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Azione Di Responsabilità Degli Amministratori

6 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Azione di responsabilità degli amministratori: ricorso inammissibile
La vicenda trae origine dal fallimento di una società commerciale. Il curatore fallimentare ha promosso l'azione di responsabilità degli amministratori e dei sindaci per mala gestio e per la concessione di un prestito infruttifero in conflitto di interessi. I giudici di merito hanno condannato l'Amministratore e i Sindaci al risarcimento dei danni. In sede di Cassazione, il Sindaco ricorrente ha rinunciato al ricorso principale in seguito a una transazione. L'Amministratore ha invece insistito nel proprio ricorso incidentale. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per il ricorso principale e l'inammissibilità del ricorso dell'Amministratore. Quest'ultimo infatti non ha contestato la ragione fondamentale della sentenza d'appello, ossia la tardività del suo appello originario. L'Amministratore deve pagare le spese legali e il raddoppio del contributo unificato.
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Azione di responsabilità degli amministratori: stop ai creditori
Una banca creditrice ha citato in giudizio gli amministratori di una società cooperativa agricola per ottenere il risarcimento del credito non riscosso. Secondo l'istituto di credito, i vertici avevano depauperato il patrimonio societario continuando a fornire merci alle proprie aziende personali senza esigere i dovuti pagamenti. La Corte d'Appello ha condannato gli eredi dell'amministratore. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito annullando la condanna senza rinvio. La Suprema Corte ha chiarito che, con la dichiarazione di fallimento della società debitrice, il singolo creditore perde la possibilità di agire autonomamente: l'azione di responsabilità degli amministratori spetta infatti esclusivamente al curatore fallimentare a tutela della collettività dei creditori.
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Azione di responsabilità degli amministratori: decide l’Italia
Alcune società creditrici hanno citato in giudizio gli amministratori, i sindaci e il revisore dei conti di un'azienda debitrice ammessa al concordato preventivo. Le creditrici hanno promosso l'azione di responsabilità degli amministratori per ottenere il risarcimento del danno subito a causa dell'incapienza patrimoniale della debitrice. Un ex amministratore, residente in Svizzera, ha contestato la giurisdizione italiana richiedendo l'intervento delle Sezioni Unite della Cassazione. La Suprema Corte ha affermato la competenza del giudice italiano. Il danno si è verificato in Italia, dove l'azienda ha la sede legale e dove gli organi sociali hanno approvato bilanci infedeli e compiuto scelte gestorie distrattive. Inoltre, la presenza di più soggetti convenuti domiciliati in Italia giustifica un unico processo per evitare decisioni contrastanti.
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Azione di responsabilità degli amministratori: serve prova reale
Il Commissario Liquidatore di una società cooperativa ha promosso un'azione di responsabilità degli amministratori e dei sindaci per ottenere il risarcimento dei danni derivanti da cattiva gestione. Le accuse riguardavano la percezione indebita di fondi europei e la perdita di crediti dovuta alla mancanza di documenti contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della procedura concorsuale. I giudici hanno chiarito che spetta a chi agisce in giudizio dimostrare l'esistenza del danno reale e il nesso di causalità tra la condotta dei gestori e il pregiudizio subito. La semplice mancanza delle scritture contabili o la relazione del liquidatore non bastano a invertire l'onere della prova, né a dimostrare automaticamente il danno economico subito dalla società.
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Azione di responsabilità degli amministratori: risarciti i danni
Una società di costruzioni ha promosso l'azione di responsabilità degli amministratori contro i suoi ex gestori. Questi ultimi avevano firmato contratti di appalto svantaggiosi "chiavi in mano" senza la necessaria autorizzazione dell'assemblea dei soci, violando lo statuto. Inoltre, avevano accettato varianti ai lavori senza concordare un compenso aggiuntivo, causando un grave dissesto finanziario. Gli amministratori si sono difesi sostenendo che i soci avevano ripianato le perdite e che un'altra sentenza aveva qualificato diversamente i contratti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei gestori, confermando la loro condanna al risarcimento di oltre 1,3 milioni di euro. La Corte ha chiarito che il ripianamento delle perdite da parte dei soci serve a ricapitalizzare l'azienda ma non cancella il danno causato dalla cattiva gestione, né estingue il diritto della società al risarcimento.
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Azione di responsabilità degli amministratori: risarcimento
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due ex amministratori condannati a risarcire oltre 1,6 milioni di euro al fallimento della società per condotte di mala gestio e distrazione di fondi. I giudici hanno confermato la tempestività dell'azione di responsabilità degli amministratori, applicando il termine di prescrizione quindicennale previsto per il reato di bancarotta fraudolenta aggravata anziché quello quinquennale ordinario. La Corte ha inoltre chiarito che la sentenza di patteggiamento in sede penale non ha valore di giudicato nel processo civile, ma costituisce un indizio liberamente valutabile dal giudice insieme ad altre prove, come la consulenza tecnica d'ufficio. Di conseguenza, gli ex amministratori sono stati condannati in via definitiva al risarcimento e al pagamento delle spese processuali.
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