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Autofatturazione

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48 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Utili extracontabili: la presunzione per i soci
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di accertamento di utili extracontabili in una società a ristretta base partecipativa, opera una presunzione sulla loro distribuzione ai soci. L'ordinanza analizza un caso relativo a una società del settore rottami che aveva utilizzato fatture per operazioni inesistenti. La Corte ha rigettato il ricorso di un socio, stabilendo che spetta a quest'ultimo l'onere di provare che tali utili sono stati accantonati o reinvestiti, vincendo così la presunzione. È stato inoltre chiarito che l'IVA è dovuta anche su operazioni inesistenti in regime di inversione contabile.
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Onere della prova e operazioni inesistenti: la guida
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30427/2025, interviene su un caso di presunte operazioni inesistenti, chiarendo l'onere della prova a carico del contribuente. L'Agenzia Fiscale aveva contestato la deducibilità di costi e la detrazione dell'IVA per fatture ritenute fittizie. La Corte ha stabilito che la sola prova del pagamento non è sufficiente a dimostrare la realtà dell'operazione, poiché è una prassi comune utilizzata proprio per mascherare transazioni fittizie. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Autoconsumo cessazione attività: tassabile bene grezzo
Un imprenditore edile ha cessato la propria attività, trasferendo un immobile incompiuto al suo patrimonio personale. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità dell'avviso di accertamento per autoconsumo a seguito di cessazione attività, stabilendo che tale trasferimento costituisce un'operazione fiscalmente rilevante ai fini IVA e delle imposte dirette. La Corte ha chiarito che l'imponibilità sussiste indipendentemente dal fatto che il bene sia un 'bene merce' e che si trovi in uno stato grezzo, quindi non immediatamente utilizzabile. La base imponibile è stata correttamente identificata nel valore venale del bene.
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Partita IVA inesistente: quando la sanzione è formale
Una società registrava fatture da un fornitore europeo utilizzando una Partita IVA inesistente, poiché nel frattempo era stata modificata. A seguito di ciò, l'Agenzia delle Entrate applicava pesanti sanzioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che, essendo la transazione commerciale effettiva e non essendoci stata evasione fiscale, l'irregolarità è di natura puramente formale. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, applicando il principio del 'favor rei' e rinviando il caso per una nuova valutazione della sanzione alla luce di una normativa successiva più favorevole per tali errori formali.
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Vendite online: quando diventano attività d’impresa?
Un contribuente che effettuava numerose vendite online di scarpe è stato oggetto di un accertamento fiscale che ha qualificato la sua attività come reddito d'impresa. La Corte di Cassazione ha confermato che l'elevato numero di transazioni è un indicatore di abitualità e professionalità, sufficiente a configurare un'attività d'impresa ai fini fiscali, anche in assenza di una complessa organizzazione. Tuttavia, la sentenza ha accolto i ricorsi del contribuente su due punti specifici: ha annullato la decisione per mancata motivazione sul requisito dell'autonoma organizzazione ai fini IRAP e ha chiarito che, per gli acquisti non fatturati, il cessionario è soggetto a sanzioni per mancata autofatturazione ma non al pagamento dell'IVA.
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Autofatturazione omessa: prova e sanzioni fiscali
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 637/2025, ha confermato una pesante sanzione per autofatturazione omessa a carico di una società. I giudici hanno chiarito che, per evitare la sanzione, non è sufficiente produrre la fattura in corso di causa, ma è necessario dimostrare la sua esistenza e tempestiva emissione all'epoca dei fatti, ad esempio tramite registrazioni contabili. La Corte ha inoltre ribadito che spetta al contribuente provare i presupposti per l'applicazione di un'aliquota IVA ridotta.
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Thema Decidendum: i limiti del giudice tributario
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello perché il giudice aveva modificato l'oggetto della contestazione fiscale, violando il principio del thema decidendum. L'Agenzia delle Entrate contestava prelevamenti bancari come acquisti non fatturati, ma il giudice li ha riqualificati come maggiori ricavi. La Suprema Corte ha stabilito che il giudice non può ampliare l'oggetto del contendere definito dall'avviso di accertamento e dal ricorso iniziale, riaffermando i limiti del potere giudiziario.
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Autofatturazione IVA: quando si ha diritto al rimborso
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 34612/2019, stabilisce un principio fondamentale in materia di autofatturazione IVA. Se un committente versa l'IVA tramite autofatturazione per una prestazione che si rivela essere esente, tale versamento è considerato un pagamento non dovuto. Di conseguenza, il rapporto che si instaura con l'Agenzia delle Entrate non è di natura tributaria, ma privatistica. Per questo motivo, la richiesta di rimborso non è soggetta al termine di decadenza biennale tipico delle istanze fiscali, ma al più lungo termine di prescrizione ordinaria di dieci anni previsto dal Codice Civile.
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