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Atto Di Precetto

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293 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso Cassazione: motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato da un mutuatario contro una banca. Il caso riguardava la presunta nullità delle clausole di un mutuo che prevedevano tassi di interesse variabili. La Corte ha stabilito che l'impugnazione era inammissibile perché i motivi erano troppo generici: i ricorrenti si sono limitati a contestare la validità astratta della clausola che permetteva alla banca di modificare il tasso, senza però dimostrare che la banca avesse effettivamente applicato tale facoltà. La decisione sottolinea la necessità di formulare ricorsi specifici, che attacchino la concreta ratio decidendi della sentenza impugnata, portando alla conferma dell'inammissibilità del ricorso in Cassazione.
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Accollo del mutuo: effetti su prescrizione e usura
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 421/2025, ha chiarito importanti aspetti legati all'accollo del mutuo. Ha stabilito che l'adesione della banca all'accollo tra il debitore originario e il terzo determina la competenza territoriale del giudice. Inoltre, la notifica di precetto e pignoramento all'accollante interrompe in modo permanente la prescrizione del credito. Infine, ha ribadito che il superamento della soglia di usura durante il rapporto (usura sopravvenuta) non invalida la clausola sugli interessi, se questa era legittima al momento della stipula del contratto.
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Prescrizione contributi: la sospensione Covid la salva
Un ente previdenziale rischiava di perdere un credito per contributi a causa della prescrizione. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la sospensione speciale introdotta per l'emergenza Covid-19 ha fermato il decorso della prescrizione contributi. La Corte ha chiarito che tale sospensione si applica ai termini sostanziali e non solo a quelli processuali, salvando di fatto il diritto dell'ente a riscuotere le somme dovute.
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Sospensione sentenza appello: quando è negata
Un notaio, condannato in primo grado al risarcimento danni per responsabilità professionale, ha richiesto la sospensione della sentenza in appello. La Corte d'Appello di Roma ha respinto l'istanza, ritenendo che non sussistessero errori manifesti nella sentenza impugnata e che il rischio di irrecuperabilità della somma, in caso di esito favorevole dell'appello, non fosse stato provato in modo assoluto, avendo la parte creditrice dimostrato la propria solvenza.
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Terzo pignorato: sempre parte necessaria nel giudizio
In una causa di opposizione a un pignoramento presso terzi, la Corte di Cassazione ha annullato le sentenze di primo e secondo grado. Il motivo è la mancata partecipazione al giudizio del terzo pignorato, ovvero l'istituto che deteneva le somme. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: il terzo pignorato è sempre parte necessaria (litisconsorte necessario) in questi procedimenti, poiché l'esito della causa incide direttamente sui suoi obblighi. La sua assenza rende nullo l'intero processo.
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Improcedibilità ricorso Cassazione: errore fatale
Un debitore si oppone a un'esecuzione basata su cambiali, sostenendo di aver già pagato. Dopo aver perso in appello, ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara l'improcedibilità del ricorso Cassazione perché il ricorrente ha omesso di depositare la relata di notifica della sentenza impugnata, un adempimento formale inderogabile che ha reso impossibile l'esame del merito.
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Istanza di sospensione: inammissibile senza pignoramento
La Corte d'Appello di Torino ha dichiarato inammissibile un'istanza di sospensione di una sentenza, poiché non era ancora iniziata la fase di esecuzione forzata. La Corte ha chiarito che la sola notifica dell'atto di precetto non è sufficiente per attivare il rimedio cautelare previsto dall'art. 373 c.p.c., essendo necessario l'avvio del pignoramento, come stabilito dall'art. 491 c.p.c. L'istanza di sospensione è stata quindi respinta per mancanza del presupposto fondamentale dell'esecuzione in corso.
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Beneficium excussionis: onere della prova del creditore
La Corte d'Appello di Torino ha confermato che il creditore di una società non può agire esecutivamente contro il socio illimitatamente responsabile senza prima aver provato l'insufficienza del patrimonio sociale. La sentenza chiarisce che l'onere di fornire tale prova, attraverso un'infruttuosa escussione, grava sul creditore stesso, secondo il principio del beneficium excussionis. Una semplice allegazione di incapienza o un'esecuzione presso terzi non conclusiva non sono considerate prove sufficienti.
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Sospensione efficacia esecutiva: quando si ottiene?
La Corte d'Appello di Roma ha rigettato un'istanza di sospensione dell'efficacia esecutiva di una sentenza di primo grado. La decisione si basa sull'applicazione dei nuovi criteri introdotti dalla Riforma Cartabia (art. 283 c.p.c.), secondo cui la sospensione è concessa solo se l'appello appare 'manifestamente fondato' (fumus) o se l'esecuzione può causare un 'danno grave e irreparabile' (periculum). Nel caso specifico, la Corte non ha ravvisato la manifesta fondatezza dell'appello e ha ritenuto che gli appellanti non avessero provato il danno grave, poiché il pagamento della somma non comprometteva il loro sostentamento e la controparte era solvibile per un'eventuale restituzione.
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Titolo esecutivo fallimento: quando è valido?
Una società si opponeva a un'esecuzione forzata, sostenendo che la sentenza di condanna a suo carico fosse stata annullata da una successiva decisione d'appello che aveva dichiarato l'improcedibilità a causa del suo fallimento. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, chiarendo che il titolo esecutivo fallimento rimane valido. La declaratoria di improcedibilità dell'appello, limitata alla fase concorsuale, non sostituisce né annulla la condanna di primo grado, che torna a essere pienamente efficace e azionabile una volta che il debitore è tornato 'in bonis'.
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Esecuzione immediata: autorizzata per debitore all’estero
Un creditore ha richiesto l'autorizzazione all'esecuzione immediata di un titolo esecutivo (contratto di mutuo) nei confronti di debitori trasferitisi nel Regno Unito. A causa delle notevoli difficoltà e dei lunghi tempi per la notifica degli atti all'estero, che mettevano a rischio il recupero del credito, il Tribunale ha accolto la richiesta. La decisione si fonda sul presupposto del 'pericolo nel ritardo' previsto dall'art. 482 c.p.c., ritenendo che l'attesa del termine ordinario avrebbe pregiudicato la fruttuosità dell'azione esecutiva.
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Scientia decoctionis: prova e revocatoria fallimentare
Il Tribunale di Brescia ha accolto un'azione revocatoria fallimentare, dichiarando inefficace un pagamento di 10.000 euro effettuato da una società pochi giorni prima della sua dichiarazione di fallimento. La decisione si fonda sulla prova della scientia decoctionis del creditore, ovvero la sua consapevolezza dello stato di insolvenza del debitore. Tale consapevolezza è stata desunta da una serie di indizi, tra cui il grave ritardo nel pagamento, la necessità di azioni legali per recuperare il credito e l'accettazione di una somma a saldo e stralcio notevolmente inferiore al debito originario.
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Opposizione a precetto: quando contestare il debito
Un debitore ha presentato opposizione a un atto di precetto per assegni di mantenimento non versati, contestando parte della somma, l'autosufficienza della figlia e l'eccessività degli onorari legali. Il Tribunale ha respinto le eccezioni sul mantenimento, affermando che modifiche vanno richieste in un giudizio a parte, ma ha accolto l'opposizione a precetto per quanto riguarda gli onorari, riducendoli secondo le tariffe vigenti e annullando parzialmente il precetto per l'importo eccedente.
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