Un amministratore di fatto è stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale a seguito del fallimento della propria società. La difesa contestava l'attribuzione delle condotte distrattive, formalmente compiute dall'amministratrice di diritto, e la mancanza di prove sul dolo per la perdita delle scritture contabili. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sulla responsabilità penale, confermando in via definitiva la condanna principale a tre anni di reclusione. Tuttavia, accogliendo il quarto motivo di ricorso, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla durata delle pene accessorie commerciali, originariamente fissate in dieci anni. In applicazione della giurisprudenza costituzionale, la durata di tali sanzioni non è più fissa ma deve essere rideterminata discrezionalmente dal giudice di rinvio fino a un massimo di dieci anni.
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