LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Attenuante

Pagina 11 di 40

1381 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Attenuante del danno di speciale tenuità: ko il ricorso sul furto
L'Imputato è stato condannato per il furto di uno scaldabagno. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che spetta all'imputato l'onere di dimostrare il valore economico minimo del bene sottratto per ottenere lo sconto di pena. Non avendo fornito alcuna prova sul valore trascurabile dello scaldabagno, e avendo presentato motivi generici, l'imputato ha perso la causa. La Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Furto da 269 euro: no al danno di speciale tenuità
L'Imputato è stato condannato per il furto di dieci confezioni di lamette da barba, del valore complessivo di 269,00 euro. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il valore economico della merce sottratta esclude in radice la particolare tenuità del danno. Inoltre, l'Imputato non ha fornito prove contrarie a supporto della sua richiesta. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
Continua »
Reato di peculato: condanna anche se restituisci i soldi
Il Direttore di un Istituto di Vendite Giudiziarie è stato condannato per il reato di peculato per essersi appropriato di oltre 160.000 euro derivanti da vendite giudiziarie, versando le somme sui conti delle procedure esecutive con mesi o anni di ritardo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a due anni di reclusione. I giudici hanno chiarito che la restituzione tardiva e parziale delle somme, avvenuta solo dopo sollecitazioni e senza il pagamento degli interessi per il mancato godimento del denaro, non costituisce una valida condotta riparatoria e non dà diritto all'attenuante del risarcimento del danno. Inoltre, l'ingente valore complessivo esclude l'attenuante della speciale tenuità.
Continua »
Custodia cautelare in carcere: risarcire non evita la cella
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di molteplici furti, commessi anche fingendosi carabiniere. Il Tribunale del Riesame aveva ripristinato la misura carceraria, revocando i domiciliari, a causa del pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio. L'indagato ha fatto ricorso sostenendo che il risarcimento parziale del danno e il tempo trascorso giustificassero una misura meno afflittiva. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile: il risarcimento parziale, ottenuto con modalita sospette, non attenua le esigenze cautelari, e il mero decorso del tempo ha valore neutro. L'indagato resta quindi in carcere e dovra pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità negata
L'Imputato ha proposto ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello. L'uomo contestava il mancato riconoscimento della attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità, sostenendo che il pregiudizio economico causato fosse minimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la doglianza riproduceva soltanto le medesime argomentazioni già valutate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. In sede di merito era già stato accertato che i danni provocati dal reato non erano affatto di lieve entità. A causa dell'inammissibilità del ricorso, L'Imputato deve pagare le spese del processo e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Inammissibilità del ricorso per genericità: i rischi concreti
L'Imputato è stato condannato per i reati di furto aggravato e guida senza patente, con l'aggravante della recidiva nel biennio. Contro la sentenza di appello, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione, errata qualificazione del fatto e mancato riconoscimento dell'attenuante per il danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato l'Inammissibilità del ricorso per genericità dei motivi presentati. I giudici hanno evidenziato che le censure erano del tutto astratte e prive di aderenza concreta alla motivazione della sentenza impugnata. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, confermando la piena validità della condanna precedente.
Continua »
Attenuante del danno di speciale tenuità negata nel furto in casa
L'Imputato viene condannato per il reato di furto aggravato in luogo di privata dimora dopo aver sottratto la somma di 153,45 euro. Il difensore dell'Imputato propone ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il beneficio presuppone un pregiudizio lievissimo e di valore economico del tutto irrisorio. La cifra sottratta non rientra in questo parametro. La Corte precisa inoltre che la capacità economica della vittima di sopportare il danno non incide sulla concessione dell'attenuante. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Lieve entità nel reato di spaccio e rifiuto dell’attenuante
L'Imputato è stato condannato per la detenzione a fini di spaccio di cocaina e hashish per un totale di circa ottanta dosi. Nonostante il riconoscimento della fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'ulteriore attenuante del lucro di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il quantitativo sequestrato possedeva un valore economico non esiguo, escludendo così la minima entità del guadagno. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di evasione: la Cassazione nega il mero ritardo
Il Ricorrente, condannato per il reato di evasione, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza e l'erronea applicazione della legge. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché le censure proposte miravano esclusivamente a ottenere una ricostruzione alternativa dei fatti storici, attività preclusa in sede di legittimità. I giudici hanno confermato che la condotta non poteva essere qualificata come un semplice ritardo e hanno escluso l'applicazione dell'attenuante speciale. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Reato di truffa: il telefono non è suo ma la carta lo incastra
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa. L'imputato contestava la propria responsabilità penale, sostenendo che il numero telefonico utilizzato per il raggiro non gli appartenesse. I giudici hanno però confermato la colpevolezza poiché la somma provento del reato era stata versata su una carta prepagata nella sua piena disponibilità, la cui denuncia di smarrimento era avvenuta solo dopo i fatti. È stato inoltre negato il riconoscimento della particolare tenuità del fatto e della circostanza attenuante del danno lieve, a causa della non modica consistenza del profitto ottenuto.
Continua »
Determinazione della pena: sconti minimi per gravi reati
Il Condannato, ritenuto colpevole di rapina, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso per Cassazione contestando la ridotta entità dello sconto di pena concesso per vizio parziale di mente e risarcimento del danno. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la determinazione della pena spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Il risarcimento era stato considerato esiguo rispetto al danno totale e il vizio mentale di scarsa incidenza. Di conseguenza, Il Condannato perde la causa ed è condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Attenuante del danno di speciale tenuità negata: ricorso inutile
L'Imputato è stato condannato per furto con strappo, rapina, ricettazione e lesioni personali. Ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di specificità. L'Imputato si è limitato a riproporre le medesime censure già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza confrontarsi con la motivazione della sentenza d'appello, la quale aveva correttamente escluso la speciale tenuità evidenziando il valore non irrisorio dei beni sottratti. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Rinuncia ai motivi di appello: addio al ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per tentata rapina aggravata e lesioni. L'Imputato lamentava la mancata concessione dell'attenuante del risarcimento del danno e l'omessa valutazione di cause di non punibilità. La Suprema Corte ha chiarito che la rinuncia ai motivi di appello sul merito preclude la possibilità di contestare in Cassazione il mancato riconoscimento delle attenuanti. Inoltre, non vi era alcun accordo effettivo sulla pena con la pubblica accusa, ma solo una rinuncia unilaterale. Di conseguenza, la formale rinuncia ai motivi di appello ha reso inammissibili le successive contestazioni di legittimità, confermando la condanna e infliggendo una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Danno patrimoniale di speciale tenuità: negato lo sconto per 400€
Il Gestore di un'agenzia di pratiche automobilistiche è stato condannato per peculato dopo essersi appropriato di 400 euro versati da un cliente per il passaggio di proprietà di un'auto. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, sebbene la valutazione di questa attenuante debba considerare solo il valore economico del danno e non la gravità complessiva del fatto, la somma di 400 euro non può essere considerata di valore irrisorio. Di conseguenza, l'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità è stata legittimamente negata, confermando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Ricettazione di un ciclomotore: il valore non esclude il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di ricettazione di un ciclomotore nei confronti di un'imputata sorpresa alla guida del mezzo di provenienza illecita e senza patente. I giudici hanno chiarito che l'ingiusto profitto è implicito nella natura stessa del bene, anche considerando solo le singole parti del veicolo, indipendentemente dal suo valore economico. Inoltre, per la configurabilità del reato è sufficiente il dolo eventuale, ossia l'accettazione consapevole del rischio sulla provenienza furtiva del mezzo. Infine, l'attenuante del danno di speciale tenuità non può essere concessa se è già stata applicata la ricettazione di particolare tenuità, poiché le due circostanze si sovrappongono. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
Continua »
Risarcimento del danno da furto: restituire i beni non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per furto pluriaggravato. L'imputato lamentava la mancata concessione della circostanza attenuante per la restituzione della refurtiva. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento del danno da furto, per diminuire la pena, richiede un ristoro totale, effettivo e tempestivo del danno patrimoniale e morale prima del giudizio. La semplice restituzione parziale della refurtiva non è sufficiente per ottenere lo sconto di pena previsto dall'articolo 62, numero 6, del codice penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Danno di speciale tenuità: negata se la vittima perde tutto
Un uomo, condannato per truffa aggravata in concorso, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Il danno economico subito dalla vittima non è stato ritenuto irrisorio, specialmente considerando che la somma sottratta rappresentava l'intero denaro in possesso della persona offesa in quel momento. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Danno di speciale tenuità nella truffa: negato lo sconto di pena
Un uomo, condannato per il reato di truffa, ha presentato ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del danno di speciale tenuità nella truffa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse contestazioni già respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza confrontarsi con le motivazioni della sentenza d'appello. La Corte territoriale aveva infatti escluso l'attenuante a causa delle modalità particolarmente insidiose del raggiro e del danno economico non irrisorio subito dalle vittime. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Furto in abitazione: risarcire non basta per lo sconto di pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di furto in abitazione. Il ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del risarcimento del danno prima del giudizio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non sussistevano i presupposti per concedere l'attenuante, a causa del valore non modico della refurtiva e della condotta complessiva del colpevole. Di conseguenza, l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Attenuante del danno lieve: perché il coltello cancella lo sconto
L'Imputato, condannato per rapina e lesioni personali, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione dell'attenuante del danno lieve. Sosteneva che il valore economico dei beni sottratti fosse minimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la rapina è un reato plurioffensivo, che colpisce sia il patrimonio sia l'integrità fisica e morale della persona. Pertanto, per concedere l'attenuante del danno lieve, non basta il basso valore della refurtiva, ma occorre valutare la gravità complessiva dell'aggressione. Nel caso specifico, l'uso di un coltello e le minacce di morte escludono qualsiasi particolare tenuità del fatto. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »