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Actio Pauliana

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Azione revocatoria ordinaria (art. 2901 c.c.), strumento legale che consente a un creditore di far dichiarare inefficaci nei suoi confronti gli atti di disposizione del patrimonio con cui il debitore rechi pregiudizio alle sue ragioni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Azione revocatoria fondo patrimoniale: guida al caso
La Corte d'Appello ha confermato l'inefficacia di un atto di costituzione di un fondo patrimoniale tra coniugi. L'azione revocatoria fondo patrimoniale è stata accolta poiché l'atto, avvenuto durante una crisi aziendale, sottraeva beni alla garanzia di una banca creditrice, nonostante la preesistenza di una fideiussione omnibus.
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Azione revocatoria: guida alla tutela del credito
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un creditore che aveva esperito un'azione revocatoria contro la vendita di un immobile da parte del debitore. La Corte d'Appello aveva erroneamente ritenuto che l'omessa pronuncia del primo giudice sul credito equivalesse a un rigetto definitivo. Inoltre, i giudici di merito avevano escluso il danno per il creditore poiché il ricavato della vendita era stato usato per pagare debiti scaduti. La Suprema Corte ha chiarito che l'omessa pronuncia non crea giudicato e che il pagamento parziale di debiti non esclude l'azione revocatoria se residua un patrimonio insufficiente a garantire il credito.
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Cessione dei crediti: la prova della titolarità
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di contestazione specifica del debitore, la semplice pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la cessione dei crediti in blocco. La sentenza chiarisce inoltre che l'azione revocatoria non è soggetta a mediazione obbligatoria e che la nullità delle fideiussioni deve basarsi su fatti tempestivamente allegati in giudizio. La decisione ha portato alla cassazione della sentenza di merito per carenza probatoria sulla titolarità del credito.
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Azione revocatoria ordinaria: cessione del credito
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un'azione revocatoria ordinaria promossa da un istituto bancario contro la cessione di un credito risarcitorio effettuata da una debitrice a favore di una congiunta. La decisione sottolinea l'insufficienza di una semplice ricognizione di debito per giustificare la natura solutoria dell'atto e l'irrilevanza della solvibilità di altri coobbligati.
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Azione revocatoria scissione societaria: la difesa
Una società creditrice agricola ha agito in giudizio contro la sua debitrice e altre società collegate per far dichiarare inefficace, tramite un'azione revocatoria, una scissione societaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle società beneficiarie, confermando che la scissione è un atto dispositivo che può pregiudicare i creditori. Di conseguenza, l'azione revocatoria per la scissione societaria è uno strumento valido che coesiste con altri rimedi specifici del diritto societario, come l'opposizione.
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Revocatoria ordinaria: l’atto di separazione è gratuito
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito in un caso di revocatoria ordinaria. Un trasferimento immobiliare tra coniugi, avvenuto durante la loro separazione consensuale, è stato qualificato come atto a titolo gratuito. Di conseguenza, per dichiararne l'inefficacia, è stata ritenuta sufficiente la sola consapevolezza del coniuge debitore di arrecare un danno al creditore, rendendo irrilevante lo stato soggettivo della moglie beneficiaria.
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Azione revocatoria cessione credito: gli effetti
Un creditore bancario ha avviato un'azione revocatoria contro un debitore che aveva donato il suo unico bene di valore ai figli. Durante il processo, la banca ha ceduto il suo credito a una società specializzata. I debitori sostenevano che la nuova società non potesse beneficiare della causa in corso. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, confermando un principio chiave sull'azione revocatoria cessione credito: gli effetti dell'azione, incluso il diritto di esecuzione sul bene, si trasferiscono automaticamente al nuovo creditore insieme al credito stesso.
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Ricorso inammissibile: onere della prova in Cassazione
Una garante donava un immobile al figlio. L'istituto di credito creditore agiva con successo in revocatoria. La garante proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che le garanzie prestate da un altro fideiussore fossero sufficienti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetti procedurali, in particolare per la violazione del principio di autosufficienza, ribadendo che non può riesaminare nel merito le valutazioni dei giudici dei gradi precedenti.
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Azione revocatoria fallimentare: la prova richiesta
In un caso di opposizione allo stato passivo, la Corte di Cassazione ha analizzato i presupposti dell'azione revocatoria fallimentare. La Corte ha stabilito che, per revocare una garanzia, il curatore deve provare la specifica conoscenza del pregiudizio arrecato ai creditori (scientia damni) da parte della banca, non essendo sufficiente la mera conoscenza dello stato di insolvenza del debitore. Viene così cassata con rinvio la decisione di merito che aveva confuso i due concetti, accogliendo il ricorso della banca su questo punto cruciale.
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Azione revocatoria: basta un credito futuro e contestato
Una ex amministratrice di un istituto di credito trasferiva ai propri figli le quote di alcune società. La banca, vantando un potenziale credito risarcitorio nei confronti della donna, ha esercitato con successo l'azione revocatoria per rendere inefficaci tali atti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che per l'azione revocatoria è sufficiente una semplice aspettativa di credito, anche se litigiosa, e che la consapevolezza del pregiudizio può essere provata tramite presunzioni, come lo stretto legame di parentela.
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Prova presuntiva e azione revocatoria: il caso esaminato
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva dichiarato inefficace una compravendita immobiliare tramite azione revocatoria. La decisione è stata cassata perché basata su una prova presuntiva non valida: la precedente trascrizione di un sequestro conservativo, poi revocato e cancellato. La Suprema Corte ha chiarito che un singolo elemento indiziario, privo dei requisiti di gravità, precisione e concordanza, non è sufficiente a dimostrare la 'scientia fraudis' del terzo acquirente.
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Fondo patrimoniale: inammissibile ricorso generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di due coniugi contro la sentenza che rendeva inefficace il loro fondo patrimoniale. L'inefficacia era stata richiesta dai creditori tramite azione revocatoria. Il ricorso è stato respinto perché i motivi erano generici, non contestavano la specifica ragione giuridica della decisione d'appello (ratio decidendi) e sollevavano questioni considerate estranee alla causa, come la presunta applicazione di tassi usurari sul debito originario.
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Actio pauliana: prova del consilium fraudis del terzo
Una società creditrice agisce con actio pauliana per rendere inefficaci delle vendite immobiliari effettuate dalla società debitrice. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, confermando la decisione di merito che aveva negato la sussistenza della prova del 'consilium fraudis' in capo all'acquirente terzo. La pronuncia ribadisce che la valutazione delle prove, anche presuntive, spetta al giudice di merito e non è sindacabile in sede di legittimità se non per vizi logici macroscopici.
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Principio di autosufficienza: ricorso inammissibile
Una coppia si oppone a una decisione che rendeva inefficace la costituzione di un fondo patrimoniale a tutela dei creditori. La Corte di Cassazione ha dichiarato il loro ricorso inammissibile, sottolineando la violazione del principio di autosufficienza, poiché le argomentazioni non erano supportate da riferimenti specifici e documenti allegati, rendendo impossibile per la Corte valutarne il merito.
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Azione revocatoria fallimentare: la Cassazione chiarisce
Un creditore avvia un'azione revocatoria per annullare delle vendite immobiliari. La società debitrice fallisce e la curatela subentra nel processo. La Cassazione conferma che l'azione prosegue a beneficio di tutti i creditori, senza che la domanda si modifichi, e corregge il calcolo delle spese legali, che va basato sul valore del credito e non su quello degli immobili.
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Azione revocatoria parziale: donazione inefficace
La Corte di Cassazione affronta un caso di azione revocatoria parziale su un immobile in comproprietà. I creditori avevano agito per revocare una donazione fatta da un debitore e dalla sua coniuge, comproprietaria non debitrice. La Corte ha stabilito che la revocatoria può colpire solo la quota del debitore (50%). La Cassazione ha confermato questo principio, precisando che accogliere la domanda per una quota minore non costituisce un vizio di ultrapetizione. Ha inoltre cassato la sentenza per omessa pronuncia sulla richiesta di cancellazione della trascrizione della domanda giudiziale per la quota della coniuge non debitrice, decidendo la questione nel merito.
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