LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Appalto Genuino

Pagina 2 di 2

38 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Interposizione illecita di manodopera: appalto vero o fittizio
Un gruppo di lavoratori ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro diretto con una grande società committente, sostenendo che il loro formale datore di lavoro avesse attuato un'interposizione illecita di manodopera. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, accertando la genuinità dell'appalto. I lavoratori hanno fatto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata ammissione di prove testimoniali e un'errata valutazione dei fatti. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'appalto era lecito: la società appaltatrice gestiva autonomamente i dipendenti tramite propri referenti, mentre la committente si limitava a verificare il risultato finale del servizio, senza esercitare alcun potere direttivo diretto sui lavoratori.
Continua »
Licenziamento orale: appalto fittizio costa caro all’azienda
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del comportamento di un'azienda che utilizzava lavoratori formalmente assunti da un'altra società in un appalto fittizio. I giudici hanno accertato che il potere direttivo e le attrezzature appartenevano interamente all'azienda committente, configurando un rapporto di lavoro subordinato diretto. A seguito dell'interruzione del rapporto, avvenuta tramite licenziamento orale, la Suprema Corte ha stabilito che tale atto è giuridicamente inesistente. Di conseguenza, il rapporto di lavoro non si è mai interrotto e l'azienda è stata condannata a ripristinare il posto di lavoro e a pagare tutte le retribuzioni maturate dal giorno del licenziamento fino all'effettivo rientro, senza possibilità di applicare i limiti indennitari previsti per i contratti a termine. Il ricorso dell'azienda è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Interposizione fittizia di manodopera: no al posto senza concorso
Una lavoratrice, formalmente assunta da una società appaltatrice, svolgeva mansioni di guardiabarriere per conto di una società pubblica di trasporti. La Corte d'appello accertava un'ipotesi di interposizione fittizia di manodopera, disponendo la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato con la società pubblica. La Corte di Cassazione, pur confermando l'illegittimità dell'appalto, ha accolto il ricorso della società pubblica. I giudici hanno stabilito che, trattandosi di una società a totale partecipazione pubblica (in house), si applicano le regole sul reclutamento tramite procedure selettive pubbliche. Di conseguenza, la mancanza di un concorso pubblico impedisce la conversione automatica del rapporto di lavoro a tempo indeterminato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Verbale di conciliazione sindacale: quando la firma è definitiva
Il Lavoratore, impiegato presso diverse cooperative per svolgere attività presso un'azienda committente, ha chiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato diretto con quest'ultima, contestando la legittimità dell'appalto. Ha inoltre impugnato un verbale di conciliazione sindacale firmato nel 2010, sostenendo che contenesse solo rinunce a suo sfavore e che l'assistenza del sindacalista non fosse stata effettiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Lavoratore. I giudici hanno confermato la validità dell'accordo conciliativo, chiarendo che la presenza del rappresentante sindacale garantisce la piena consapevolezza del lavoratore, rendendo l'atto non più impugnabile oltre i termini. Di conseguenza, il Lavoratore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Appalto genuino o fittizio? La Cassazione respinge il ricorso
Un gruppo di dipendenti di una società subappaltatrice ha chiesto al giudice di accertare un rapporto di lavoro subordinato diretto con l'impresa committente o con l'appaltatrice principale. I lavoratori sostenevano che il subappalto di servizi di assistenza telefonica fosse illegittimo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno confermato la presenza di un appalto genuino, poiché la società subappaltatrice gestiva autonomamente il personale, ne curava la formazione e organizzava i turni, senza alcuna ingerenza o esercizio del potere direttivo da parte delle altre società. Inoltre, l'accordo prevedeva un reale rischio d'impresa a carico del subappaltatore, escludendo così ogni ipotesi di intermediazione illecita di manodopera.
Continua »
Appalto illecito: dipendente formale ma lavoratore effettivo
Un programmatore informatico, formalmente assunto da un'azienda informatica, svolgeva la propria attività interamente presso una società committente. Quest'ultima esercitava direttamente il potere direttivo e organizzativo sul lavoratore, mentre l'effettivo datore di lavoro si limitava alla sola gestione amministrativa del rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contratto, configurando un'ipotesi di appalto illecito. I giudici hanno stabilito che, in assenza di una reale organizzazione dei mezzi e di assunzione del rischio d'impresa da parte dell'appaltatore, il rapporto di lavoro si costituisce direttamente in capo al committente. Inoltre, la Corte ha chiarito che i termini di decadenza per l'impugnazione non si applicano a questa azione di accertamento. Il ricorso della società committente è stato rigettato, confermando il diritto del lavoratore alle differenze retributive.
Continua »
Somministrazione irregolare di lavoro: da appalto ad assunzione
Il caso riguarda un lavoratore impiegato come sistemista informatico presso un'azienda assicurativa, ma formalmente assunto da una società terza. Il lavoratore ha chiesto l'accertamento di una somministrazione irregolare di lavoro. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'appalto non era genuino poiché l'azienda utilizzatrice esercitava direttamente il potere direttivo, organizzando ferie, turni e formazione del dipendente, mentre l'appaltatore si limitava alla gestione amministrativa. La Suprema Corte ha chiarito che, anche negli appalti tecnologici, la mancanza di autonomia organizzativa dell'appaltatore configura un'interposizione illecita. Inoltre, il licenziamento intimato dall'appaltatore dopo la cessazione dell'appalto non ha effetto estintivo sul rapporto di lavoro con l'utilizzatore effettivo. La Cassazione ha quindi rigettato il ricorso dell'azienda, confermando l'assunzione a tempo indeterminato del lavoratore presso l'utilizzatrice.
Continua »
Interposizione fittizia di manodopera: appalto nullo per Poste
Il Lavoratore ha svolto attività di trasporto per conto de L'Azienda, pur essendo formalmente assunto da un'impresa individuale terza. I giudici di merito hanno accertato che L'Azienda pianificava dettagliatamente i percorsi, forniva le attrezzature e dirigeva quotidianamente l'attività del dipendente, configurando un'ipotesi di interposizione fittizia di manodopera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso de L'Azienda, confermando la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato direttamente con quest'ultima. La Suprema Corte ha inoltre dichiarato nulla la clausola di manleva con cui l'appaltatore si impegnava a tenere indenne il committente, poiché contraria a norme imperative. L'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Appalto genuino: i criteri della Cassazione 2023
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un contratto di appalto genuino, respingendo il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria che contestava un'ipotesi di interposizione illecita di manodopera. La controversia riguardava il recupero di imposte (IRPEF, IVA, IRAP) basato sulla presunta fittizietà di rapporti di lavoro gestiti tramite cooperative. I giudici hanno stabilito che l'autonomia organizzativa dell'appaltatore, l'uso di macchinari propri e l'esercizio del potere direttivo sui dipendenti sono elementi sufficienti a qualificare il rapporto come appalto lecito, rendendo valide le detrazioni fiscali operate dal committente.
Continua »
Appalto genuino: guida alla liceità del servizio
Il caso riguarda la richiesta di alcune lavoratrici di veder riconosciuto un rapporto di lavoro diretto con una società committente, contestando la natura di un appalto di servizi di help desk. La Suprema Corte ha confermato la sussistenza di un appalto genuino, evidenziando come l'autonomia organizzativa e l'assunzione del rischio d'impresa da parte dell'appaltatore siano elementi determinanti, anche in presenza di strumenti di lavoro forniti dal committente.
Continua »
Somministrazione di lavoro: limiti e inammissibilità
Un gruppo di lavoratori ha impugnato un rapporto di somministrazione di lavoro a tempo indeterminato, sostenendo l'illegittimità della missione presso l'azienda utilizzatrice durata circa sette anni. Dopo i rigetti in primo e secondo grado, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha rilevato che la questione della 'temporaneità' della missione non era stata sollevata nei precedenti gradi di merito, costituendo quindi un tema nuovo non proponibile per la prima volta in sede di legittimità. Inoltre, i ricorrenti non hanno specificato le norme violate, rendendo impossibile una revisione della decisione precedente.
Continua »
Appalto illecito: quando è genuino e quando no?
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa per servizi di archivistica presso un istituto di credito, ha citato in giudizio la banca per ottenere il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato, sostenendo l'esistenza di un appalto illecito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. È stato stabilito che il contratto di appalto era genuino, poiché la società cooperativa manteneva una propria organizzazione imprenditoriale e un'effettiva gestione del personale, esercitando il potere direttivo e di controllo, nonostante le mansioni fossero svolte presso la sede del committente.
Continua »
Appalto genuino: quando il contratto è lecito
Un lavoratore, formalmente dipendente di una cooperativa, chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro con una banca presso cui operava. La Cassazione ha confermato la decisione di merito, ritenendo l'appalto genuino in quanto la cooperativa aveva una propria organizzazione e assumeva il rischio d'impresa, escludendo l'interposizione fittizia di manodopera.
Continua »
Appalto genuino: i requisiti per la Cassazione
Una società si è vista contestare la deducibilità di costi e IVA per servizi di facchinaggio, riqualificati dall'Agenzia delle Entrate come somministrazione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia, ha stabilito un principio di diritto fondamentale: per aversi un appalto genuino, specie nei settori 'labour intensive', devono coesistere l'assunzione del rischio d'impresa e l'effettiva organizzazione e direzione del personale da parte dell'appaltatore. La Corte ha inoltre ribadito l'indeducibilità dei compensi agli amministratori non formalmente deliberati dall'assemblea.
Continua »
Appalto illecito: Cassazione su organizzazione e rischio
Una azienda sanitaria ha impugnato una sentenza che qualificava il suo contratto di servizi con una cooperativa come un appalto illecito. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione. Il punto cruciale non era la tipologia di appalto, ma la mancanza di un'autonoma organizzazione e dell'assunzione del rischio d'impresa da parte della cooperativa, elementi che rendono l'appalto illecito. La sentenza ribadisce che la Cassazione non può riesaminare i fatti del caso.
Continua »
Appalto genuino: Cassazione su autonomia e rischio
Una lavoratrice, dipendente di una cooperativa ma operante presso un'azienda sanitaria, ha ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro con quest'ultima. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda sanitaria, confermando che il contratto era una somministrazione illecita di manodopera e non un appalto genuino, data la mancanza di autonomia organizzativa e di assunzione del rischio d'impresa da parte della cooperativa. La Corte ha ribadito che il suo ruolo è valutare la corretta applicazione della legge, non riesaminare i fatti.
Continua »
Appalto genuino: la Cassazione chiarisce i criteri
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il riconoscimento di un rapporto di lavoro subordinato con l'azienda committente, pur essendo dipendente di una cooperativa di facchinaggio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che si trattava di un appalto genuino. La decisione si fonda sulla prova che la cooperativa esercitava un effettivo potere direttivo e organizzativo sui propri dipendenti (gestione turni, ferie, potere disciplinare) e forniva gli strumenti di lavoro, elementi sufficienti a qualificare il contratto come un legittimo appalto di servizi e non come una mera fornitura di manodopera.
Continua »
Giudicato esterno: appalto genuino blocca il Fisco
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo che il principio del giudicato esterno impedisce di rimettere in discussione la natura di un contratto di appalto, già definito 'genuino' in una precedente sentenza definitiva. Di conseguenza, l'accertamento fiscale basato sulla riqualificazione di tale contratto come somministrazione illecita di manodopera è stato annullato, consolidando la posizione del contribuente per operazioni economiche identiche nel tempo.
Continua »