La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18974/2025, ha confermato la misura cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione a un'associazione dedita al narcotraffico. Il ricorrente, un esperto coltivatore di cannabis, era stato 'prestato' da un clan a un altro per gestire una vasta piantagione. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso, sottolineando che la stabilità del ruolo, l'organizzazione strutturata e la consapevolezza di operare per il sodalizio criminale sono elementi sufficienti per configurare il reato associativo, distinguendolo dal mero concorso di persone in singoli reati. È stata inoltre confermata l'aggravante dell'agevolazione mafiosa.
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