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Capacità Di Intendere E Volere

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La condizione psicofisica di una persona di comprendere il significato delle proprie azioni e di autodeterminarsi liberamente. La sua assenza al momento del fatto può escludere o ridurre la responsabilità penale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Annullamento atto per incapacità: la Cassazione conferma la validità
Un figlio ha contestato la validità di un atto notarile con cui i genitori avevano trasferito la nuda proprietà di un immobile a un altro figlio, in cambio di assistenza e denaro. Il ricorrente sosteneva che il padre non avesse la capacità di intendere e volere al momento dell'atto e che l'operazione gli avesse causato un pregiudizio. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato le decisioni dei giudici precedenti, i quali avevano ritenuto provata la piena capacità del padre e la validità dell'atto. Il ricorrente dovrà versare un ulteriore contributo unificato per l'inammissibilità del suo ricorso per l'annullamento atto per incapacità.
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Truffa Aggravata: Ricorso Penale Inammissibile, Condanna Confermata
Un Lavoratore era stato inizialmente prosciolto per prescrizione dei reati di truffa aggravata e detenzione illegale di armi. Il Pubblico Ministero ha impugnato questa decisione, ottenendo in appello la condanna del Lavoratore. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la mancata rinnovazione istruttoria sulla sua capacità di intendere e volere e l'omessa dichiarazione di prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'Inammissibilità ricorso penale del Lavoratore. Ha ritenuto i motivi generici e infondati, confermando che la prescrizione non era maturata a causa della recidiva. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Furto aggravato di energia: ricorso inammissibile per contestazione di fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una persona condannata per furto aggravato di energia elettrica. L'imputata aveva sottratto energia per un'attività commerciale. La difesa aveva invocato lo stato di necessità e una ridotta capacità di intendere e volere. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto che l'energia non fosse per bisogni primari e che il disturbo non incidesse sulla capacità. Il ricorso è stato respinto perché contestava solo aspetti di fatto e non vizi di diritto, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: confermata condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione proposto da un cittadino condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato aveva contestato la decisione della Corte d'Appello basando la sua difesa esclusivamente sulla presunta mancanza della propria capacità di intendere e volere al momento del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che tale contestazione era del tutto generica e priva di un reale confronto con le motivazioni espresse nella sentenza di secondo grado. Di conseguenza, oltre alla dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: condanna definitiva senza sconti
L'Imputato, condannato per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali volontarie, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha contestato la sussistenza del dolo, invocando una scemata capacità di intendere e volere al momento del fatto, e ha criticato la dosimetria della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi sono stati ritenuti generici e volti a ottenere una non consentita rivalutazione delle prove di fatto, già correttamente esaminate nei precedenti gradi di giudizio. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per cassazione: l’astuzia costa cara
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un soggetto accusato di violazione delle norme antiriciclaggio sull'uso di carte di pagamento. L'imputato ha proposto ricorso contestando la propria responsabilità e la capacità di intendere e volere al momento dei fatti. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione poiché i motivi presentati riproducevano pedissequamente le medesime difese già respinte in appello, senza confrontarsi con le motivazioni dei giudici di secondo grado. Inoltre, la capacità di intendere e volere dell'imputato è stata confermata da una perizia tecnica e dalla complessa pianificazione dei reati commessi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ludopatia e capacità di intendere e volere: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per estorsione. L'imputato sosteneva che la propria dipendenza dal gioco d'azzardo (ludopatia) avesse escluso la sua capacità di intendere e volere al momento del reato. Tuttavia, i giudici hanno confermato la validità della perizia psichiatrica svolta nei gradi precedenti. Tale accertamento ha dimostrato che il disturbo non era così grave o pervasivo da annullare o compromettere la sua capacità di intendere e volere. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto la tesi difensiva, confermando la condanna penale e obbligando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Capacità di intendere e volere: condanna confermata senza perizia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per violenza, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e lesioni. L'imputato lamentava la mancata nomina di un nuovo perito in appello per valutare la sua capacità di intendere e volere. La Suprema Corte ha chiarito che i giudici di secondo grado hanno correttamente motivato il rifiuto di una nuova perizia, basandosi sulla valutazione medica già svolta in primo grado. Inoltre, la Cassazione ha confermato il diniego della continuazione tra i reati, ritenendo insussistente un unico disegno criminoso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Condanna per truffa: il piano complesso incastra l’imputato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa di un imputato, dichiarando il suo ricorso inammissibile. L'uomo sosteneva di aver agito senza la piena capacità di intendere e volere. I giudici hanno respinto questa tesi, sottolineando che le modalità complesse e logiche con cui era stata realizzata la truffa dimostravano, al contrario, la sua piena lucidità e consapevolezza al momento del fatto. La sentenza ha stabilito che un piano ben architettato è incompatibile con una presunta incapacità mentale. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Inammissibilità del ricorso: i rischi della genericità
La Corte di Cassazione ha sancito l'**inammissibilità del ricorso** presentato da un imputato condannato per il reato di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale (Art. 336 c.p.). La difesa aveva basato l'impugnazione sulla presunta mancanza della capacità di intendere e volere del soggetto al momento del fatto. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che il motivo di ricorso era del tutto generico, non confrontandosi minimamente con le argomentazioni espresse nella sentenza della Corte d'Appello. Di conseguenza, oltre al rigetto, è scattata la condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso: i criteri della Corte
La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per rapina. La decisione evidenzia come la mancanza di prove sulla capacità di intendere e volere e la tardiva richiesta di pene sostitutive rendano il ricorso aspecifico e non accoglibile in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: motivi non consentiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile proposto contro una sentenza della Corte d'Appello. I motivi, relativi a un presunto difetto di notifica e alla mancata ammissione di una perizia sulla capacità di intendere e volere, sono stati ritenuti manifestamente infondati e non consentiti in sede di legittimità. La decisione sottolinea che il rifiuto della notifica da parte dell'imputato e la valutazione discrezionale del giudice di merito sulla necessità di nuove prove non costituiscono validi motivi per un ricorso in Cassazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di un'ammenda.
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Ricorso inammissibile: Cassazione e perizia superflua
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per evasione. L'appello si basava sulla presunta mancanza di motivazione riguardo la sua capacità mentale. La Corte ha stabilito che i motivi erano una semplice ripetizione di argomenti già respinti in appello, dove una perizia era stata ritenuta completa e sufficiente, rendendo inutile una nuova valutazione.
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Capacità di intendere e volere: no a perizia inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, condannato per tentato omicidio, che lamentava la mancata disposizione di una perizia sulla sua capacità di intendere e volere. Secondo la Corte, la perizia non è necessaria quando, come nel caso di specie, mancano elementi concreti per dubitare della lucidità mentale dell'imputato, il quale aveva mostrato un comportamento coerente e consapevole sia subito dopo il fatto che durante le fasi processuali.
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Inammissibilità ricorso: quando è manifestamente infondato
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 9 settembre 2024, ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato. Il motivo, incentrato sulla richiesta di una nuova perizia sulla capacità di intendere e volere, è stato ritenuto manifestamente infondato e generico. La Corte ha sottolineato la coerenza della decisione impugnata con le valutazioni peritali già in atti, che escludevano un'infermità mentale. Di conseguenza, l'inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso inammissibile: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un individuo condannato per resistenza a pubblico ufficiale. L'appello si basava su una presunta incapacità di intendere e volere, ma la Corte ha ritenuto che i motivi fossero una mera ripetizione di argomenti già respinti in appello con motivazioni logiche. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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