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Alias

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27 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

False attestazioni: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di **false attestazioni** (art. 495 c.p.) a carico di un soggetto che aveva fornito generalità mendaci. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la difesa non ha contestato in modo specifico il ragionamento della Corte d'Appello relativo all'affidabilità del codice CUI, che ha permesso l'identificazione certa dell'imputato nonostante l'uso di alias. La sentenza ribadisce che il ricorso deve presentare una correlazione puntuale con le motivazioni del provvedimento impugnato.
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Pericolosità sociale: quando scatta l’espulsione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della misura di sicurezza dell'espulsione applicata a un cittadino straniero, basandosi sulla sua accertata pericolosità sociale. Il ricorrente presentava numerosi precedenti penali per reati contro il patrimonio e stupefacenti, aggravati dall'uso di molteplici alias e dalla totale assenza di resipiscenza dopo i periodi di detenzione. La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso poiché la decisione dei giudici di merito era congruamente motivata e priva di vizi logici.
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Inammissibilità del ricorso e conoscenza del processo
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato in appello. Il ricorrente contestava la mancata conoscenza del processo e il diniego delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha stabilito che l'imputato, pur essendo latitante, aveva avuto conoscenza effettiva del procedimento, rendendo tardiva la doglianza. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali commessi sotto diversi alias giustifica pienamente il mancato riconoscimento delle attenuanti. La decisione ribadisce che l'inammissibilità del ricorso comporta anche una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle ammende.
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Espulsione dello straniero: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti e la conseguente misura dell'espulsione dello straniero. Il ricorrente contestava il diniego delle attenuanti generiche e della collaborazione attiva, ma i giudici hanno ritenuto le sue dichiarazioni troppo generiche per essere utili alle indagini. La pericolosità sociale, presupposto per l'espulsione dello straniero, è stata confermata dai precedenti penali, dall'uso di identità fittizie e dal possesso di armi, nonostante la presenza di un permesso di soggiorno.
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Spaccio e pericolo di fuga: arresto valido anche senza interrogatorio
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un uomo accusato di spaccio di cocaina. L'indagato aveva contestato l'arresto, sostenendo che non ci fossero i presupposti. I giudici hanno respinto il ricorso, ritenendo concreto e attuale il pericolo di fuga. La decisione si basa su elementi specifici: la posizione irregolare dell'uomo sul territorio nazionale, l'uso di numerosi alias per nascondere la propria identità, la sua capacità di spostarsi facilmente in Italia e all'estero, e l'assenza di un lavoro stabile. Questi fattori, uniti, hanno reso la detenzione preventiva una misura necessaria per assicurare la sua presenza al processo.
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Pericolosità sociale: espulsione se irreperibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'espulsione di un cittadino straniero, giudicando persistente la sua pericolosità sociale. La decisione si fonda non solo sul suo status di irregolare e sui precedenti penali, ma soprattutto sul fatto che si è reso irreperibile dopo la scarcerazione, impedendo di fatto al Tribunale di Sorveglianza di valutare un eventuale percorso di reinserimento sociale.
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Errore di persona: ricorso inammissibile se sei omonimo
Un cittadino ricorre in Cassazione contro una condanna per rapina, sostenendo un errore di persona in quanto detenuto al momento del fatto. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che il ricorrente e il condannato sono due persone distinte che condividono lo stesso alias. L'errore è avvenuto nella fase di notifica della sentenza e non inficia la validità della condanna emessa correttamente contro l'effettivo autore del reato. Il ricorrente, non essendo il soggetto condannato, manca di interesse ad agire.
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