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Capacità Contributiva

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221 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Accertamento induttivo: costi e annullamento parziale
L'Agenzia delle Entrate contesta a una concessionaria maggiori ricavi. La Cassazione, in un caso di accertamento induttivo, stabilisce che i costi presunti per l'acquisto della merce venduta devono essere riconosciuti. Tuttavia, annulla la sentenza d'appello perché ha cancellato l'intero accertamento invece di ridurlo parzialmente, rinviando per una nuova valutazione.
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Accertamenti bancari: deduzione costi è un diritto
Una società è stata oggetto di accertamenti bancari che hanno portato alla presunzione di maggiori ricavi basati su prelievi non giustificati. La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio fondamentale: il contribuente ha sempre diritto alla deduzione di una quota percentuale di costi relativi a tali ricavi presunti. Negare questa possibilità violerebbe il principio di capacità contributiva. La Corte ha quindi annullato la precedente decisione, rinviando il caso per la rideterminazione dei costi da dedurre.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione conferma
Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per redditi detenuti all'estero e non dichiarati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità del raddoppio termini accertamento basato sul solo obbligo di denuncia penale, indipendentemente dalla sua produzione in giudizio. La Corte ha inoltre ritenuto infondate le contestazioni sul calcolo del patrimonio e sulla riduzione delle sanzioni, stabilendo che la soglia di rilevanza penale va valutata al momento dell'accertamento.
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Reddito illecito: no tasse se c’è confisca penale
La Corte di Cassazione ha stabilito che un reddito illecito non può essere tassato se la confisca penale è avvenuta prima dell'emissione dell'avviso di accertamento. Nel caso specifico, un contribuente aveva percepito proventi illeciti nel 2013, confiscati nel 2014. L'Agenzia delle Entrate ha emesso l'accertamento solo nel 2017. La Corte ha annullato la pretesa fiscale, chiarendo che il presupposto per la tassazione è il possesso effettivo del reddito. Poiché la confisca ha sottratto tale possesso al contribuente prima della richiesta del Fisco, l'imposta non è dovuta.
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Occupazione abusiva: si paga l’ICI? Novità dalla Corte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11002/2025, ha rinviato a pubblica udienza un caso relativo al pagamento dell'ICI su un immobile soggetto a occupazione abusiva. La decisione è stata influenzata da una recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 60/2024) che ha esentato dal pagamento dell'IMU i proprietari di immobili occupati che abbiano sporto denuncia. La Cassazione dovrà ora valutare se tale principio possa estendersi anche all'ICI, mettendo in discussione l'orientamento precedente che obbligava comunque al pagamento.
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ICI immobile abusivo: paga il proprietario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 26166/2025, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo al pagamento dell'ICI (Imposta Comunale sugli Immobili) su un immobile abusivo. Il caso riguarda un proprietario di un terreno che si è visto notificare avvisi di accertamento per un fabbricato costruito a sua insaputa dal conduttore. Nonostante il proprietario avesse intrapreso un lungo percorso legale per rientrare in possesso del terreno e demolire l'opera, il principio di accessione lo rendeva formalmente proprietario e quindi soggetto passivo d'imposta. La Corte ha sospeso il giudizio e ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale, dubitando che l'imposizione del tributo in una situazione di spossessamento di fatto e assenza di godimento del bene violi i principi di capacità contributiva, ragionevolezza e tutela della proprietà.
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Accertamento d’ufficio: obbligo di dedurre i costi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 25702/2025, chiarisce che in caso di accertamento d'ufficio per omessa dichiarazione, l'Amministrazione Finanziaria ha l'obbligo di determinare, anche in via induttiva, i costi inerenti ai maggiori ricavi accertati. Omettere tale calcolo viola il principio costituzionale di capacità contributiva. La Corte ha quindi accolto il ricorso del contribuente su questo punto, cassando con rinvio la sentenza di merito che negava il riconoscimento dei costi in assenza di prove documentali.
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Accertamento d’ufficio: i poteri del Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una contribuente contro un accertamento d'ufficio per omessa dichiarazione dei redditi. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'operato dell'Amministrazione finanziaria, che in questi casi può avvalersi di poteri ampi, inclusa l'applicazione di presunzioni "super-semplici" per ricostruire il reddito. La decisione sottolinea che, sebbene il Fisco debba comunque tenere conto dei costi per rispettare la capacità contributiva, l'onere di fornire una prova contraria rigorosa spetta interamente al contribuente. Il ricorso è stato giudicato inammissibile anche per vizi procedurali, avendo mescolato diverse tipologie di censure.
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Accertamento induttivo: costi e onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8806/2025, ha rigettato il ricorso di una società contro un accertamento induttivo. L'amministrazione finanziaria aveva ricostruito il reddito d'impresa, non dichiarato dal contribuente, partendo da costi presunti e applicando una percentuale di ricarico. La Corte ha chiarito che, sebbene l'accertamento induttivo debba sempre considerare le componenti negative del reddito (i costi) per rispettare il principio di capacità contributiva, una volta che il Fisco ha effettuato una stima presuntiva di tali costi, spetta al contribuente fornire la prova di costi maggiori. Nel caso di specie, la società non ha fornito tale prova, rendendo legittima la ricostruzione operata dall'Agenzia delle Entrate.
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Accertamento induttivo: onere della prova sui costi
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento induttivo basato sulla percentuale di ricarico dell'anno precedente. Se l'amministrazione finanziaria ha già considerato presuntivamente i costi, spetta al contribuente fornire la prova di costi maggiori per ottenerne la deduzione. La mancata esibizione delle scritture contabili giustifica il ricorso a tale metodo di accertamento.
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Accertamento induttivo puro: onere della prova sui costi
Una società ha impugnato un avviso di accertamento basato su un metodo induttivo puro, sostenendo che il Fisco non avesse considerato adeguatamente i costi, tassando così il reddito lordo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che nell'accertamento induttivo basato su una percentuale di ricarico, i costi sono intrinsecamente inclusi nel calcolo. Pertanto, spetta al contribuente l'onere di provare l'esistenza di costi ulteriori e maggiori rispetto a quelli già considerati presuntivamente dall'amministrazione finanziaria.
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Accertamento induttivo puro: deduzione costi è d’obbligo
Un'impresa edile, soggetta a un accertamento fiscale per mancata esposizione dei redditi e assenza di scritture contabili, si è vista ricostruire il fatturato con metodo induttivo. L'Agenzia delle Entrate, però, aveva considerato solo i ricavi presunti, ignorando i costi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha cassato la sentenza di secondo grado, stabilendo un principio fondamentale: nell'accertamento induttivo puro, l'Amministrazione finanziaria ha il dovere di determinare non solo i ricavi, ma anche i relativi costi, se necessario in via presuntiva, per non violare il principio costituzionale della capacità contributiva.
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Accertamento sintetico cavalli: quando non fa reddito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2692/2025, ha stabilito un principio cruciale in materia di accertamento sintetico basato sul possesso di cavalli. La Corte ha chiarito che la mera proprietà di cavalli, anche se di razza pregiata come i purosangue, non è di per sé un indice sufficiente di maggiore capacità contributiva. Per legittimare un accertamento sintetico sui cavalli, è necessario che questi siano effettivamente adibiti a 'corsa' o 'equitazione', attività che implicano costi elevati. Il caso riguardava un contribuente a cui era stato contestato un maggior reddito per il possesso di alcuni equidi, che però erano fattrici e puledri. La Suprema Corte ha annullato la decisione della corte di merito, che aveva erroneamente dato peso alla razza anziché all'effettivo utilizzo degli animali.
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Imposta di registro decreto ingiuntivo: quando si paga?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5875/2025, ha chiarito che l'imposta di registro su un decreto ingiuntivo è dovuta in base alla sua natura esecutiva intrinseca, a prescindere dall'effettiva apposizione della formula esecutiva o dalla sua concreta esecuzione. Un accordo stragiudiziale tra le parti, volto a non eseguire il decreto, non è opponibile all'amministrazione finanziaria e non fa venir meno l'obbligo tributario, in quanto l'atto giudiziario rappresenta di per sé una manifestazione di capacità contributiva tassabile.
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Deduzione forfettaria costi: obbligo per il Fisco
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito un principio cruciale in materia di accertamenti fiscali. Se l'Agenzia delle Entrate presume un maggior reddito basandosi su versamenti in conto corrente (accertamento induttivo), è obbligata a riconoscere una deduzione forfettaria dei costi. Questa decisione, fondata sul principio costituzionale della capacità contributiva, mira a garantire che la tassazione avvenga su un reddito netto realistico. La Corte ha cassato la precedente sentenza e rinviato il caso per un nuovo calcolo che includa tale deduzione.
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Accertamento induttivo: costi sempre deducibili
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un accertamento induttivo basato su studi di settore, l'Agenzia delle Entrate deve sempre considerare i costi presuntivamente sostenuti per produrre i maggiori ricavi accertati. Ignorare tali costi viola il principio di capacità contributiva. Il caso riguardava una piccola pizzeria a cui era stato contestato un maggior reddito senza la dovuta deduzione dei costi correlati. La Corte ha cassato la sentenza precedente, affermando la necessità di una valutazione completa che includa anche i costi forfettari.
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Esenzione IMU immobile occupato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza 18936/2025, ha stabilito che non è dovuta l'IMU su un immobile abusivamente occupato se il proprietario ha sporto denuncia. A seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, che ha dichiarato illegittima la norma che imponeva il pagamento in tali casi, la Cassazione ha annullato la decisione di merito. Il caso riguardava una richiesta di pagamento IMU da parte di un Comune nei confronti di un'Azienda sanitaria proprietaria di un edificio occupato e successivamente posto sotto sequestro. La sentenza chiarisce che la perdita della disponibilità del bene esclude il presupposto impositivo, sancendo il diritto all'esenzione IMU immobile occupato e rinviando la causa al giudice di secondo grado per una nuova valutazione.
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IMU immobile occupato: la Cassazione conferma l’esenzione
Un'azienda sanitaria si opponeva al pagamento dell'IMU per un immobile occupato abusivamente e poi posto sotto sequestro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Comune, confermando che l'IMU su un immobile occupato non è dovuta. La decisione si fonda su una recente sentenza della Corte Costituzionale che esenta dal tributo i proprietari spogliati del possesso che abbiano sporto denuncia.
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IMU immobile occupato: esenzione per il proprietario
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18940/2025, ha stabilito che non è dovuto il pagamento dell'IMU su un immobile occupato abusivamente qualora il proprietario abbia sporto denuncia. La decisione si basa su una precedente pronuncia della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma che non prevedeva tale esenzione, in quanto la mera titolarità del bene, senza la sua disponibilità, non costituisce un indice di capacità contributiva. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza di appello che condannava la contribuente al pagamento, rinviando la causa per un nuovo esame.
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IMU immobile occupato: esenzione possibile?
Una società immobiliare ha contestato il pagamento dell'IMU per un edificio abusivamente occupato da terzi per oltre due anni. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha stabilito che l'imposta non è dovuta. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo imporre l'IMU su un immobile occupato, in quanto la perdita di disponibilità del bene fa venir meno la capacità contributiva del proprietario, presupposto fondamentale di ogni tributo.
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