Un uomo, sottoposto a una misura restrittiva domiciliare, si allontanava dalla propria abitazione invocando lo stato di necessità per le precarie condizioni di salute della madre. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno stabilito che la prova del pericolo, un certificato medico, non era stata correttamente presentata nel processo. Inoltre, la descrizione della situazione di emergenza era troppo generica per giustificare la violazione. La richiesta di applicare la non punibilità per particolare tenuità del fatto è stata respinta. L'uomo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una multa.
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