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Avviso Di Accertamento

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3854 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cartella di pagamento: il fisco sbaglia atto e perde il ricorso
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso una cartella di pagamento nei confronti della Società, basandola su un primo avviso di accertamento ritenuto definitivo. Tuttavia, l'ente impositore aveva notificato un secondo avviso di accertamento per le stesse imposte, sul quale pendeva ancora un contenzioso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società, rilevando che la cartella di pagamento faceva esplicito riferimento al secondo atto e non al primo. Di conseguenza, non essendosi ancora formato un titolo definitivo su tale secondo atto, la cartella di pagamento è stata dichiarata illegittima. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello e, decidendo nel merito, ha annullato la cartella esattoriale.
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Definizione agevolata: il Fisco perde la causa per il suo silenzio
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione favorevole al contribuente riguardante avvisi di accertamento per maggiore IVA negli anni 2006 e 2007. Durante il giudizio di Cassazione, Il Contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi del decreto legge 119/2018, pagando la prima rata e depositando la documentazione. Poiché l'amministrazione finanziaria non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la trattazione, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Le spese del giudizio restano a carico di chi le ha anticipate e non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.
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Comunicazione di irregolarità: il fisco sbaglia atto e perde
L'Amministrazione Finanziaria ha inviato una comunicazione di irregolarità a una società per recuperare un credito IVA acquistato tramite cessione di ramo d'azienda e ritenuto indebitamente compensato. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto per difetto di motivazione e perché l'ufficio avrebbe dovuto notificare un formale avviso di accertamento anziché utilizzare la procedura semplificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del fisco. L'ente impositore ha infatti contestato solo la carenza di motivazione, omettendo di impugnare la decisione sulla necessità dell'avviso di accertamento. Su questo punto si è formato il giudicato interno, determinando la vittoria definitiva del contribuente e la condanna del fisco alle spese.
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Indagini bancarie: il fisco vince anche senza allegare l’atto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una contribuente per l'anno 2007, contestando versamenti bancari non giustificati per oltre 66.000 euro. L'Ufficio ha quindi recuperato a tassazione un maggior reddito IRPEF, applicando sanzioni. La contribuente ha impugnato l'atto contestando, tra l'altro, la mancata allegazione dell'autorizzazione alle indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione per le indagini bancarie è un atto interno e la sua mancata allegazione non rende nullo l'accertamento. Inoltre, spetta al contribuente dimostrare che i versamenti sul conto corrente non costituiscono reddito imponibile. Di conseguenza, la contribuente perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Accertamento bancario: conti correnti e prestiti non giustificati
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una contribuente, recuperando a tassazione somme non dichiarate emerse da versamenti sul suo conto corrente. La contribuente ha impugnato l'atto sostenendo che i versamenti fossero restituzioni di prestiti personali e lamentando la mancata allegazione dell'autorizzazione alle indagini. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'accertamento bancario è pienamente valido anche se l'autorizzazione dell'ufficio non viene allegata all'atto notificato, trattandosi di un atto interno. Inoltre, spetta sempre al contribuente fornire la prova contraria analitica per superare la presunzione di imponibilità dei versamenti bancari non giustificati. Di conseguenza, la contribuente ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata: il medico chiude la lite contro il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un medico un avviso di accertamento per omessa dichiarazione di maggiori ricavi, basato su indagini finanziarie. Dopo che i giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo, l'Ufficio ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge n. 119 del 2018, provvedendo al regolare pagamento di quanto dovuto. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della procedura e ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un contribuente per interposizione fittizia di persona, ritenendo che avesse trasferito quote societarie ai figli tramite una società semplice per eludere le imposte sulla plusvalenza. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, rilevando che i proventi erano effettivamente confluiti sui conti dei figli. L'amministrazione ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha richiesto la sospensione del processo per aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie prevista dalla legge di bilancio. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del giudizio.
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Definizione agevolata: stop al fisco su auto e barche
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento sintetico nei confronti di una contribuente, presumendo un reddito superiore per l'anno 2007 basato su elementi indicativi di alta capacità contributiva, come il possesso di sei auto di grossa cilindrata, quattro case con mutuo, una barca a vela e collaboratori domestici. Dopo l'annullamento dell'atto nei primi due gradi di giudizio, l'amministrazione finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la contribuente ha aderito alla definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del Decreto Legge n. 119/2018. Poiché l'ufficio non ha opposto diniego e non è stata presentata istanza di trattazione nei termini, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Cessazione della materia del contendere: accordo Fisco-impresa
L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione contro una società di gestione idrica per il recupero di maggiore IVA relativa a diverse annualità. Durante il giudizio, l'ufficio finanziario ha proceduto all'autotutela parziale degli avvisi di accertamento impugnati. Di conseguenza, la società contribuente ha provveduto alla definizione agevolata della pendenza tributaria, pagando integralmente e tempestivamente le somme residue dovute. L'Agenzia delle Entrate ha quindi richiesto la chiusura del processo. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, dichiarando l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere e disponendo che le spese del processo rimanessero a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata: il debito si estingue e la causa si chiude
Una società di persone, ormai cancellata dal registro delle imprese, e i suoi soci ricevevano avvisi di accertamento per maggiori imposte. Successivamente, l'Agente della Riscossione notificava una cartella di pagamento basata su tali accertamenti. Il Socio impugnava l'atto e, durante il giudizio di Cassazione, decideva di aderire alla definizione agevolata (la cosiddetta rottamazione delle cartelle), pagando integralmente le rate previste. La Corte di Cassazione, verificata la regolarità dei pagamenti e la notifica della documentazione all'Agenzia delle Entrate, ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, la controversia si è conclusa senza una decisione sul merito, con le spese di giudizio a carico di chi le ha anticipate.
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Definizione agevolata della controversia: l’ente ferma il fisco
Un'associazione culturale ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria contestava la perdita della qualifica di ente non profit e l'omessa contabilizzazione di ricavi commerciali derivanti da eventi di intrattenimento. Dopo diversi gradi di giudizio, la causa è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio, l'associazione ha presentato istanza per avvalersi della definizione agevolata della controversia ai sensi della legge di bilancio. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Definizione agevolata: la Cassazione frena l’estinzione immediata
La Società ha impugnato gli avvisi di accertamento per imposte dirette e IVA relativi agli anni 1999 e 2000. Durante il giudizio di Cassazione, la contribuente ha presentato istanza per dichiarare l'estinzione del processo, documentando l'avvenuta definizione agevolata della cartella di pagamento e il relativo versamento. La Suprema Corte ha disposto il rinvio a nuovo ruolo per consentire all'Agenzia delle Entrate di verificare la regolarità del pagamento e confermare il perfezionamento della sanatoria.
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Avviso di accertamento tributario: la Cassazione ferma il Comune
Il Contribuente ha impugnato gli avvisi di accertamento per il pagamento della tassa sui rifiuti (TARSU, TARES e TARI) emessi dal Comune. Dopo il rigetto nei primi gradi di giudizio, il cittadino si è rivolto alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata celebrazione della pubblica udienza in appello e contestando l'insufficienza dei dati di calcolo negli atti impositivi. La Suprema Corte, ritenendo indispensabile esaminare l'intero fascicolo del processo di secondo grado per decidere, ha ordinato l'acquisizione dei documenti d'ufficio e ha rinviato la causa a una nuova udienza. L'avviso di accertamento tributario resta quindi sotto la lente dei giudici.
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Rettifica rendita catastale: valida anche senza sopralluogo
L'Agenzia delle Entrate ha emesso due avvisi di accertamento per la rettifica rendita catastale di due immobili a destinazione speciale (categorie D/1 e D/8), precedentemente proposte da una società tramite procedura Docfa. I giudici di merito hanno annullato gli atti per difetto di motivazione e mancanza di sopralluogo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Ufficio, stabilendo che per gli immobili speciali la stima diretta non richiede obbligatoriamente un sopralluogo fisico, potendo basarsi su risultanze documentali. Inoltre, l'obbligo di motivazione è attenuato poiché la procedura Docfa prevede una forte partecipazione del contribuente, rendendo l'atto facilmente conoscibile. La sentenza è stata cassata con rinvio per verificare la congruità della rendita.
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Notifica alle persone giuridiche: quando l’atto del Fisco nullo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento per omesso versamento IVA notificato a una societ. La notifica era stata eseguita tramite deposito postale per compiuta giacenza direttamente presso la sede dell'ente, in assenza di persone abilitate alla ricezione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la notifica alle persone giuridiche non pu perfezionarsi in forma impersonale tramite deposito ex art. 140 c.p.c. qualora la sede sia chiusa o priva di addetti. In questi casi, falliti i tentativi presso la sede, la notifica deve essere necessariamente indirizzata alla persona fisica del legale rappresentante. Di conseguenza, la notifica originaria stata dichiarata nulla e la societ ha vinto definitivamente la causa, con condanna dell'ente impositore al pagamento delle spese processuali.
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Notifica avviso di accertamento valida anche senza firma
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un atto impositivo nei confronti di una società, notificandolo al legale rappresentante. Il destinatario ha impugnato l'atto sostenendo di non averlo mai ricevuto, poiché la firma sull'avviso di ricevimento della raccomandata informativa (CAD) mancava. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità della notifica avviso di accertamento. I giudici hanno chiarito che, in caso di assenza del destinatario, la notifica si perfeziona per compiuta giacenza dopo dieci giorni dal deposito del plico in posta e dall'immissione dell'avviso nella cassetta delle lettere. Non occorre la firma del destinatario sulla raccomandata informativa per dimostrare la ricezione legale dell'atto.
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Notifica dell’avviso di accertamento: ko il fisco senza ricevuta
L'Azienda ha impugnato un estratto di ruolo e il relativo avviso di accertamento per tasse non pagate, sostenendo di non aver mai ricevuto la notifica dell'atto. L'Agenzia delle Entrate ha cercato di dimostrare la regolarità della notifica, avvenuta per temporanea irreperibilità del destinatario, producendo documenti interni del Comune anziché l'avviso di ricevimento della raccomandata informativa (C.A.D.). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Azienda, stabilendo che la notifica dell'avviso di accertamento non può essere provata con documenti equivalenti, ma richiede tassativamente la produzione in giudizio della ricevuta di ritorno della raccomandata. Di conseguenza, l'accertamento è stato annullato e l'amministrazione finanziaria è stata condannata a pagare le spese legali.
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Giudicato esterno: il Fisco vince se manca la prova della sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha emesso sanzioni contro una società in liquidazione a seguito di un avviso di accertamento per costi fittizi e IVA indetraibile. I giudici d'appello hanno annullato le sanzioni, ritenendo che l'accertamento presupposto fosse già stato annullato con sentenza definitiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, chiarendo che chi eccepisce il giudicato esterno deve dimostrare il passaggio in giudicato tramite apposita certificazione di non impugnabilità. Nel caso specifico, la sentenza presupposta era ancora impugnabile e non definitiva. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Notifica dell’avviso di accertamento: scontro sui tempi di invio
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per un maggior reddito nei confronti di un professionista. Il contribuente ha impugnato l'atto contestando la regolarità e la tempestività della notifica, sostenendo di risiedere in un luogo diverso da quello in cui è stato consegnato l'atto. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha sospeso la decisione e ha rimesso la causa sul ruolo. I giudici attendono la pronuncia delle Sezioni Unite sulla complessa questione della scissione dei termini per la notifica dell'avviso di accertamento tramite servizio postale. Questa decisione stabilirà se l'azione del fisco sia tempestiva o prescritta.
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Prescrizione contributi INPS: l’accertamento fiscale blocca i termini
L'Istituto Previdenziale ha richiesto il pagamento di contributi omessi sul reddito eccedente il minimale per gli anni dal 1998 al 2001. Il Contribuente sosteneva che il diritto fosse prescritto, ritenendo che gli avvisi di accertamento dell'Agenzia delle Entrate non avessero interrotto la prescrizione in favore dell'ente previdenziale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'ente, stabilendo che la notifica dell'avviso di accertamento da parte dell'Agenzia delle Entrate interrompe validamente la prescrizione contributi INPS anche a favore dell'ente previdenziale, se effettuata prima della scadenza del termine. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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