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Cancellazione Dal Registro Delle Imprese

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220 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Società inattiva ma aperta alla liquidazione giudiziale
Una società in accomandita semplice e i suoi soci accomandatari hanno impugnato la dichiarazione di liquidazione giudiziale, sostenendo di aver cessato l'attività commerciale da anni e di aver solo concesso in locazione un immobile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che le società commerciali acquistano la qualità di imprenditore dal momento della costituzione, a prescindere dall'effettivo esercizio dell'attività. La cessazione di fatto o la scadenza del termine sociale non impediscono la liquidazione giudiziale; solo la formale cancellazione dal registro delle imprese fa decorrere il termine annuale per l'avvio della procedura. I ricorrenti sono stati inoltre condannati per lite temeraria.
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Cancellazione della società e crediti residui: gli eredi pagano
Una donna riceve un bene in eredità dal marito defunto, socio al 50% di una società di persone. Il socio superstite paga i debiti aziendali e, come liquidatore, fa causa alla donna per recuperare la quota del marito, nei limiti del valore del bene ereditato. Durante la causa, la società viene cancellata dal registro delle imprese. La donna sostiene che la cancellazione estingua il debito. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la cancellazione della società e crediti residui non comporta la perdita di questi ultimi, che si trasferiscono invece ai soci o ai loro eredi. La donna viene quindi condannata a pagare la quota dei debiti sociali.
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Cancellazione dal registro delle imprese: nullo il ricorso
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società di persone per violazioni fiscali. La società ha impugnato l'atto ottenendo l'annullamento nei primi gradi di giudizio. L'amministrazione finanziaria ha però fatto ricorso in Cassazione evidenziando che la società aveva effettuato la cancellazione dal registro delle imprese prima della notifica dell'atto e dell'avvio della causa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la cancellazione dal registro delle imprese determina l'estinzione della società e la perdita della sua capacità di stare in giudizio. Di conseguenza, il ricorso originario della società è stato dichiarato inammissibile, annullando senza rinvio le decisioni precedenti.
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Società cancellata: nullo il ricorso contro l’accertamento
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA nei confronti di una società di persone. La contribuente ha impugnato l'atto, ma l'Amministrazione finanziaria ha eccepito che si trattava di una società cancellata dal registro delle imprese prima della notifica dell'atto e dell'avvio del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la cancellazione determina la perdita immediata della capacità processuale. Di conseguenza, l'ex liquidatore non ha il potere di rappresentare l'ente estinto in giudizio. La Suprema Corte ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso originario, annullando senza rinvio le decisioni dei giudici di merito favorevoli alla contribuente. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Concordato minore negato all’ex imprenditore: vince il creditore
La Corte di Cassazione ha stabilito che la domanda di accesso alla procedura di concordato minore presentata da un imprenditore già cancellato dal registro delle imprese è sempre inammissibile. Nel caso di specie, i debitori (ex titolari di una ditta individuale cancellata) avevano proposto un piano di concordato minore di tipo liquidatorio, omologato nei primi gradi di giudizio. La società creditrice ha impugnato l'omologazione, sostenendo la violazione del Codice della Crisi d'Impresa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del creditore, chiarendo che il divieto previsto dalla legge ha carattere assoluto e letterale. Non rileva, quindi, la distinzione tra piano in continuità o liquidatorio. Di conseguenza, la Cassazione ha revocato l'omologazione del piano precedentemente concesso ai debitori, accogliendo definitivamente il reclamo del creditore.
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Correzione di errore materiale: avvocati pagati oltre la fine
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso per la correzione di errore materiale presentato dai difensori di una Società Cooperativa. Nel precedente giudizio, la Corte aveva condannato il Soggetto Privato al pagamento delle spese legali, omettendo però di disporre la distrazione delle stesse a favore dei legali della cooperativa, che si erano dichiarati distrattari. Il Soggetto Privato si è opposto alla correzione, eccependo la carenza di procura poiché la società era stata cancellata dal registro delle imprese prima della notifica del controricorso. La Suprema Corte ha respinto l'eccezione, rilevando che tale contestazione è preclusa dal giudicato e non può essere sollevata in sede di correzione. Di conseguenza, la Corte ha corretto il dispositivo disponendo il pagamento diretto delle spese ai difensori.
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Cancellazione della società e debiti tributari: pagano i soci
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per IVA e IRAP nei confronti dei soci di una società di persone dopo la sua cancellazione dal registro delle imprese. I giudici di secondo grado avevano ritenuto nulli gli atti poiché notificati successivamente all'estinzione della società. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la cancellazione della società e debiti tributari non comporta la cancellazione del debito fiscale. Si verifica infatti un fenomeno di successione: i debiti tributari della società estinta si trasferiscono direttamente ai soci, che ne rispondono nei limiti della propria responsabilità societaria. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Responsabilità dei soci per debiti tributari: lo scudo svanisce
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento IVA a un ex amministratore e socio al 10% di una società a responsabilità limitata ormai estinta. I giudici di merito avevano annullato l'atto, ritenendo che la società, dotata di personalità giuridica, fosse l'unica responsabile dei propri debiti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, dopo la cancellazione della società, si attiva la responsabilità dei soci per debiti tributari, i quali subentrano nei debiti nei limiti della propria quota. Inoltre, se la società si rivela una "società cartiera" creata solo come schermo fittizio per evadere le tasse a vantaggio del socio, decade lo schermo societario e le sanzioni colpiscono direttamente la persona fisica che ha beneficiato dell'illecito.
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Cancellazione dal registro delle imprese: Fisco ko per errore
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una decisione tributaria notificando il ricorso all'ex liquidatore di una società, sostenendo che l'ente fosse ormai cessato. Tuttavia, l'amministrazione finanziaria non ha fornito alcuna prova dell'effettiva cancellazione dal registro delle imprese, formalità indispensabile per determinare l'estinzione giuridica della società. La Corte di Cassazione ha chiarito che, senza la prova di tale adempimento, il ricorso notificato all'ex liquidatore è inammissibile per difetto di legittimazione passiva del destinatario. Di conseguenza, l'ente pubblico perde il ricorso e non può procedere con il recupero delle imposte contestate, confermando la vittoria del contribuente.
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Fisco ko: manca la cancellazione dal registro delle imprese
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a una societ a responsabilit limitata per costi ritenuti inesistenti. Dopo la decisione favorevole alla societ nei gradi di merito, il Fisco ha proposto ricorso per Cassazione notificandolo all'ex liquidatore, sostenendo che la societ fosse cessata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il Fisco non ha infatti fornito alcuna prova dell'avvenuta cancellazione dal registro delle imprese, formalit necessaria per determinare l'estinzione della societ . Senza tale prova, non ( possibile individuare la legittimazione passiva in capo all'ex liquidatore o ai soci come successori nel processo. Vince quindi l'ex liquidatore, poich) il ricorso del Fisco ( stato respinto senza esame del merito.
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Dichiarazione di fallimento: conta il registro, non la chiusura
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di fallimento di una società a responsabilità limitata in liquidazione, respingendo il ricorso dei soci. I ricorrenti sostenevano che l'attività fosse cessata anni prima e che i requisiti dimensionali escludessero la fallibilità. La Suprema Corte ha chiarito che il termine di un anno per la dichiarazione di fallimento decorre esclusivamente dalla cancellazione formale dal registro delle imprese, e non dalla semplice cessazione dell'attività. Inoltre, i soci non hanno fornito i bilanci degli anni successivi al 2012, non assolvendo all'onere di provare il mancato superamento delle soglie di fallibilità. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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Dichiarazione di fallimento: la cancellazione formale vince
Il Socio Accomandatario di una società in accomandita semplice ha impugnato la dichiarazione di fallimento della società, sostenendo che l'attività fosse cessata prima della formale cancellazione dal registro delle imprese e che vi fosse un unico creditore. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il termine di un anno per la dichiarazione di fallimento decorre esclusivamente dalla data di effettiva cancellazione formale dal registro delle imprese, non rilevando la precedente cessazione di fatto. Inoltre, l'esistenza di un solo creditore non esclude lo stato di insolvenza se il debito supera la soglia di legge e l'impresa non è in grado di pagare.
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Cancellazione della società e debiti fiscali: sanzioni azzerate
A seguito della cancellazione della società dal registro delle imprese, l'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento per maggiori imposte e sanzioni agli ex soci e all'ex liquidatore. La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sulla cancellazione della società e debiti fiscali. I giudici hanno stabilito che i debiti d'imposta si trasferiscono ai soci nei limiti di quanto riscosso in liquidazione, mentre l'ex liquidatore non ha legittimazione processuale per i debiti sociali della società estinta. Soprattutto, la Corte ha sancito l'intrasmissibilità delle sanzioni tributarie ai soci e al liquidatore dopo l'estinzione dell'ente. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato le sanzioni inflitte agli ex soci e ha escluso la responsabilità processuale dell'ex liquidatore per i debiti sociali.
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Cancellazione della società: i soci pagano i debiti fiscali
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava gli avvisi di accertamento emessi contro una società di capitali e i suoi soci, sul presupposto che la società fosse già estinta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la cancellazione della società non estingue i debiti fiscali. Si verifica invece un fenomeno di tipo successorio: le obbligazioni tributarie si trasferiscono direttamente ai soci. Di conseguenza, l'atto impositivo può essere validamente notificato ai singoli soci, che rispondono nei limiti di quanto riscontrato con la liquidazione. La Cassazione ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per un nuovo giudizio.
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Mandato professionale: paga l’ex liquidatore se la srl è chiusa
Un avvocato ha richiesto il pagamento delle proprie competenze professionali a un ex liquidatore per l'attività svolta nell'opposizione al fallimento di una società. L'ex liquidatore si è opposto, sostenendo di aver conferito il mandato professionale non a titolo personale, ma come rappresentante della società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ex liquidatore. I giudici hanno accertato che, al momento del conferimento dell'incarico, la società era già cancellata dal Registro delle Imprese da otto anni. Di conseguenza, la carica di liquidatore era cessata e il mandato professionale doveva intendersi conferito in proprio, per tutelare un interesse personale legato alle precedenti cariche societarie. L'ex liquidatore è stato quindi condannato a pagare personalmente i compensi dovuti al professionista.
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Debiti tributari della società estinta: Fisco vince contro soci
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che escludeva la responsabilità dei soci per i debiti tributari della società estinta, una s.r.l. a ristretta base partecipativa, a causa dell'assenza di attivo nel bilancio finale di liquidazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che, per le società a ristretta base sociale, opera la presunzione di attribuzione pro quota ai soci degli utili extracontabili non registrati, anche dopo la cancellazione dal registro delle imprese. Di conseguenza, l'assenza di ripartizioni ufficiali nel bilancio di liquidazione non impedisce all'amministrazione finanziaria di agire contro gli ex soci per il recupero delle imposte evase, gravando su questi ultimi l'onere della prova contraria.
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Notifica fallimento via PEC: valida per società cancellata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ex amministratore di una società a responsabilità limitata dichiarata fallita. Il ricorrente contestava la regolarità della notifica dell'istanza di fallimento, avvenuta dopo la cancellazione della società dal registro delle imprese. La Suprema Corte ha confermato la validità della notifica fallimento via PEC all'indirizzo precedentemente comunicato dalla società al registro delle imprese, anche se la società risulta già cancellata o in liquidazione. I giudici hanno inoltre respinto la contestazione sul termine annuale per la dichiarazione di fallimento, in quanto questione sollevata per la prima volta in sede di legittimità e richiedente accertamenti di fatto non consentiti in Cassazione. Di conseguenza, la dichiarazione di fallimento resta pienamente valida ed efficace.
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Rimborso IVA società cessata: il fisco perde dopo dieci anni
Un socio di una società di persone cancellata dal registro delle imprese ha impugnato il rifiuto dell'amministrazione finanziaria di rimborsare il credito d'imposta accumulato. L'Agenzia delle Entrate sosteneva che il diritto fosse decaduto per il mancato rispetto del termine di due anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che in caso di cessazione dell'attività non è possibile utilizzare il credito in compensazione. Di conseguenza, per il rimborso IVA società cessata non si applica il termine di decadenza biennale, bensì il termine di prescrizione ordinario di dieci anni. Il socio ottiene così il riconoscimento del diritto al rimborso delle somme spettanti, con condanna del fisco al pagamento delle spese di giudizio.
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Cancellazione della società dal registro delle imprese: debiti
Due ex soci di una società estinta avviano un pignoramento contro una banca per recuperare un credito accertato in giudizio. La banca si oppone all'esecuzione, sostenendo che la cancellazione della società dal registro delle imprese avesse estinto il credito e che vi fosse un errore sull'identità del debitore indicato nel titolo. La Corte d'Appello respinge l'opposizione ritenendo la questione della successione già coperta da precedente giudicato. La Cassazione, tuttavia, accoglie parzialmente il ricorso della banca: sebbene la cancellazione della società dal registro delle imprese non estingua il credito (che si trasferisce ai soci), il giudice d'appello ha omesso di esaminare l'eccezione sull'esatta identificazione del soggetto debitore. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Cancellazione della società dal registro delle imprese: no danni
Un socio e una società socia hanno avviato un'azione di responsabilità contro gli amministratori di una s.r.l., lamentando danni derivanti da finanziamenti e fideiussioni prestate. I giudici di merito hanno dichiarato inammissibile la richiesta poiché la s.r.l. era già stata cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Corte ha chiarito che la cancellazione della società dal registro delle imprese determina l'estinzione immediata del soggetto giuridico. Di conseguenza, la società perde la capacità di stare in giudizio, rendendo impossibile promuovere l'azione sociale di responsabilità. Eventuali vizi nella procedura di liquidazione non bloccano l'estinzione, a meno che non si provi che l'attività sia continuata concretamente anche dopo la cancellazione formale.
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