Un cittadino è stato condannato per diffamazione per aver messo in dubbio la potabilità dell'acqua pubblica, basandosi su una legge che imponeva un valore pari a zero per i batteri, a fronte di referti di laboratorio che indicavano un valore "<1". La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, valorizzando l'esercizio del diritto di critica. Secondo la Corte, il giudice di merito ha errato non valutando adeguatamente se le affermazioni del cittadino, sebbene potenzialmente inesatte, fossero giustificate da una lettura ragionevole del testo normativo. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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