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Adeguatezza

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il principio di adeguatezza, nel campo del diritto amministrativo, stabilisce che l'entità organizzativa che è potenzialmente titolare di una potestà amministrativa, deve avere un'organizzazione adatta a garantire l'effettivo esercizio di tali potestà; l'adeguatezza va considerata sia rispetto al singolo ente, sia rispetto all'ente associato con altri enti, per l'esercizio delle funzioni amministrative. Il principio di adeguatezza è citato nell'ordinamento italiano all'art. 118 della Costituzione, unitariamente al principio di sussidiarietà e al principio di differenziazione. Dal combinato di questo principio con il principio di sussidiarietà, si ricava che se l'ente territoriale a cui è affidata una funzione amministrativa, che per il principio della sussidiarietà dovrebbe essere quello più vicino al cittadino amministrato, non ha la struttura organizzativa per rendere il servizio, questa funzione deve essere attribuita all'entità amministrativa territoriale superiore. Categoria:Principi giuridici Categoria:Diritto amministrativo italiano

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Segreti e Giustizia: il pericolo di reiterazione del reato
Un funzionario pubblico, impiegato in ruoli di sicurezza nazionale, è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari con l'accusa di aver rivelato informazioni coperte da segreto istruttorio. L'indagato ha contestato la decisione sostenendo l'assenza di un attuale pericolo di reiterazione del reato, data la sua sospensione dal servizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la conoscenza di dati sensibili e la pregressa condotta di asservimento della funzione pubblica configurano un rischio concreto. La misura cautelare domiciliare è stata ritenuta necessaria e proporzionata per impedire nuovi contatti con l'ambiente criminale e la diffusione di ulteriori segreti. La decisione sottolinea come la qualifica professionale e l'accesso a informazioni privilegiate rendano il pericolo di reiterazione del reato un elemento centrale nella valutazione della libertà personale.
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Obblighi informativi: la responsabilità della banca
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'assenza di inadeguatezza di un investimento non esonera l'intermediario dai propri obblighi informativi. Un risparmiatore aveva citato in giudizio un istituto bancario per il default di titoli di Stato esteri. Sebbene l'operazione fosse coerente con il profilo di rischio del cliente, i giudici hanno chiarito che la banca deve comunque fornire informazioni specifiche sulle caratteristiche e sulla rischiosità del prodotto finanziario per consentire una scelta consapevole.
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Associazione mafiosa: carcere obbligatorio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato per associazione mafiosa che richiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari. La decisione conferma che, per i reati di stampo mafioso, opera una doppia presunzione di sussistenza delle esigenze cautelari e di esclusiva adeguatezza del carcere. Il decorso del tempo e la parità di trattamento con altri coimputati non sono stati ritenuti motivi validi per superare il rigore normativo previsto dall'art. 275 c.p.p., specialmente in assenza di prove sull'identità delle posizioni processuali.
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Misure cautelari: criteri di scelta e adeguatezza
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un indagato per omicidio stradale aggravato, sottoposto a **misure cautelari** domiciliari. Nonostante l'incensuratezza e il ritiro della patente, il Tribunale aveva confermato la misura basandosi sulla gravità della condotta. La Suprema Corte ha stabilito che, sebbene il rischio di reiterazione possa essere desunto dalle modalità del fatto anche per un incensurato, il giudice deve motivare in modo rigoroso perché la misura scelta sia l'unica adeguata, rispettando il principio del minor sacrificio possibile per la libertà personale.
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Custodia cautelare in carcere e rischio recidiva.
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della **custodia cautelare in carcere** per un indagato accusato di numerosi furti d'auto aggravati. Nonostante il tempo trascorso dai fatti, la Corte ha ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione del reato a causa della modalità professionale e organizzata delle condotte. La decisione chiarisce che il diniego degli arresti domiciliari assorbe implicitamente il rifiuto dell'uso del braccialetto elettronico, rendendo superflua una motivazione specifica su quest'ultimo punto se la misura meno afflittiva è ritenuta inidonea.
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Custodia cautelare in carcere: le regole per la mafia
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere per un soggetto accusato di partecipazione a un'associazione di tipo mafioso. Nonostante la difesa avesse invocato il superamento della pericolosità sociale basandosi sul tempo trascorso dai fatti e sullo svolgimento di un'attività lavorativa lecita, i giudici hanno ritenuto tali elementi insufficienti. La decisione ribadisce che per i reati di mafia opera una presunzione di pericolosità che può essere vinta solo da prove concrete di un allontanamento irreversibile dal gruppo criminale, prova che nel caso di specie è mancata a causa di nuovi indizi di attività illecite.
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Custodia cautelare in carcere: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le doglianze sulla mancanza di attualità del pericolo e sull'inadeguatezza della misura sono state ritenute generiche. La Corte ha valorizzato la professionalità criminale del soggetto, inserito stabilmente in una filiera di spaccio di cocaina, e l'assenza di elementi che provassero un effettivo allontanamento dai contesti delinquenziali di riferimento.
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Intermediazione finanziaria: obblighi e rischi banca
Un investitore ha agito contro un istituto bancario per ottenere il risarcimento dei danni subiti a seguito di un'operazione di intermediazione finanziaria. Il ricorrente sosteneva di non aver autorizzato per iscritto l'acquisto di titoli rivelatisi inadeguati e lamentava la mancanza di monitoraggio da parte della banca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'intermediario aveva correttamente segnalato l'inadeguatezza dell'operazione e che l'investitore aveva comunque proceduto con ordine scritto. Inoltre, è stato escluso un obbligo di monitoraggio costante in assenza di specifici accordi contrattuali di consulenza continuativa.
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Misure cautelari cumulative: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha stabilito la piena legittimità dell'applicazione di misure cautelari cumulative in sede di sostituzione di una misura più grave. Nel caso di specie, un indagato aveva contestato il cumulo dell'obbligo di dimora e dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, disposti in sostituzione degli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha chiarito che, a seguito della riforma del 2015, il giudice ha il potere di combinare più misure non custodiali per garantire l'efficacia della cautela senza dover ricorrere alla detenzione, rispettando i principi di gradualità e proporzionalità.
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Custodia cautelare: quando il carcere è illegittimo
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un uomo accusato di tentato omicidio e porto abusivo di armi. Sebbene i gravi indizi di colpevolezza siano stati confermati, i giudici hanno annullato l'ordinanza limitatamente alla scelta della custodia cautelare in carcere. La Suprema Corte ha rilevato che il Tribunale non ha adeguatamente motivato l'inidoneità degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, specialmente considerando che l'indagato risiede in una provincia diversa dal luogo del fatto, riducendo così il rischio di contatti con le persone offese.
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Atti persecutori: i limiti della pena minima.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di atti persecutori, dichiarando inammissibile il ricorso presentato dalla difesa. Il fulcro della controversia riguardava la determinazione della pena: la ricorrente lamentava il mancato contenimento della sanzione nei minimi edittali. Gli Ermellini hanno chiarito che l'obbligo di una motivazione rafforzata sussiste solo quando la pena si discosta significativamente dal minimo, mentre per pene inferiori alla media è sufficiente il richiamo ai criteri di adeguatezza previsti dal codice penale.
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Medici specializzandi: no ai rimborsi retroattivi
Un numeroso gruppo di medici specializzandi ha agito contro la Presidenza del Consiglio per ottenere rimborsi e adeguamenti delle borse di studio percepite tra il 1991 e il 2004. I ricorrenti lamentavano la mancata applicazione dei trattamenti economici più favorevoli introdotti nel 2007 e l'assenza di indicizzazione annuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che il trattamento economico per i medici specializzandi previsto dalla normativa del 1999 non è retroattivo. La Corte ha inoltre sanzionato i ricorrenti per abuso del processo, avendo riproposto tesi giuridiche già ampiamente respinte dalla giurisprudenza consolidata.
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Arresti domiciliari: conferma per aggressione brutale
La Corte di Cassazione ha confermato l'ordinanza del Tribunale del Riesame che disponeva gli arresti domiciliari per un indagato accusato di lesioni personali aggravate. Nonostante lo stato di incensurato, la Corte ha ritenuto legittima la misura cautelare a causa della particolare brutalità dell'aggressione, documentata da filmati di videosorveglianza. L'indagato, insieme a dei complici, aveva colpito ripetutamente con calci e pugni alla testa una persona intervenuta per difendere una ragazza. La decisione sottolinea come la gravità della condotta e l'assenza di autocontrollo giustifichino una prognosi negativa sulla recidiva, rendendo gli arresti domiciliari una misura proporzionata e necessaria.
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Custodia cautelare in carcere: i criteri di scelta
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di rapina e resistenza a pubblico ufficiale. Nonostante la difesa sostenesse l'adeguatezza degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, i giudici hanno ritenuto necessaria la massima misura restrittiva. La decisione si fonda sulla spiccata pericolosità sociale del soggetto, desunta da numerosi procedimenti pendenti per reati contro il patrimonio e la persona, nonché dall'incapacità di controllare i propri impulsi aggressivi, rendendo la custodia cautelare in carcere l'unico strumento idoneo a prevenire la recidiva.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di un provvedimento di aggravamento misura cautelare. A seguito di nuovi arresti per spaccio, una misura originaria è stata inasprita con l'obbligo di dimora. La Corte ha stabilito che la nuova misura è adeguata se mira a limitare la libertà di azione del soggetto per prevenire la recidiva, anche se i nuovi reati non sono stati commessi nelle stesse circostanze di luogo e di tempo di quelli precedenti.
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