LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Affidamento In Prova Ai Servizi Sociali

Pagina 3 di 8

159 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Affidamento in prova ai servizi sociali: revoca per chi espatria
Il Tribunale di Sorveglianza ha revocato la misura dell'affidamento in prova ai servizi sociali a un condannato. I Carabinieri non avevano potuto notificargli i provvedimenti perché l'uomo si era trasferito stabilmente in Svizzera, abbandonando il domicilio eletto in Italia senza comunicare variazioni. Il condannato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo di trovarsi all'estero solo temporaneamente per motivi di lavoro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la revoca della misura alternativa. I giudici hanno evidenziato che l'allontanamento stabile dal territorio nazionale, senza reali iniziative per ristabilire un domicilio in Italia, configura un espediente dilatorio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Recidiva reiterata: la condanna resta anche se la pena è estinta
L'Imputato è stato condannato per truffa dopo aver venduto online un elettrodomestico inesistente, incassando duecentodieci euro tramite ricarica Postepay senza spedire la merce. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che una precedente condanna non dovesse influire sul calcolo della recidiva, poiché estinta grazie al positivo esito dell'affidamento in prova ai servizi sociali. La Suprema Corte ha confermato che l'esito positivo del percorso riabilitativo cancella gli effetti penali della condanna. Tuttavia, ha dichiarato il ricorso inammissibile per carenza di interesse. L'Imputato, infatti, aveva altri precedenti penali che giustificavano comunque la contestazione della recidiva reiterata. Poiché tale aggravante impedisce alle attenuanti di prevalere sulla pena, un nuovo giudizio non avrebbe potuto portargli alcun beneficio concreto.
Continua »
Circostanze attenuanti generiche: negate al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. L'imputato lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e la severità della pena. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione dei gradi precedenti, rilevando la genericità dei motivi di ricorso. La negazione delle circostanze attenuanti generiche è stata ritenuta corretta a causa della condotta recidiva dell'uomo, gravato da successive condanne per lesioni, danneggiamento e spaccio, oltre alla revoca dell'affidamento in prova. La pena, fissata vicino al minimo edittale, è stata giudicata congrua. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Patteggiamento e ricorso per cassazione: l’accordo blinda la pena
L'Imputata ha concordato una pena per un reato di droga tramite patteggiamento. Successivamente, ha proposto ricorso lamentando la mancata esclusione della recidiva da parte del giudice, sostenendo che il precedente reato si fosse estinto grazie all'esito positivo dell'affidamento in prova ai servizi sociali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il tema del Patteggiamento e ricorso per cassazione è regolato da limiti rigorosi: la legge consente l'impugnazione solo per vizi della volontà, difformità tra richiesta e sentenza, errore di qualificazione giuridica o illegalità della pena. La contestazione sulla recidiva richiede accertamenti di fatto non consentiti in sede di legittimità. L'Imputata è stata condannata anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: la revoca per droga
Il Tribunale di sorveglianza ha revocato la misura dell'affidamento in prova ai servizi sociali nei confronti di un soggetto, a causa di una denuncia per reati di droga e della totale inosservanza delle prescrizioni. Il condannato ha impugnato la decisione contestando la data di decorrenza della revoca. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la decorrenza dal giorno del deferimento all'Autorità giudiziaria è corretta e ben motivata, evidenziando la totale inaffidabilità del soggetto.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali negato per recidiva
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'affidamento in prova ai servizi sociali a causa della sua elevata pericolosità sociale, desunta da numerosi precedenti penali, carichi pendenti e dal concreto pericolo di recidiva. Il soggetto non ha inoltre dimostrato di aver interrotto i rapporti con i contesti criminali in cui era attivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai difensori, ritenendo la motivazione dei giudici di merito logica, coerente e del tutto esauriente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: no se manca il lavoro
Il Tribunale di Sorveglianza ha concesso a un condannato la detenzione domiciliare, negando però l'affidamento in prova ai servizi sociali per una pena residua di oltre un anno e otto mesi. Il soggetto, pur avendo commesso reati datati, risultava disoccupato, percettore di sussidi statali, privo di stabili legami familiari e residente in una struttura alberghiera. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato, confermando che l'affidamento in prova ai servizi sociali richiede un concreto progetto di risocializzazione. L'assenza di riferimenti lavorativi e familiari stabili impedisce di formulare un giudizio positivo sul percorso di reinserimento sociale, rendendo legittima la decisione del giudice di merito di optare per una misura più graduale.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: la pericolosità blocca il ricorso
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato al Condannato la misura alternativa dell'affidamento in prova ai servizi sociali a causa della sua attuale pericolosità sociale, desunta da un grave reato commesso nel 2019. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano troppo generici e non contestavano direttamente la valutazione del Tribunale sulla pericolosità del soggetto. Di conseguenza, il Condannato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: inutile dopo la libertà
Il Tribunale di Sorveglianza di Palermo aveva negato a un detenuto l'affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare, ritenendo persistente il pericolo di recidiva a causa di nuove misure cautelari per traffico di stupefacenti. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata valutazione del suo percorso riabilitativo positivo. Tuttavia, durante la pendenza del ricorso, l'uomo è stato scarcerato per aver interamente espiato la pena detentiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Poiché la pena è stata interamente scontata, una decisione sull'ammissione alle misure alternative non avrebbe più alcuna utilità pratica per il ricorrente, escludendo anche la condanna alle spese processuali.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: negato al reo pericoloso
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'affidamento in prova ai servizi sociali a causa della sua persistente pericolosità sociale. I giudici hanno evidenziato elementi ostativi come procedimenti penali recenti, gravi infrazioni disciplinari in carcere, condotte violente contro i familiari, tossicodipendenza attiva e assenza di sbocchi lavorativi. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la decisione senza tuttavia apportare elementi di novità o specifiche critiche giuridiche. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudizio prognostico del tribunale era logico e completo. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: no se manca il riscatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Condannato contro il diniego del Tribunale di Sorveglianza alla concessione dell'affidamento in prova ai servizi sociali. Il Tribunale aveva respinto la richiesta evidenziando la persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta da numerosi precedenti penali nell'arco di vent'anni, e l'assenza di un percorso di reale rielaborazione critica dei propri reati in carcere. Mancava inoltre una graduale sperimentazione esterna tramite permessi premio. La Cassazione ha confermato la correttezza di questa decisione, ribadendo che l'accesso alle misure alternative richiede una verifica rigorosa della risocializzazione e della gradualità del trattamento rieducativo. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: sì anche ai disoccupati
Il Tribunale di Sorveglianza aveva negato l'affidamento in prova ai servizi sociali a una donna condannata, motivando il rigetto esclusivamente con il suo stato di disoccupazione e ritenendo insufficiente la sua disponibilità a svolgere attività di volontariato in parrocchia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, stabilendo che la mancanza di un lavoro stabile non può essere considerata un ostacolo automatico all'accesso alla misura alternativa. I giudici di legittimità hanno chiarito che il volontariato e le attività socialmente utili possono validamente sostituire l'attività lavorativa nel percorso di reinserimento sociale e rieducazione del condannato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza di rigetto, ordinando un nuovo esame del caso.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: no con pendenze penali
Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione contro il diniego del Tribunale di Sorveglianza relativo alla concessione della misura alternativa dell'affidamento in prova ai servizi sociali. Il ricorrente sosteneva che la decisione fosse illogica e non considerasse la sua mancanza di pericolosità, dovuta anche alla non convivenza con la persona offesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, per negare l'affidamento in prova ai servizi sociali, il Tribunale può legittimamente valutare le pendenze processuali dell'interessato. Inoltre, la valutazione sulla pericolosità sociale basata su elementi di fatto non può essere riesaminata nel giudizio di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Revoca dell’affidamento in prova: no ad automatismi per arresto
Il Tribunale di Sorveglianza revocava la misura alternativa dell'affidamento in prova ai servizi sociali concessa a un condannato, a seguito del suo arresto per fatti di droga e armi. La difesa impugnava la decisione, evidenziando che i reati contestati risalivano a un periodo precedente alla concessione della misura e che l'arresto non poteva comportare una revoca automatica. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la revoca dell'affidamento in prova non può derivare da un mero automatismo decisorio legato alla custodia cautelare. Se i fatti sono anteriori alla concessione, il giudice deve valutare se essi modifichino realmente la prognosi di recupero del condannato. L'ordinanza di revoca è stata quindi annullata con rinvio per una nuova valutazione.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: basta il volontariato
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un cittadino l'affidamento in prova ai servizi sociali, motivando la decisione con una presunta assenza di prospettive lavorative stabili e con l'esistenza di precedenti penali, nonostante avesse precedentemente accertato l'incensuratezza del richiedente. Il condannato ha fatto ricorso, evidenziando lo svolgimento di attività di volontariato non retribuita. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancanza di un lavoro stabile non può impedire l'accesso alla misura alternativa se il soggetto si impegna in attività socialmente utili o di volontariato. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio per un nuovo giudizio.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: no senza recupero
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un condannato l'affidamento in prova ai servizi sociali e la detenzione domiciliare. Il soggetto ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando un'errata valutazione della sua condotta da parte dei giudici, che si sarebbero basati solo su colloqui telefonici iniziali e non sulla relazione finale positiva dell'UEPE. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'affidamento in prova ai servizi sociali richiede non solo l'assenza di elementi negativi, ma l'avvio di un percorso critico sul proprio passato. Nel caso specifico, il condannato ha continuato ad abusare di alcol e ha rifiutato il supporto psicologico proposto, dimostrando l'inidoneità della misura a prevenire la recidiva. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
Continua »
Detenzione domiciliare: no se il condannato vive all’estero
Il Tribunale di Sorveglianza ha negato a un cittadino straniero, espulso dall'Italia e residente in Marocco, l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare per espiare una pena residua. Il richiedente non disponeva di un domicilio stabile in Italia né di un'attività lavorativa, e la dichiarazione di ospitalità del fratello era generica e priva di data. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato. I giudici hanno chiarito che la detenzione domiciliare e l'affidamento richiedono una valutazione prognostica positiva, impossibile senza un domicilio reale e un lavoro. L'assenza del ricorrente all'udienza è stata considerata volontaria, non avendo egli richiesto tempestivamente il visto di rientro. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: gita al mare e carcere
Il Tribunale di sorveglianza revocava l'affidamento in prova ai servizi sociali concesso a un condannato. Il provvedimento scaturiva dal fatto che l'uomo era stato sorpreso fuori dal comune di residenza senza autorizzazione, alla guida di un'auto senza patente, mentre usava il cellulare e non indossava le cinture di sicurezza. Il condannato proponeva ricorso sostenendo la non gravità della violazione, commessa per portare i figli al mare, e lamentando la mancata conversione in detenzione domiciliare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la condotta evidenziava una totale insofferenza alle regole del vivere civile e alle prescrizioni imposte. La Suprema Corte ha inoltre rilevato la mancanza del verbale d'udienza a supporto della richiesta subordinata, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Revoca dell’affidamento in prova: inutile contestare la notifica
Il Tribunale di Sorveglianza ha disposto la revoca dell'affidamento in prova nei confronti del Condannato, resosi irreperibile e incapace di gestire la propria libertà. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata notifica dell'udienza al proprio difensore di fiducia, nominato nella fase di concessione della misura. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la nomina del difensore per la concessione della misura non si estende automaticamente alla fase di revoca. In mancanza di una nuova nomina, è corretta la notifica al difensore d'ufficio. Inoltre, i motivi relativi al merito della revoca dell'affidamento in prova sono stati ritenuti generici, confermando la legittimità del provvedimento impugnato e condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Affidamento in prova ai servizi sociali: invalidità non è ostacolo
Il Tribunale di sorveglianza aveva negato l'affidamento in prova ai servizi sociali a un uomo con invalidità al 100%, concedendogli solo la detenzione domiciliare per espiare una pena residua per reati di droga. I giudici avevano valorizzato la gravità del reato e ritenuto lo stato di salute un ostacolo alla progettualità lavorativa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condannato, stabilendo che la gravità del reato non può essere l'unico elemento di valutazione e che le condizioni di salute non possono costituire un limite ingiustificato all'accesso alle misure alternative. La Suprema Corte ha quindi annullato il provvedimento, ordinando un nuovo esame che valorizzi la condotta successiva al reato e percorsi risocializzanti alternativi al lavoro.
Continua »