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Avviso Di Accertamento

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3854 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Fisco battuto: stop con definizione agevolata delle liti pendenti
L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso contro La Contribuente per contestare una sentenza favorevole a quest'ultima riguardante tasse non pagate (Ires, Iva, Irap) per l'anno 2007. La Contribuente ha chiesto la sospensione del giudizio per poter accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo fino al 10 ottobre 2023. Entro tale data, La Contribuente dovrà depositare la domanda di sanatoria e la prova del pagamento della prima rata o dell'intero importo dovuto per chiudere definitivamente la controversia.
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Rimborso IVA: il Fisco perde la sfida dei dieci anni
L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso IVA richiesto dagli eredi di un contribuente, sostenendo il superamento del termine di decadenza biennale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che se il credito d'imposta deriva da una sentenza passata in giudicato (anche se di annullamento di un accertamento), non si applica il termine di decadenza di due anni. Al contrario, si applica il termine di prescrizione ordinario di dieci anni previsto per l'attuazione delle sentenze definitive. Di conseguenza, gli eredi hanno diritto a ottenere il rimborso.
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Definizione agevolata: stop alla causa tra Fisco e contribuente
Una società impugnava un avviso di accertamento per imposte non dichiarate su plusvalenze immobiliari. I giudici di merito annullavano l'atto per decadenza dei termini da parte dell'amministrazione finanziaria. L'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società contribuente presentava istanza per avvalersi della definizione agevolata prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione del processo e il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della tregua fiscale.
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Riscossione provvisoria: se l’accertamento cade la cartella muore
Il Contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa in via provvisoria a seguito di un avviso di accertamento per Irpef, Irap e Iva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che la riscossione provvisoria perde efficacia se l'atto impositivo presupposto viene annullato, anche parzialmente o con sentenza non definitiva. Poiché l'accertamento originario era stato parzialmente cassato, anche la cartella di pagamento correlata perde la sua validità per le somme non più dovute. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per una nuova decisione.
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Legittimazione processuale del fallito: l’ex amministratore perde
Una società di noleggio attrezzature sportive, poi dichiarata fallita, riceveva tre avvisi di accertamento per imposte non pagate. L'ex amministratore impugnava gli atti qualificandosi come legale rappresentante. L'Agenzia delle Entrate eccepiva il difetto di rappresentanza. La Corte di Cassazione ha chiarito che la legittimazione processuale del fallito spetta eccezionalmente al contribuente in caso di inerzia del curatore. Tuttavia, nel caso di specie, il soggetto legittimato a rappresentare la società fallita (già in liquidazione) era unicamente l'ex liquidatore e non l'ex amministratore. Di conseguenza, i ricorsi originari sono stati dichiarati inammissibili, confermando la pretesa del fisco.
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Legittimazione del liquidatore: no al ricorso se la società è estinta
Un ex liquidatore ha impugnato un avviso di accertamento fiscale emesso nei confronti di una società già cancellata dal registro delle imprese. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la cancellazione della società fa venir meno la legittimazione del liquidatore a rappresentare l'ente ormai estinto. Di conseguenza, l'ex liquidatore non ha il potere di impugnare l'atto impositivo in proprio o per conto della società. I debiti fiscali residui si trasferiscono direttamente ai soci, che diventano i veri destinatari delle pretese del fisco. La Cassazione ha quindi chiarito che la legittimazione del liquidatore cessa definitivamente con l'estinzione della società, rendendo inammissibile qualsiasi sua iniziativa giudiziaria successiva contro gli atti del fisco rivolti alla società.
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Accertamento basato su valori OMI: il Fisco vince con gli indizi
L'Agenzia delle Entrate ha rettificato le tasse di una società immobiliare e dei suoi soci, contestando la vendita di alcuni immobili a prezzi inferiori rispetto al valore reale. Il giudice d'appello ha annullato in parte gli atti impositivi, ritenendo che l'ufficio si fosse basato solo sulle quotazioni dell'Osservatorio del Mercato Immobiliare. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che un accertamento basato su valori OMI non può reggersi solo su queste statistiche, ma è valido se l'amministrazione finanziaria unisce alle quotazioni altri indizi gravi, precisi e concordanti, come annunci di vendita, indagini bancarie e mutui di importo superiore al prezzo dichiarato. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame complessivo delle prove.
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Sequestro preventivo di azienda: la notifica va all’imprenditore
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per tasse non pagate nel 2007 nei confronti di un imprenditore. Nel 2012, l'attività dell'imprenditore è stata sottoposta a sequestro preventivo di azienda. L'atto impositivo è stato notificato direttamente all'imprenditore e non al custode giudiziario. I giudici di merito avevano annullato l'atto, ritenendo che la notifica dovesse essere effettuata al custode. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che per gli anni d'imposta precedenti al sequestro il contribuente resta l'imprenditore. Di conseguenza, la notifica effettuata direttamente a quest'ultimo è pienamente valida ed efficace. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Avviso di accertamento nullo se manca la prova della delega
Il Contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per imposte dirette e IVA, contestando la validità della firma apposta da un funzionario delegato dal Direttore Provinciale, poiché l'Amministrazione Finanziaria non aveva prodotto in giudizio la relativa delega di firma. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che, in caso di contestazione della legittimazione del firmatario diverso dal dirigente, spetta all'Amministrazione Finanziaria l'onere di dimostrare il corretto esercizio del potere producendo la delega in giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza d'appello favorevole al fisco e ha rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per una nuova valutazione.
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Autonoma organizzazione IRAP: l’agente vince contro il fisco
Un agente di commercio monomandatario ha impugnato tre avvisi di accertamento IRAP, sostenendo l'assenza del presupposto dell'autonoma organizzazione IRAP. I giudici di merito avevano respinto il ricorso basandosi sull'alto valore dei costi, dei beni strumentali e sull'indicazione errata di un collaboratore familiare negli studi di settore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la sussistenza dell'autonoma organizzazione IRAP non può essere desunta dal semplice valore assoluto dei costi o dei compensi, né da errori materiali negli studi di settore. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza con rinvio per un nuovo esame.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: pace fatta col fisco
Una società di capitali ha impugnato un avviso di accertamento per maggiori imposte IRES, IRAP e IVA relative all'anno 2004. Durante la pendenza del giudizio in Cassazione, la contribuente ha presentato domanda per la definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi della Legge 130/2022, provvedendo al pagamento degli importi dovuti. L'Agenzia delle Entrate ha confermato il regolare versamento e ha aderito alla richiesta di chiusura del contenzioso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate. La decisione conferma l'efficacia della sanatoria fiscale per porre fine alle pendenze tributarie in corso.
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Integrazione del contraddittorio: fisco contro associazioni
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro diverse associazioni sportive dilettantistiche e i loro legali rappresentanti, contestando la perdita dei benefici fiscali della Legge 398/1991 e prelievi ingiustificati dai conti correnti. Dopo il rigetto dei ricorsi in appello, le associazioni hanno proposto ricorso in Cassazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che nel giudizio di legittimità non erano stati citati tutti i legali rappresentanti che avevano partecipato al grado precedente. Trattandosi di cause tra loro dipendenti, la Cassazione ha disposto l'obbligatoria integrazione del contraddittorio nei confronti dei soggetti mancanti entro sessanta giorni, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire la regolare prosecuzione del processo.
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Definizione agevolata: la Cassazione ferma la lite sull’IVA
Una società ha impugnato un avviso di accertamento con cui l'Amministrazione Finanziaria contestava l'indebita detrazione IVA per operazioni ritenute inesistenti relative all'anno 2009. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società contribuente ha richiesto la sospensione del processo per poter accedere alla definizione agevolata delle liti pendenti, prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Suprema Corte, preso atto della richiesta formulata ai sensi della normativa vigente, ha accolto l'istanza disponendo la sospensione del giudizio e il rinvio della causa a nuovo ruolo.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop al processo
Una società commerciale riceveva un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate contestava la deducibilità di alcuni costi aziendali ai fini Ires, Irap e Iva per l'anno 2005. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia giungeva in Cassazione. La società contribuente presentava istanza di sospensione del processo per poter accedere alla definizione agevolata delle liti tributarie prevista dalla Legge di Bilancio 2023. La Corte di Cassazione, verificata la sussistenza dei requisiti di legge, ha disposto la sospensione del giudizio, rinviando la causa a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della sanatoria fiscale.
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Difetto di legittimazione: l’ex amministratore perde la causa
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a una società, consegnandolo nelle mani dell'ex amministratore, cessato dalla carica da cinque anni e regolarmente iscritto nel Registro delle Imprese. L'ex amministratore ha impugnato l'atto contestando il proprio difetto di legittimazione. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'obbligo di verificare il rappresentante legale spetta al Fisco tramite consultazione del registro pubblico. Tuttavia, poiché l'atto era diretto alla società e non all'ex amministratore a titolo personale, quest'ultimo non aveva il potere di agire in giudizio. La Suprema Corte ha quindi dichiarato l'inammissibilità del ricorso originario per difetto di legittimazione ad agire, stabilendo che solo la società destinataria avrebbe potuto far valere il vizio di notifica.
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Definizione agevolata delle controversie: i soci battono il fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a due fratelli soci un ingente finanziamento infruttifero a favore della propria società, ritenendolo sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. I contribuenti si sono difesi sostenendo che le somme provenivano da prestiti di parenti e amici. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta in Cassazione. Nelle more del giudizio, i contribuenti hanno aderito alla definizione agevolata delle controversie ai sensi del Decreto Legge 119/2018, pagando la prima rata. Poiché l'ente impositore non ha notificato alcun diniego nei termini di legge, la Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. Di conseguenza, i contribuenti vincono la causa evitando il recupero fiscale originario, e le spese di lite restano a carico di chi le ha anticipate.
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Cessione di ramo d’azienda: sì all’imposta, ma sanzioni ridotte
L'Amministrazione Finanziaria ha riqualificato la vendita e il noleggio di autocarri tra due imprese come una cessione di ramo d'azienda, recuperando a tassazione l'IVA detratta dalla Società Acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato questa riqualificazione, stabilendo che il passaggio di beni idonei a proseguire l'attività di trasporto configura un trasferimento aziendale soggetto a imposta di registro e non a IVA. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni, stabilendo l'applicazione retroattiva del principio del favor rei grazie alle riforme più favorevoli entrate in vigore successivamente. La causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per ricalcolare le sanzioni applicabili.
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Cessione di ramo d’azienda: quando l’IVA diventa indetraibile
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società di autotrasporti la detrazione dell'IVA su operazioni di acquisto e locazione di autocarri. Secondo il fisco, l'operazione non consisteva in singole vendite, ma in una vera e propria cessione di ramo d'azienda, soggetta all'imposta di registro e non all'IVA. La Corte di Cassazione ha confermato questa interpretazione, rigettando il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che il trasferimento di un insieme organizzato di beni idoneo a proseguire l'attività d'impresa configura una cessione di ramo d'azienda. Di conseguenza, l'IVA non era dovuta e la relativa detrazione operata dalla società acquirente è stata considerata indebita. La società ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Annullamento della cartella di pagamento: ko il consorzio
Un Consorzio di bonifica ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato una cartella di pagamento per contributi consortili degli anni 2005 e 2006. La contribuente ha eccepito che l'avviso di pagamento originario, su cui si fondava la cartella, era già stato definitivamente annullato con una precedente sentenza passata in giudicato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Consorzio, confermando che l'annullamento definitivo dell'atto presupposto comporta automaticamente l'annullamento della cartella di pagamento. La cartella perde infatti ogni efficacia esecutiva se viene meno il titolo impositivo su cui si basa. Di conseguenza, il Consorzio è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Definizione agevolata: il Fisco si ferma e la causa si estingue
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro un contribuente per imposte non pagate. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Nel corso del processo, il contribuente ha chiesto di aderire alla definizione agevolata delle controversie tributarie. Entrambe le parti hanno quindi richiesto la cessazione della materia del contendere. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio, stabilendo che le spese restano a carico di chi le ha anticipate e che l'amministrazione pubblica non deve versare il raddoppio del contributo unificato.
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