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Accettazione Tacita

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46 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Contratto d’appalto verbale: prova e pagamento
Una società di costruzioni cita in giudizio il committente per il mancato pagamento di lavori di ristrutturazione. Nonostante la mancanza di un accordo scritto, il Tribunale riconosce la validità del contratto d'appalto verbale basandosi sulla condotta delle parti. La quantificazione del dovuto avviene tramite CTU, condannando il committente al pagamento del saldo per le opere effettivamente eseguite.
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Accettazione tacita: quando il silenzio costa caro
Una società committente riceveva una pavimentazione industriale con vizi evidenti ma contestava i difetti solo dopo un anno e a seguito della richiesta di saldo. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto al pagamento dell'impresa appaltatrice, stabilendo che la ricezione dell'opera senza riserve configura un'accettazione tacita che preclude la successiva denuncia per vizi palesi, liberando l'appaltatore da responsabilità.
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Devoluzione eredità allo Stato: quando è possibile?
Una società creditrice chiedeva la devoluzione eredità allo Stato dei beni di una sua debitrice defunta, sostenendo che fossero trascorsi dieci anni senza accettazione da parte degli eredi. Il Tribunale di Venezia ha respinto la domanda, chiarendo che il semplice decorso del tempo non è sufficiente. La ricorrente non ha fornito la prova rigorosa dello stato di vacanza dell'eredità, ovvero l'assenza di eredi (nella fattispecie, i figli della defunta) che avessero accettato, anche tacitamente, l'eredità entro il decennio.
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Eccezione di inadempimento: onere della prova
Una società committente si opponeva al pagamento per l'installazione di un'insegna, sollevando un'eccezione di inadempimento per ritardi e vizi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che una volta che l'appaltatore prova di aver eseguito la prestazione, spetta al committente dimostrare la gravità dell'inadempimento. La Corte ha inoltre confermato che la ricezione dell'opera senza riserve può configurare un'accettazione tacita, anche in assenza di una verifica formale.
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Conclusione del contratto: l’ordine non firmato
Un negozio di abbigliamento ha citato in giudizio un fornitore per mancata consegna della merce. La Corte d'Appello ha stabilito che la conclusione del contratto non è mai avvenuta, poiché il modulo d'ordine inviato dal negozio, non essendo stato firmato per accettazione dal fornitore, costituiva una semplice proposta. Clausole come "salvo approvazione della casa" confermano la necessità di un'accettazione formale, escludendo che il silenzio potesse perfezionare l'accordo.
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Vizi della fornitura: onere della prova e revoca
Una società si oppone a un decreto ingiuntivo per una fornitura, lamentando vizi della merce e un aumento di prezzo non pattuito. Il Tribunale revoca il decreto ma condanna comunque la società opponente al pagamento di una somma ridotta, ritenendo provati i vizi solo per una parte della fornitura. A causa della soccombenza sostanziale, l'opponente viene anche condannato a pagare le spese legali della controparte. La decisione sottolinea l'importanza cruciale dell'onere della prova e della tempestività nella contestazione dei vizi della fornitura.
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