e ha escluso l'applicazione del doppio contributo unificato.
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Estinzione del giudizio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio in una controversia fiscale. La decisione segue l'annullamento dell'atto impositivo da parte dell'ente comunale, che ha portato alla cessazione della materia del contendere tra le parti. La Corte ha inoltre compensato le spese e escluso il pagamento del doppio contributo unificato, chiarendo i limiti applicativi della sanzione.
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Rottamazione e lite estinta: il caso deciso in Cassazione
Una società impugnava una cartella di pagamento, attribuendo l'errore al proprio consulente. Durante il ricorso per Cassazione promosso dall'Agenzia delle Entrate, la società ha aderito alla rottamazione dei ruoli, pagando le somme dovute. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, dato che l'adesione alla sanatoria ha risolto la controversia.
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Definizione agevolata: estinzione giudizio e oneri
In un contenzioso fiscale, un contribuente ha richiesto una definizione agevolata. Il giudice d'appello ha dichiarato estinto il processo, presumendo l'esito positivo della procedura per il solo silenzio delle parti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice ha il dovere di verificare attivamente che il contribuente abbia adempiuto a tutti gli oneri previsti dalla legge (deposito dell'istanza e prova del pagamento) prima di poter dichiarare l'estinzione del giudizio. La mera presunzione non è sufficiente.
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Definizione agevolata liti: estinzione del processo
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione di un processo tributario a seguito dell'adesione del contribuente alla definizione agevolata liti fiscali prevista dalla Legge 197/2022. Il pagamento integrale della somma dovuta ha determinato la cessazione della materia del contendere, con spese a carico di chi le ha anticipate.
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Spese di lite: quando l’Agenzia Entrate va rimborsata
Un contribuente, dopo aver rinunciato a un ricorso tributario, si è opposto alla condanna al pagamento delle spese di lite a favore dell'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che, anche quando l'Agenzia è difesa da propri funzionari e non da avvocati esterni, la normativa vigente le riconosce il diritto al rimborso delle spese legali. La Corte ha inoltre ribadito che la rinuncia al ricorso comporta, di norma, la condanna alle spese secondo il principio di causalità.
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Spese di lite funzionario: la Cassazione chiarisce
Un contribuente, dopo aver impugnato un avviso di liquidazione e aver successivamente pagato l'imposta e rinunciato al ricorso, è stato condannato a pagare le spese legali all'Amministrazione finanziaria. Il contribuente ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo di non dover pagare le spese poiché l'ente si era difeso con un proprio funzionario e non con un avvocato esterno. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo in parte inammissibile per genericità e in parte infondato. La Corte ha confermato il principio secondo cui l'obbligo di rifondere le spese di lite al funzionario della parte pubblica vittoriosa è pienamente legittimo, come previsto dalla normativa sul processo tributario.
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Definizione agevolata liti: estinzione del processo
Una società contribuente, durante un ricorso per cassazione contro una decisione di una Commissione Tributaria Regionale, ha aderito alla definizione agevolata delle liti fiscali prevista dalla Legge 197/2022. Avendo pagato l'intera somma dovuta, ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza, dichiarato l'estinzione del processo per cessata materia del contendere e stabilito che le spese legali restino a carico di chi le ha sostenute.
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Estinzione giudizio tributario: il caso in Cassazione
Un contribuente impugna un avviso di liquidazione per imposte su una compravendita immobiliare. Dopo aver perso in appello, ricorre in Cassazione. Durante il processo, aderisce a una sanatoria fiscale, definendo la lite con l'Agenzia delle Entrate. La Corte Suprema, preso atto dell'accordo, dichiara l'estinzione giudizio tributario per cessata materia del contendere, compensando le spese legali.
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Notifica PEC: l’errore di formato che costa il ricorso
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso non per il merito della questione, ma per un vizio di forma. Il ricorrente aveva provato la notifica PEC depositando le ricevute in formato PDF anziché nel formato originale .eml o .msg. La Corte ha stabilito che tale modalità non fornisce la prova del perfezionamento della notifica, rendendola giuridicamente inesistente e precludendo ogni esame della controversia.
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Estinzione del giudizio tributario: la Rottamazione
Un contribuente, durante un ricorso in Cassazione contro un avviso di accertamento fiscale, ha aderito alla "rottamazione quater". Avendo pagato integralmente quanto dovuto e presentato la relativa documentazione, ha richiesto l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando la cessata materia del contendere, poiché l'adesione alla definizione agevolata e il relativo pagamento hanno risolto la controversia, rendendo superflua una pronuncia nel merito.
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Definizione agevolata: estinzione del processo
Una società cinematografica, accusata dall'Agenzia delle Entrate di elusione fiscale per l'utilizzo di perdite pregresse, ha visto il proprio contenzioso, giunto in Cassazione, estinguersi. La Corte Suprema ha dichiarato la cessata materia del contendere non entrando nel merito della disputa, ma prendendo atto della corretta adesione dell'azienda alla definizione agevolata prevista dalla Legge n. 197/2022. Questo caso evidenzia la potenza dello strumento della definizione agevolata come via d'uscita definitiva dai contenziosi tributari pendenti.
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Ordinanza cautelare: attuazione e spese legali
In un caso di richiesta di attuazione di un'ordinanza cautelare del 2017 per opere di manutenzione, il Tribunale di Napoli ha dichiarato la cessata materia del contendere. Una perizia tecnica (CTU) ha confermato che i lavori, sebbene in parte eseguiti solo dopo la nuova istanza, erano stati completati. La Corte ha stabilito che le spese legali non potevano essere liquidate in questa fase, ponendo però i costi della CTU a carico della parte ricorrente che aveva avviato il procedimento di attuazione.
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Cancellazione ipoteca: chi agisce e quando è un dovere
Un debitore, dopo aver venduto un immobile, ha citato in giudizio il suo creditore per ottenere la cancellazione di un'ipoteca giudiziale. La Corte d'Appello ha confermato il diritto del debitore di agire in giudizio (legittimazione ad agire) anche dopo la vendita, ma ha chiarito che la semplice sospensione dell'esecutività di un decreto ingiuntivo non obbliga il creditore a procedere alla cancellazione ipoteca. Il rifiuto del creditore è stato comunque ritenuto illegittimo, portando a una sua condanna parziale al pagamento delle spese legali.
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Opposizione a precetto: quando contestare il debito
Un debitore ha presentato opposizione a un atto di precetto per assegni di mantenimento non versati, contestando parte della somma, l'autosufficienza della figlia e l'eccessività degli onorari legali. Il Tribunale ha respinto le eccezioni sul mantenimento, affermando che modifiche vanno richieste in un giudizio a parte, ma ha accolto l'opposizione a precetto per quanto riguarda gli onorari, riducendoli secondo le tariffe vigenti e annullando parzialmente il precetto per l'importo eccedente.
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