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Cassazionista

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318 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso personale in Cassazione: il cittadino perde e paga
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. La Suprema Corte ha rilevato che, a seguito della riforma introdotta dalla Legge n. 103 del 2017, non è più consentito il ricorso personale in Cassazione da parte dell'imputato o del condannato. L'atto deve essere obbligatoriamente firmato da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: il cittadino perde e paga
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro un provvedimento del Tribunale di sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La legge esclude infatti la possibilità di presentare un ricorso per cassazione personale. L'atto deve essere sempre sottoscritto da un difensore abilitato e iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il cittadino fa da sé e paga 3000€
Un cittadino condannato ha proposto personalmente ricorso per cassazione contro un provvedimento del Tribunale di sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che, a seguito della riforma del 2017, non è più consentito il ricorso personale in Cassazione da parte dell'imputato o del condannato. L'atto deve essere necessariamente firmato da un avvocato cassazionista abilitato. Per questo motivo, il ricorso è stato respinto immediatamente e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: il fai da te costa carissimo
Due cittadini hanno presentato autonomamente un ricorso contro una sentenza della Corte d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili le richieste perché il ricorso per cassazione personale non è più consentito dalla legge. Le norme attuali impongono che l'atto sia firmato esclusivamente da un avvocato abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti senza esame del merito e i ricorrenti sono stati condannati a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai da te costa caro
Il Condannato ha proposto personalmente ricorso per cassazione contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché la legge vieta il ricorso personale in Cassazione. Dal 2017, infatti, l'atto deve essere firmato da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa 3.000 euro
Il Ricorrente ha presentato personalmente un ricorso in Cassazione contro una decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile. La legge stabilisce infatti che il ricorso personale in Cassazione non è più consentito dal 2017. L'atto deve essere obbligatoriamente firmato da un avvocato cassazionista, ossia iscritto nell'albo speciale. Di conseguenza, i giudici hanno respinto la richiesta senza entrare nel merito della vicenda e hanno condannato il cittadino al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Sottoscrizione del ricorso per cassazione: vietato il fai-da-te
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro un provvedimento del Magistrato di sorveglianza in materia di reclamo generico. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché mancava la necessaria sottoscrizione del ricorso per cassazione da parte di un difensore abilitato e iscritto nell'albo speciale dei cassazionisti. La legge impone infatti che, per i provvedimenti successivi al 3 agosto 2017, l'imputato o il condannato non possa agire da solo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso senza esaminarlo nel merito e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Avvocato non cassazionista: ricorso nullo e multa al cliente
Un cittadino propone appello contro una sentenza penale di condanna tramite il proprio difensore. Poiché la sentenza non è appellabile, l'atto viene convertito in ricorso per cassazione. Tuttavia, emerge che il difensore è un avvocato non cassazionista, ossia non iscritto nell'albo speciale per il patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La legge prevede infatti che il ricorso debba essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da un difensore abilitato. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa caro
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro un provvedimento della Corte d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge di riforma del 2017 ha infatti eliminato la possibilità di presentare un ricorso personale in Cassazione. Oggi l'atto deve essere obbligatoriamente firmato da un avvocato cassazionista, a pena di inammissibilità. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il grave errore che costa caro
Il Condannato ha presentato personalmente un ricorso per cassazione contro un provvedimento del Tribunale di Sorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato l'atto inammissibile poiché, a seguito della riforma introdotta dalla legge numero 103 del 2017, non è più consentito il ricorso personale in Cassazione. L'atto deve essere obbligatoriamente firmato da un difensore abilitato e iscritto all'albo speciale dei cassazionisti. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa tremila euro
Una cittadina ha presentato un ricorso personale in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento emessa dal Giudice per l'udienza preliminare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché, a seguito delle riforme legislative, la parte non può presentare e firmare autonomamente l'atto. Il ricorso deve essere obbligatoriamente sottoscritto da un avvocato cassazionista iscritto all'albo speciale. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la firma fai-da-te costa 3000€
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato direttamente dall'imputato. La riforma legislativa del 2017 ha infatti cancellato la possibilità di proporre un ricorso per cassazione personale. L'atto di impugnazione deve essere firmato esclusivamente da un avvocato cassazionista iscritto all'albo speciale. Nel caso esaminato, non ha alcuna rilevanza il fatto che la firma del ricorrente fosse stata autenticata da un legale o che vi fosse una delega per il deposito dell'atto. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese del procedimento, oltre al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: la firma fai-da-te costa cara
L'Imputato, condannato per la ricettazione di un escavatore e di una vangatrice rubati, ha presentato un ricorso per cassazione personale per contestare la sentenza d'appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo la riforma del 2017, il cittadino non può più firmare e presentare autonomamente il ricorso davanti alla Suprema Corte. L'atto deve essere obbligatoriamente redatto e sottoscritto da un avvocato cassazionista iscritto all'albo speciale. Di conseguenza, l'Imputato ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso personale in Cassazione: il fai-da-te costa 3000 euro
Un cittadino ha proposto personalmente reclamo davanti alla Corte di Cassazione contro un decreto del Giudice di Sorveglianza. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso personale, poiché la legge impone che l'atto sia sottoscritto esclusivamente da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori (avvocato cassazionista). Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: il fai da te costa caro
L'Imputato ha proposto personalmente un ricorso per cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'atto inammissibile. La legge di riforma del 2017 ha infatti modificato le regole stabilendo che il ricorso per cassazione personale non è più consentito. L'atto deve essere firmato esclusivamente da un avvocato cassazionista iscritto nell'albo speciale. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto il ricorso e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Firma del difensore non cassazionista: multa da 300 a 3000 euro
Il Tribunale aveva condannato un cittadino a un'ammenda di 300 euro per molestie. La difesa ha presentato appello, ma l'atto è stato trasmesso alla Corte di Cassazione poiché la sentenza originale prevedeva solo una pena pecuniaria ed era quindi inappellabile. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della firma del difensore non cassazionista. Infatti, l'avvocato che ha sottoscritto l'atto non era iscritto all'albo speciale richiesto per il patrocinio davanti alla Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità ricorso cassazione: i requisiti
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità ricorso cassazione presentato da due soggetti condannati per disturbo della quiete pubblica. Il vizio principale risiede nella mancanza di abilitazione del difensore al patrocinio davanti alle Magistrature Superiori. Nonostante l'atto fosse stato originariamente proposto come appello, la sua successiva qualificazione come ricorso per cassazione imponeva la firma di un avvocato cassazionista, pena l'invalidità dell'impugnazione e la condanna alle spese.
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Ricorso per cassazione: obbligo del difensore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione presentato personalmente da un cittadino contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sulla riforma introdotta dalla Legge 103/2017, che ha eliminato la facoltà per l'imputato o il condannato di sottoscrivere autonomamente l'impugnazione davanti alla Suprema Corte. La mancanza della firma di un difensore abilitato comporta l'inammissibilità rilevabile d'ufficio e la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione: obbligo di firma tecnica
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso per cassazione presentato personalmente da un soggetto detenuto. Il provvedimento originario, emesso dal Magistrato di Sorveglianza, era stato erroneamente impugnato tramite reclamo, poi riqualificato correttamente come ricorso di legittimità. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che l'atto non era stato sottoscritto da un difensore abilitato al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori. Tale mancanza costituisce un vizio insanabile che comporta il rigetto immediato e la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione: obbligo firma avvocato
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un ricorso per cassazione presentato personalmente da un detenuto contro un provvedimento del Magistrato di Sorveglianza. La Suprema Corte ha ribadito che, per questa tipologia di atti, è obbligatoria la sottoscrizione di un difensore abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori. La mancanza di tale requisito formale ha comportato non solo il rigetto del ricorso, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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