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Avviso Di Accertamento

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3854 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Esenzione IMU abitazione principale e coniugi con residenze diverse
Un Comune ha negato l'esenzione IMU abitazione principale a una contribuente per l'anno 2013. L'ente locale contestava la diversa residenza del marito, residente e dimorante in un altro comune. La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni dei giudici tributari precedenti, recependo la storica pronuncia n. 209/2022 della Corte Costituzionale. I Supremi Giudici hanno stabilito che il beneficio fiscale spetta al possessore che dimora abitualmente e risiede nell'immobile, a prescindere dal luogo in cui risiede il coniuge. La Suprema Corte ha annullato definitivamente l'atto impositivo del Comune.
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Lite tributaria e ricarico Fisco: ammessa la chiusura agevolata
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente maggiori imposte a titolo di IRPEF, IRAP e IVA per l'anno 2001, ricostruendo i ricavi attraverso una percentuale di ricarico sulle merci vendute. Dopo alterne vicende giudiziarie, i giudici di merito hanno ritenuto valido l'accertamento presuntivo del Fisco. Il contribuente ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il contribuente ha formalmente manifestato la volontà di aderire alla definizione agevolata della lite tributaria introdotta dalla riforma fiscale, chiedendo di bloccare il procedimento. La Suprema Corte ha accolto la richiesta, disponendo la sospensione immediata della causa e rinviando il fascicolo alla sezione ordinaria.
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Rettifica della rendita catastale: vince il Fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso per la rettifica della rendita catastale proposta da un contribuente tramite procedura DOCFA. Il contribuente ha impugnato l'atto e i giudici di merito hanno annullato l'accertamento per presunta carenza di motivazione, lamentando l'assenza di un confronto dettagliato con altri immobili. La Corte di Cassazione ha ribaltato l'esito accogliendo il ricorso del Fisco. I giudici supremi hanno chiarito che, se l'Ufficio accetta i dati di fatto indicati dal cittadino ma modifica solo la stima economica, l'obbligo di motivazione è soddisfatto con l'indicazione della nuova classe e dei parametri oggettivi. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Rettifica della rendita catastale: scontro tra Fisco e impresa
Una società proprietaria di un immobile produttivo ha presentato una dichiarazione DOCFA per ottenere la rettifica della rendita catastale. L'azienda intendeva scorporare i macchinari industriali dal calcolo fiscale, come previsto dalle novità normative sui cosiddetti macchinari imbullonati. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato la rideterminazione e ha confermato i valori originari per carenza di novità oggettive. La Commissione Tributaria Regionale ha respinto l'appello della società, ritenendo indimostrata l'inclusione pregressa di tali impianti nella stima. La società ha quindi promosso ricorso per cassazione per contestare la rigida interpretazione dei giudici territoriali. La Corte di Cassazione, rilevata la complessità della questione giuridica e l'assenza di immediata evidenza decisoria, ha rinviato la trattazione del giudizio alla sezione tributaria ordinaria per un esame approfondito.
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Notifica ricorso posta privata: ricorso tardivo e vittoria fisco
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente maggiori imposte Irpef relative a incrementi patrimoniali non giustificati. Il contribuente ha impugnato l'atto notificando il ricorso tramite un servizio postale privato prima della riforma del 2017. I giudici di merito hanno annullato la pretesa fiscale. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito. I giudici hanno chiarito che la notifica ricorso posta privata svolta prima della liberalizzazione privava l'atto della certezza legale sulla data di spedizione. L'Ufficio ha ricevuto il ricorso oltre il termine di sessanta giorni dalla notifica dell'avviso. La costituzione in giudizio dell'ente impositore sana la nullità solo al momento della ricezione materiale. L'accertamento della tardività ha determinato l'inammissibilità del ricorso originario.
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Debito pagato e sanzioni nulle: l’incertezza normativa tributaria
Il Concessionario per la riscossione comunale ha notificato a una Società energetica due avvisi di accertamento per il pagamento dell'ICI, contestando la mancata valorizzazione catastale di alcune turbine industriali e applicando ingenti sanzioni. La Società contribuente ha prontamente saldato le imposte e gli interessi contestati, impugnando tuttavia le sole sanzioni pecuniarie. I giudici hanno annullato le sanzioni e la Corte di Cassazione ha confermato tale esito. I Supremi Giudici hanno riconosciuto la presenza di una oggettiva incertezza normativa tributaria sui criteri di calcolo della rendita per tali impianti. Tale oscurità legislativa, unita alla comprovata buona fede e condotta collaborativa dell'impresa verso gli uffici catastali, esclude qualunque colpevolezza e cancella integralmente le sanzioni richieste.
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Cessioni intracomunitarie: necessaria la prova del trasporto estero
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale l'omesso versamento dell'IVA per fatture emesse in regime di non imponibilità. L'amministrazione finanziaria ha ritenuto indimostrata l'effettiva uscita dei prodotti dall'Italia verso un altro Paese dell'Unione Europea. L'azienda ha sostenuto di aver assolto i normali adempimenti formali, tra cui la compilazione dei modelli INTRASTAT. La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contribuente. Il collegio ha stabilito che, in materia di cessioni intracomunitarie, spetta tassativamente al venditore fornire la prova tangibile e documentale dell'effettivo trasferimento fisico delle merci oltre il confine nazionale.
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Accertamento del socio nullo senza la presenza della società
L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento al socio di una società in nome collettivo, imputandogli un maggior reddito di partecipazione per l'anno 2015. Il socio ha fatto ricorso autonomamente, vincendo nei primi due gradi di giudizio poiché i giudici si sono uniformati a una decisione favorevole ottenuta separatamente dalla società. L'amministrazione finanziaria ha quindi presentato ricorso in Cassazione. I Supremi Giudici hanno rilevato d'ufficio la nullità radicale dell'intero processo a causa del mancato rispetto del litisconsorzio necessario delle società di persone. Poiché il reddito della società e quello dei soci sono strettamente legati, il giudizio tributario doveva obbligatoriamente coinvolgere sia l'ente che tutti i singoli componenti della compagine sociale. La Corte ha cassato la decisione impugnata e rinviato la controversia al primo grado per integrare tutte le parti.
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Frode fiscale e onere della prova: la carta non salva l’azienda
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società fornitrice la vendita di gasolio agricolo agevolato a un acquirente fittizio, gestito da un prestanome privo di risorse e mezzi di trasporto. I giudici d'appello avevano annullato l'accertamento valorizzando la semplice regolarità formale dei documenti aziendali e un'archiviazione penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I Supremi Giudici hanno chiarito i principi in tema di frode fiscale e onere della prova. Il contribuente non può limitarsi a verifiche formali quando l'amministrazione fornisce indizi gravi e precisi sull'interposizione fittizia. L'impresa deve dimostrare l'effettiva diligenza commerciale.
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Definizione agevolata delle liti pendenti: Fisco fermato
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società assicurativa la deducibilità di riserve sinistri per milioni di euro, emettendo tre avvisi di accertamento IRES e IRAP per l'anno 2004. La contribuente ha impugnato gli atti e ottenuto ragione nei primi due gradi di giudizio. L'Amministrazione finanziaria ha quindi presentato ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società ha presentato domanda di definizione agevolata delle liti pendenti ai sensi del D.L. 119/2018, versando gli importi previsti. L'ente impositore non ha notificato alcun diniego entro i termini di legge e nessuna delle parti ha richiesto la prosecuzione della causa. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'estinzione del giudizio e la cessazione della materia del contendere, disponendo che ciascuna parte sostenga le spese processuali anticipate.
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Definizione agevolata della lite: stop al fisco in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società e ai soci la mancata dichiarazione di ricavi per diverse annualità, richiedendo il pagamento di maggiori imposte. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la causa è approdata dinanzi alla Corte di Cassazione. I contribuenti hanno quindi presentato la domanda di definizione agevolata della lite prevista dalla legge speciale, versando regolarmente la prima rata. L'Amministrazione finanziaria non ha respinto la richiesta entro i termini previsti e nessuna delle parti ha chiesto la discussione della causa. La Suprema Corte ha pertanto dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere. Le spese del processo sono rimaste a carico di chi le aveva anticipate.
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Tassazione e risarcimento per perdita di chance: no all’IRPEF
Una lavoratrice della sanità pubblica ha raggiunto un accordo transattivo con l'ente datore di lavoro, ottenendo una somma a titolo di risarcimento per la mancata possibilità di progressione e sviluppo della propria carriera. L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per tassare tale importo come reddito da lavoro dipendente. La contribuente ha impugnato l'atto sostenendo la natura non imponibile dell'indennizzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando che il risarcimento per perdita di chance ristora un danno emergente e non sostituisce stipendi non percepiti. Di conseguenza, queste somme non costituiscono reddito e non sono soggette a imposizione fiscale.
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Decadenza accertamento TARSU: termini e scissione notifica
L'ente di riscossione ha emesso un avviso di accertamento contro una società per recuperare la tassa sui rifiuti relativa agli anni 2011 e 2012, contestando una dichiarazione inesatta sulle superfici dei locali. I giudici di merito hanno annullato l'atto per entrambi gli anni per intervenuta decadenza accertamento TARSU. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della pretesa per l'annualità 2011, poiché il termine quinquennale era spirato prima dell'invio. Al contrario, la Suprema Corte ha salvato l'atto per l'anno 2012: la spedizione postale è avvenuta entro il 31 dicembre del quinto anno, risultando tempestiva grazie al principio della scissione degli effetti della notificazione, indipendentemente dalla data di ricezione da parte dell'azienda.
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Rettifica della rendita catastale: nulla l’IMU senza notifica
Un Ente Locale ha notificato a un cittadino un avviso di accertamento per richiedere una maggiore imposta municipale (IMU) relativa all'anno 2012. L'Ente ha calcolato l'imposta raddoppiando d'ufficio la rendita proposta dal contribuente tramite la procedura informatica di accatastamento. Il proprietario ha impugnato la richiesta, eccependo che la rettifica della rendita catastale non gli era mai stata formalmente notificata. Dopo una decisione d'appello favorevole all'amministrazione, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente. I giudici hanno chiarito che l'atto impositivo non può fungere da notifica della nuova rendita, la quale acquista efficacia solo dal momento in cui viene autonomamente e preventivamente recapitata al cittadino.
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Costi fittizi e operazioni oggettivamente inesistenti: stop ricavi
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un agente assicurativo la deduzione di costi per presunte operazioni oggettivamente inesistenti relative a servizi pubblicitari e provvigioni, recuperando a tassazione maggiori redditi ai fini Irpef e Irap. I giudici tributari di merito hanno respinto i ricorsi del professionista, ritenendo indeducibili i costi e confermando i ricavi dichiarati. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'imprenditore. I giudici di legittimità hanno ribadito che, quando il Fisco cancella i costi fittizi, il contribuente ha il diritto di provare ed escludere dal reddito imponibile anche i ricavi fittizi direttamente collegati a tali spese non sostenute.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: lite sospesa
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato in Cassazione la sentenza con cui i giudici regionali avevano annullato un avviso di accertamento per mancati ricavi nel commercio ortofrutticolo. I giudici avevano ritenuto invalido l'atto notificato su carta con firma digitale prima delle modifiche normative del 2018. Davanti alla Suprema Corte, il contribuente ha depositato un'istanza formale per accedere alla tregua fiscale prevista dalla legge. La Corte di Cassazione ha verificato la sussistenza dei presupposti di legge e ha congelato la vertenza, concedendo la sospensione del processo per consentire la definizione agevolata delle controversie tributarie. Di conseguenza, il giudizio resta bloccato in attesa del perfezionamento della chiusura agevolata del debito.
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Inerenza dei costi aziendali: il Fisco perde sulla deducibilità
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a una grande società, contestando la deducibilità di costi per servizi di consulenza e intermediazione prestati da una società estera per l'aggiudicazione di un appalto internazionale. Secondo il Fisco mancava la prova documentale dell'effettività della spesa. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato la pretesa, riconoscendo l'inerenza dei costi aziendali alla luce dei contratti prodotti e del successo economico dell'operazione. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per cassazione lamentando l'errata ripartizione dell'onere probatorio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso erariale: la società ha assolto la prova tramite documentazione e presunzioni logiche, e il Fisco non può censurare in sede di legittimità la valutazione di merito compiuta dai giudici tributari. Vince la società contribuente.
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Definizione agevolata delle liti tributarie: stop al processo
L'Amministrazione Finanziaria ha impugnato in Cassazione la decisione che annullava diversi avvisi di accertamento per imposte dirette e IVA emessi contro una società e i suoi soci. I contribuenti hanno successivamente presentato domanda di sanatoria per chiudere la controversia pendente, chiedendo l'estinzione del giudizio. La Corte di Cassazione ha stabilito che la definizione agevolata delle liti tributarie non comporta l'estinzione immediata della causa. I giudici hanno quindi disposto la temporanea sospensione del processo per consentire all'ente impositore di verificare la regolarità della domanda e l'effettivo versamento delle somme dovute prima della pronuncia definitiva.
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Definizione agevolata delle controversie tributarie: stop al fisco
L'Agenzia delle Entrate aveva notificato a una società un avviso di accertamento per il recupero di imposte relative all'anno 2005. Durante il giudizio di Cassazione, la società e i soci hanno richiesto la definizione agevolata delle controversie tributarie ai sensi del d.l. n. 119/2018, pagando l'importo dovuto. L'ufficio finanziario ha confermato la regolarità della procedura e ha chiesto la chiusura del caso. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, ponendo le spese a carico di chi le ha anticipate.
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Accertamento bancario su conti di terzi: paga il contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di un amministratore societario, basandosi su indagini finanziarie estese a conti correnti intestati a terzi. Il contribuente ha impugnato l'atto, lamentando la mancata esibizione dell'autorizzazione alle indagini e l'assenza di un contraddittorio preventivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'accertamento bancario su conti di terzi è legittimo se sussistono elementi che collegano i conti all'attività del contribuente. In tal caso, spetta al contribuente fornire una prova analitica contraria per ogni singola movimentazione. Inoltre, l'esibizione dell'autorizzazione non è obbligatoria a pena di nullità, e il contraddittorio preventivo non è dovuto per le imposte non armonizzate come l'IRPEF in caso di indagini "a tavolino".
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