LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Beni Fungibili

38 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Bene fungibile, secondo la tradizione romanistica del diritto, è il termine che indica le res quae pondere numero mensura constant, cioè i beni non presi in considerazione nella loro individualità, ma, essendo intercambiabili vengono indicati solo nel genere e individuati per numero, peso, misura. I beni fungibili appartengono a una categoria astratta che rileva nella misura in cui possa essere pesata, misurata o enumerata. Ove siano presi in prestito beni fungibili se ne deve restituire una uguale qualità e quantità. In diritto italiano Ad esempio, tipico bene fungibile in senso giuridico è il denaro; infatti, qualora io debba ricevere una somma di denaro di € 100,00 che avevo precedentemente prestato, non importa se tale somma mi è corrisposta con 5 banconote da € 20,00 o con un'unica banconota da € 100,00, né ho interesse che la banconota restituita sia la medesima che avevo prestato. Ciò che davvero rileva, a meno che non sia diversamente disposto, è che mi ritorni la stessa quantità di denaro che avevo dato in prestito. Per bene fungibile, in ambito economico, si intende un bene sostituibile, nella soddisfazione del bisogno cui risulta collegato, con altri beni che svolgano sostanzialmente la medesima funzione economica, anche quando si tratti di succedanei (si pensi ad esempio al burro e alla margarina). Uno stesso bisogno, quindi, può essere soddisfatto da beni alternativi e differenti.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Petizione Ereditaria Denaro: La Cassazione Limita l’Azione sui Fondi
Un erede ha chiesto la restituzione di somme prelevate da un conto bancario del defunto da un parente, che poi ne ha trasferito una parte a un terzo. I giudici di merito avevano applicato la petizione ereditaria, condannando il parente e il terzo. La Corte di Cassazione ha chiarito che la petizione ereditaria denaro non si applica al denaro, considerato bene fungibile, né contro un terzo che ha ricevuto le somme dal primo accipiens. L'azione corretta è la ripetizione dell'indebito, esperibile solo contro chi ha ricevuto direttamente il pagamento non dovuto dalla banca. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Sequestro per equivalente: bloccato anche il denaro lecito
L Indagato ha subito il blocco di oltre ventiduemila euro sul proprio conto corrente in un momento successivo all esecuzione di una misura cautelare. La difesa ha sostenuto che il denaro, derivando da una transazione lecita e giunto sul conto dopo il presunto reato tributario, non potesse subire il blocco. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva. I giudici hanno chiarito che il sequestro per equivalente permette di bloccare somme di denaro entrate sul conto anche in data successiva ai fatti. Il denaro possiede una natura fungibile (sostituibile). La presunta provenienza lecita delle somme non impedisce il blocco delle giacenze per un valore corrispondente al profitto del reato non rintracciato. L Indagato ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Sequestro preventivo del denaro: leciti risparmi o profitto?
L'Indagata, accusata di associazione per delinquere finalizzata all'illecito commercio di farmaci, ha subito il sequestro preventivo del denaro presente su libretti postali, polizze e buoni fruttiferi. La difesa ha sostenuto che tali somme provenivano dai risparmi leciti donati dalla madre e non costituivano profitto del crimine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il denaro è un bene fungibile per sua natura. Pertanto, la misura cautelare sui conti fino a concorrenza del profitto illecito stimato è valida come sequestro diretto, a prescindere dall'origine lecita della specifica provvista monetaria posseduta.
Continua »
Peculato d’uso e denaro: esclusa la fattispecie più lieve
Un amministratore di sostegno si è appropriato di circa 34.000 euro appartenenti alla persona tutelata. Il giudice di merito ha qualificato l'illecito come peculato d'uso, applicando una pena ridotta a tre mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Procura Generale e ha annullato la decisione. I giudici hanno chiarito che il peculato d'uso non si applica mai alle somme di denaro. Il denaro costituisce infatti un bene fungibile (sostituibile con altri dello stesso valore) e chi lo spende non restituisce le medesime banconote ma solo una somma equivalente. L'appropriazione di denaro affidato per ragioni di ufficio integra sempre il reato più grave di peculato ordinario. Il fascicolo torna al giudice per una nuova determinazione.
Continua »
Riciclaggio di assegno alterato: da ricettazione a reato grave
L'Imputato ha ricevuto un assegno di provenienza illecita e ne ha modificato l'intestazione, inserendo il proprio nome al posto di quello del legittimo beneficiario. In seguito ha depositato il titolo in banca per incassare la somma. In sede giudiziaria, la difesa ha richiesto di derubricare il fatto nel reato meno grave di ricettazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la contraffazione del nome del beneficiario e il successivo incasso costituiscono appieno il reato di riciclaggio di assegno alterato, poiché tali azioni servono a ostacolare l'identificazione dell'origine illecita del denaro.
Continua »
Confisca tributaria e prescrizione: confermato il sequestro
L'amministratore di una società ometteva la presentazione della dichiarazione IVA per l'anno d'imposta 2007, evadendo oltre trecentomila euro. Il Tribunale lo condannava a un anno di reclusione e disponeva la confisca dell'importo evaso. La Corte di appello dichiarava il reato estinto per il decorso del tempo, ma confermava il sequestro definitivo della somma. L'imputato ricorreva per Cassazione sostenendo che l'estinzione del reato dovesse cancellare anche la misura patrimoniale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Il reato non era prescritto al momento della prima condanna, poiché il termine decorre novanta giorni dopo la scadenza ordinaria. Il giudice d'appello può confermare la misura patrimoniale accertando la responsabilità dell'imputato. Il tema della confisca tributaria e prescrizione vede prevalere il recupero delle somme illecite.
Continua »
Confisca diretta del profitto: denaro sottratto all’usuraio
L'Imputato per usura ha contestato la qualificazione della misura patrimoniale applicata su una somma di oltre diecimila euro, sostenendo che si trattasse di una misura per equivalente e non di una confisca diretta del profitto. Il ricorrente ha inoltre addotto l'avvenuta restituzione delle somme alla persona offesa da parte di un complice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che il denaro trovato nel patrimonio del responsabile del reato deve sempre subire la confisca diretta a causa della sua natura fungibile (interscambiabile). Trattandosi di un reato di usura, la misura patrimoniale è obbligatoria per legge. L'Imputato perde definitivamente la somma sequestrata e deve pagare le spese di giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Sequestro preventivo di denaro: ricorso valido anche a vuoto
Il Tribunale dichiarava inammissibile l'istanza di riesame proposta dall'indagato contro un decreto di sequestro preventivo di denaro. I giudici di merito ritenevano insussistente l'interesse a impugnare poiché la polizia giudiziaria non aveva trovato somme da vincolare materialmente. La Corte di Cassazione accoglie invece il ricorso del cittadino. I giudici di legittimità stabiliscono che l'ordine di sequestro preventivo di denaro crea una limitazione permanente e immediata sulla sfera patrimoniale del soggetto. Tale vincolo colpisce anche le entrate future e lecite della persona. L'indagato possiede pertanto un pieno e attuale interesse a contestare il provvedimento giudiziario davanti al tribunale del riesame, a prescindere dall'effettiva materiale esecuzione del blocco economico.
Continua »
Sequestro preventivo per bancarotta: confermato il blocco fondi
La Corte di Cassazione ha convalidato il sequestro preventivo per bancarotta emesso contro l'amministratrice di una società fallita, accusata di aver distratto oltre 1,2 milioni di euro tramite prelievi, bonifici e spese personali. La difesa contestava un errore materiale nel decreto iniziale del giudice e l'assenza della prova del nesso tra il denaro bloccato e l'illecito. I giudici supremi hanno chiarito che il tribunale del riesame può rettificare i meri errori materiali nel provvedimento. Inoltre, data la natura fungibile del denaro, il sequestro delle somme presenti nel patrimonio dell'indagata costituisce sequestro diretto del profitto del reato. Non serve dimostrare la derivazione illecita delle specifiche banconote, bastando la sussistenza dell'ingiusto arricchimento monetario.
Continua »
Tassa di soggiorno nel fallimento: no a restituzioni dirette
Un Comune ha richiesto la restituzione immediata delle somme incassate a titolo di tributo da un albergo poi fallito. L'ente locale sosteneva che il denaro fosse di proprietà pubblica e non un semplice credito concorsuale. I giudici di merito hanno respinto la richiesta semplificata, chiarendo la natura del rapporto obbligatorio. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso dell'ente. La gestione della tassa di soggiorno nel fallimento non consente scorciatoie restitutorie dirette sul denaro liquido. L'albergatore opera come responsabile del versamento e il Comune deve insinuarsi al passivo secondo le regole ordinarie.
Continua »
Sequestro di prevenzione: illecito il blocco del denaro lecito
Il caso riguarda il sequestro di prevenzione di una somma di denaro pari a circa 1.450 euro, accreditata sul conto corrente del Proposto successivamente all'esecuzione di un precedente blocco dei beni. La somma derivava dal rimborso di spese legali disposto dalla Corte dei Conti. La Corte d'Appello aveva confermato il sequestro ritenendo che il denaro, bene fungibile, si fosse confuso con il patrimonio già bloccato. La Cassazione ha accolto il ricorso del Proposto, annullando la decisione. I giudici hanno chiarito che le nuove norme sulla confisca per equivalente non si applicano retroattivamente ai procedimenti iniziati prima del 2017. Inoltre, per sequestrare somme depositate successivamente, occorre dimostrare con prove rigorose il collegamento con l'attività illecita passata, non potendosi applicare automaticamente i principi sulla confisca diretta del profitto da reato.
Continua »
Peculato d’uso: reato anche se il denaro viene restituito
Un amministratore di sostegno si è appropriato temporaneamente di somme di denaro prelevate dal conto corrente della persona assistita, utilizzandole per fini personali e restituendole dopo pochi giorni. In sede di patteggiamento, il fatto è stato qualificato come peculato ordinario. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la configurabilità del più lieve reato di peculato d'uso. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il peculato d'uso non è applicabile al denaro, in quanto bene fungibile. La restituzione del solo equivalente non esclude il reato principale, poiché non viene restituita la stessa identica cosa fisica originariamente sottratta.
Continua »
Sequestro preventivo per reati tributari: cassa o beni personali?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dall'Amministratore di una società e da un Co-indagato contro il sequestro preventivo per reati tributari emesso a loro carico. Il Co-indagato contestava la contemporanea aggressione del proprio patrimonio e di quello societario. La Corte ha chiarito che il provvedimento prevedeva una struttura mista legittima: prima l'aggressione diretta dei beni societari e, solo in caso di incapienza, il sequestro per equivalente sui beni personali. L'Amministratore contestava invece il sequestro di denaro contante trovato in sede un anno dopo il reato, ritenendo assente il nesso causale. I giudici hanno stabilito che il denaro, essendo bene fungibile, rappresenta sempre un profitto diretto del reato (sotto forma di risparmio di spesa) e può essere confiscato direttamente senza doverne dimostrare la specifica provenienza illecita.
Continua »
Pegno irregolare: la banca vince contro la confisca di Stato
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un Istituto di Credito contro la confisca di alcuni titoli finanziari (obbligazioni e BOT) concessi in garanzia da due società collegate a un soggetto socialmente pericoloso. Il Tribunale aveva qualificato la garanzia come pegno regolare, ritenendo i titoli individuati tramite codice ISIN. La Cassazione ha invece stabilito che i titoli dematerializzati sono beni fungibili non individualmente identificabili. Di conseguenza, l'operazione configura un pegno irregolare ai sensi dell'articolo 1851 del codice civile. Questo comporta il trasferimento della proprietà dei titoli alla banca prima del sequestro, rendendo la confisca inopponibile. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento, rinviando il caso al Tribunale per una nuova valutazione.
Continua »
Sequestro preventivo: conti in rosso ma il blocco è valido
Una società di servizi è stata coinvolta in un'indagine per frode fiscale a causa dell'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo delle somme sui conti correnti della società per oltre 132.000 euro. La difesa ha impugnato il provvedimento, sostenendo che le somme erano confluite sui conti solo successivamente alla commissione del reato e che, all'epoca dei fatti, i conti presentavano un saldo pari a zero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il denaro è un bene fungibile. Di conseguenza, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta è pienamente legittimo anche se colpisce somme depositate successivamente o di provenienza lecita, senza che sia necessario dimostrare un collegamento diretto con il reato. La società perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Sequestro preventivo per truffa: finto lavoro, vero reato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una lavoratrice contro il sequestro preventivo per truffa finalizzato alla confisca di circa ottomila euro. L'indagata era accusata di aver partecipato a un sistema truffaldino, simulando un rapporto di lavoro con una ditta priva di reale struttura e licenze commerciali, al solo scopo di percepire indebitamente indennità di sostegno al reddito. La difesa contestava la sussistenza del reato e del pericolo nel ritardo. I giudici di legittimità hanno confermato la misura cautelare, ribadendo che il ricorso per cassazione contro i sequestri è limitato alle sole violazioni di legge e che la natura fungibile del denaro giustifica pienamente il pericolo di dispersione, rendendo legittimo il blocco dei conti.
Continua »
Sequestro preventivo: sì al denaro, no ai titoli senza prove
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato contro il sequestro preventivo di conti correnti, azioni e quote societarie fino a 261.000 euro, disposto per l'ipotizzata distrazione di fondi da una società fallita. L'indagato contestava il nesso tra le somme e i beni sequestrati, sostenendo che il denaro fosse stato convertito in lingotti d'oro. La Cassazione ha confermato il sequestro preventivo sulle somme di denaro, qualificato come confisca diretta data la fungibilità del denaro. Tuttavia, ha annullato il sequestro con rinvio per i beni diversi dal denaro (titoli, azioni e quote), poiché il giudice di merito non ha motivato con certezza la corrispondenza tra il profitto del reato e tali beni. L'indagato ottiene quindi una parziale vittoria.
Continua »
Confisca per equivalente: tremano i beni dell’amministratore
L'Amministratore di una società viene condannato per il reato di omesso versamento IVA. I giudici dispongono la confisca diretta del denaro della società e, solo in via subordinata, la confisca per equivalente sui beni personali dell'imputato qualora il denaro societario non venga rinvenuto. L'Amministratore ricorre in Cassazione, lamentando la mancata dimostrazione preventiva dell'assenza di beni societari. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che l'obbligo di motivare l'impossibilità della confisca diretta sussiste solo se viene disposta fin da subito ed esclusivamente la confisca per equivalente. Nel caso di specie, la misura equivalente ha natura sussidiaria ed eventuale, da attuarsi solo in fase esecutiva se la ricerca dei beni societari fallisce.
Continua »
Rivendicazione di denaro nel fallimento: recupero totale
Il Cliente aveva affidato a una Società di Custodia ingenti somme di denaro per il conteggio e il trasporto. A seguito del fallimento della Società di Custodia, il Cliente ha chiesto la restituzione di oltre tre milioni di euro trovati nel caveau. Il Tribunale aveva concesso solo una parte della somma, ritenendo che il denaro fosse stato mescolato. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la rivendicazione di denaro nel fallimento è pienamente ammissibile se il contratto non trasferiva la proprietà del denaro e questo era tenuto separato dai beni del fallito. La Corte ha accolto il ricorso del Cliente, stabilendo che ha diritto alla restituzione dell'intera somma e non solo di una quota proporzionale, a meno che non vi sia un effettivo conflitto con altri clienti per insufficienza dei fondi.
Continua »
Sequestro preventivo di polizza vita: no al blocco senza riscatto
Il Tribunale di Avellino ha annullato il sequestro preventivo di una polizza assicurativa da circa 8.900 euro intestata a un cittadino accusato di aver ottenuto indebitamente il reddito di cittadinanza tramite false dichiarazioni. Il Pubblico Ministero ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la polizza fosse equiparabile al denaro contante e quindi sempre sequestrabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il sequestro preventivo di polizza vita non è automatico: la polizza non equivale a denaro liquido se presenta vincoli o penali che ne impediscono il riscatto immediato e totale. Di conseguenza, l'indagato ha ottenuto la restituzione della polizza.
Continua »