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Affectio Societatis

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733 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Società di fatto: guida alla prova in giudizio
Il Tribunale ha rigettato la domanda di un soggetto che chiedeva il riconoscimento di una società di fatto con il proprio fratello. Nonostante l'apporto lavorativo, la mancanza di prove circa la partecipazione agli utili, alle perdite e l'assenza di un fondo comune hanno portato i giudici a qualificare il rapporto come semplice lavoro dipendente.
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Reato permanente prescrizione: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione analizza il tema del reato permanente prescrizione in un caso di associazione a delinquere. La sentenza chiarisce che, in presenza di una contestazione cosiddetta aperta, la fine della condotta illecita non può essere fissata automaticamente alla data della sentenza di primo grado se esistono elementi che provano una cessazione anticipata, come arresti o sequestri.
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Associazione di stampo mafioso: la prova del reato
La Corte di Cassazione ha esaminato un complesso caso di associazione di stampo mafioso legato a storiche consorterie criminali. La sentenza conferma le condanne per la maggior parte degli imputati, ribadendo che la partecipazione si prova attraverso la messa a disposizione e il legame organico con il clan. Sono stati inoltre definiti i confini del concorso esterno e l'applicazione dell'aggravante dell'associazione armata basata sulla notorietà della dotazione di armi delle mafie storiche.
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Detenzione armi da guerra: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i reati di ricettazione e detenzione armi da guerra a carico di un soggetto che custodiva un arsenale per conto di un gruppo criminale. Nonostante l'assoluzione dall'accusa di partecipazione associativa, la Corte ha ritenuto pienamente provata la responsabilità per i singoli reati grazie alle intercettazioni ambientali che hanno documentato il nascondiglio delle armi.
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Prova socio in cooperativa: la delibera è essenziale
Una donna ha agito in giudizio contro i propri familiari per ottenere il riconoscimento della sua qualità di socia in una cooperativa agricola, sostenendo di avervi contribuito economicamente. Sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la sua domanda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, ribadendo un principio fondamentale: per la prova di socio in una cooperativa non sono sufficienti i versamenti di denaro, ma è indispensabile dimostrare l'esistenza di una formale delibera di ammissione da parte dell'organo amministrativo. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di ottenere un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Partecipazione mafiosa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47631 del 2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per partecipazione mafiosa e altri reati. La Corte ha ribadito che la partecipazione a riunioni strategiche, volte a dirimere conflitti e a gestire il territorio, costituisce un contributo concreto e un chiaro indice di stabile inserimento nell'organizzazione criminale, configurando così il reato. La sentenza distingue nettamente tra la frequentazione casuale e il coinvolgimento attivo in un 'summit' mafioso, confermando la colpevolezza degli imputati e chiarendo i requisiti della partecipazione mafiosa punibile.
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Associazione per delinquere: il ruolo del corriere
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto in custodia cautelare per narcotraffico. La Corte chiarisce che il ruolo di corriere, se svolto con stabilità e consapevolezza dell'esistenza di un'associazione per delinquere, costituisce un grave indizio di partecipazione. La decisione sottolinea l'impossibilità per la Cassazione di rivalutare nel merito gli elementi probatori e conferma la legittimità della misura cautelare in carcere per recidere i legami con l'ambiente criminale.
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Associazione a delinquere: quando il corriere non è socio
La Corte di Cassazione annulla un'ordinanza di custodia cautelare, stabilendo che l'attività di corriere della droga, anche se ripetuta, non è sufficiente a dimostrare la partecipazione a un'associazione a delinquere. È necessaria la prova della consapevole adesione al patto criminale stabile, non bastando presunzioni basate sulla quantità di droga trasportata.
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Lieve entità stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, chiarendo i criteri per la qualificazione del reato come di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte ha stabilito che l'esistenza di un'associazione non esclude automaticamente la lieve entità, ma impone al giudice una valutazione complessiva di tutti gli elementi del caso, come mezzi, modalità e quantità della sostanza. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Associazione mafiosa: la continuità e la pena
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di associazione mafiosa, confermando la condanna per tre imputati ma annullando la sentenza limitatamente alla quantificazione della pena. La Suprema Corte ha ritenuto provata la continuità operativa di un clan storico, basandosi su sentenze passate e su recenti episodi estorsivi che ne richiamavano il metodo. Tuttavia, ha accolto i ricorsi riguardo al trattamento sanzionatorio, stabilendo che la pena deve essere determinata in base alla legge vigente al momento della cessazione della condotta (nel 2012) e non secondo una normativa successiva più severa (del 2015), annullando con rinvio per un nuovo calcolo.
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Associazione per delinquere in banca: Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, perpetrata all'interno di un istituto bancario attraverso la manipolazione di algoritmi per il calcolo degli interessi su contratti di leasing. Pur dichiarando la prescrizione anche per il reato associativo (correggendo la sentenza d'appello), la Corte ha rigettato i ricorsi degli imputati, confermando la loro responsabilità civile e la condanna al risarcimento dei danni in favore delle parti civili. La sentenza ribadisce i criteri per distinguere l'associazione per delinquere dal concorso di persone nel reato e afferma che la prescrizione penale non estingue le obbligazioni civili derivanti dal fatto illecito.
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Partecipazione associazione mafiosa: la prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro un'ordinanza di custodia cautelare per partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la prova può basarsi su un quadro indiziario composito, dove intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori e altri elementi si integrano a vicenda. La valutazione deve essere globale e non frazionata, e la stabile compenetrazione dell'individuo nel tessuto associativo è l'elemento chiave, dimostrabile anche attraverso il suo ruolo e le interazioni registrate.
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Presunzione cautelare: inammissibile ricorso di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per associazione finalizzata al narcotraffico. La Corte ha stabilito che i motivi basati su una diversa interpretazione dei fatti non sono ammissibili in sede di legittimità e che l'indagato non ha fornito elementi idonei a superare la presunzione cautelare che prevede il carcere come misura adeguata per tali gravi reati.
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Associazione mafiosa: detenzione e continuità del reato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto indagato per associazione mafiosa ed estorsione, confermando la misura della custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha stabilito che lo stato di detenzione non comporta un'automatica interruzione del vincolo associativo, il quale si presume permanente data la natura stabile e radicata delle organizzazioni criminali di stampo mafioso. Per escludere la continuità, la difesa deve allegare elementi concreti di recesso dal sodalizio.
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Acquisizione tabulati: Cassazione su validità prove
Un individuo, condannato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, ricorre in Cassazione contestando la legittimità dell'acquisizione tabulati telefonici e il suo ruolo nell'organizzazione. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto validi i dati telefonici sulla base di una normativa transitoria e hanno giudicato gli altri motivi di ricorso generici e infondati, ribadendo che la valutazione delle prove è di competenza dei giudici di merito.
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Associazione per delinquere: la fornitura di droga
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un individuo accusato di essere fornitore stabile di un'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorso, basato sulla presunta insussistenza del vincolo associativo, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che la continuità e ripetitività dei rifornimenti a un sodalizio criminale sono sufficienti a integrare la prova della partecipazione, ovvero dell'affectio societatis.
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Concorso esterno: annullata misura per motivazione carente
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di arresti domiciliari a carico di un commercialista accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. La decisione è stata motivata dalla carenza e illogicità della motivazione del Tribunale del riesame, che non ha provato in modo concreto il contributo causale del professionista al rafforzamento del clan, basando le sue conclusioni su congetture e omettendo di valutare prove decisive fornite dalla difesa.
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Riparazione ingiusta detenzione: no se c’è colpa grave
Una donna, assolta da gravi accuse di associazione mafiosa, si è vista negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il suo comportamento, caratterizzato da frequentazioni ambigue e contiguità con un ambiente criminale, costituiva una "colpa grave" che aveva contribuito a determinare la misura cautelare. La sentenza ribadisce che l'assoluzione non garantisce automaticamente il risarcimento se il soggetto ha dato causa alla detenzione con la propria condotta.
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Holding familiare: quando scatta la responsabilità?
Un gruppo di acquirenti immobiliari ha citato in giudizio una famiglia e le sue numerose società, sostenendo l'esistenza di una 'holding familiare' responsabile per i debiti della società costruttrice insolvente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha stabilito che la mera appartenenza delle società a membri della stessa famiglia non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di una holding di fatto né a far scattare la responsabilità per eterodirezione ai sensi dell'art. 2497 c.c., in assenza di prove concrete di un controllo effettivo e di una gestione abusiva a danno dei creditori.
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Associazione per delinquere: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di tre individui condannati per associazione per delinquere e furti aggravati. La difesa sosteneva la mancanza di un'organizzazione stabile, configurando i fatti come semplice concorso di persone nel reato. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando che per l'associazione per delinquere sono sufficienti una struttura organizzata, anche se semplice, un programma criminale indeterminato e un modus operandi consolidato, a prescindere dalla breve durata delle indagini.
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