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Accessori

11 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'accessorio è un oggetto decorativo che integra l'abbigliamento. Sono considerati accessori gioielli, guanti, borse, cappelli, cinture, sciarpe, orologi, occhiali da sole, spille, calze, cravatte, scaldamuscoli, leggings e bretelle. Benché quasi tutti gli accessori abbiano una funzione propria (riscaldare, coprire, mantenere ecc.), lo scopo complessivo degli accessori è aggiungere colore e stile all'abbigliamento, e creare un determinato look. A partire dagli anni 2000 sono stati inclusi nella categoria di accessori moda anche alcuni oggetti che normalmente non vengono considerati come parte dell'abbigliamento come i telefonini o i lettori MP3. In alcune correnti di moda hollywoodiane il concetto di accessorio è stato esteso anche ad alcuni tipi di cani di piccole dimensioni. La maggior parte degli accessori sono prodotti dalle stesse case produttrici di abbigliamento, ad esclusione dei gioielli, orologi, occhiali ed, in parte, borse. Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni sono aumentati i marchi che concentrano la propria produzione sugli accessori, o addirittura su singole tipologie di accessori. Alcuni accessori vengono utilizzati anche per indicare la propria appartenenza ad una determinata corrente culturale o religiosa. In questo senso vengono indicati come accessori anche crocifissi, stelle di David o turbanti. Gli accessori che evidenziano particolarmente la griffe della casa produttrice, invece sono spesso recepiti come status symbol.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Valida la motivazione della cartella di pagamento senza calcoli
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un contribuente una cartella esattoriale per imposte dichiarate ma non versate, applicando sanzioni e interessi. Il contribuente ha contestato l'atto sostenendo l'illegittimità del calcolo degli accessori. I giudici di secondo grado hanno annullato la richiesta ritenendo carente la motivazione della cartella di pagamento poiché priva della data di consegna dei ruoli. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo che nei controlli automatici il criterio di liquidazione degli interessi è fissato dalla legge. L'atto è pienamente valido se riporta l'importo monetario, la natura del debito tributario e la decorrenza temporale, senza la necessità di specificare analiticamente i singoli saggi periodici o le formule matematiche applicate.
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Omissione di Interessi: Non è Correzione Errore Materiale
Una società ottiene la restituzione di una somma, ma la sentenza omette di includere interessi e danni. L'azienda chiede di aggiungerli tramite una istanza di **correzione errore materiale**, sostenendo si tratti di una svista. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. I giudici chiariscono che l'omissione di una parte della domanda non è un semplice refuso, ma un potenziale errore di diritto che riguarda il contenuto della decisione. La procedura di correzione serve solo per errori palesi nella stesura del testo, non per modificare la sostanza del giudizio. L'istanza è quindi dichiarata inammissibile.
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Errore materiale: guida alla correzione delle spese
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno affrontato un caso di correzione di errore materiale relativo alla liquidazione delle spese di lite. In un precedente provvedimento, la Corte aveva condannato i ricorrenti al pagamento delle spese senza specificare che l'importo era dovuto per ciascuna delle parti resistenti e omettendo gli accessori di legge. La Suprema Corte ha stabilito che tali omissioni non costituiscono un vizio di merito, ma un mero errore materiale correggibile. Poiché la statuizione sulle spese è un atto dovuto ex lege, la mancata indicazione dei beneficiari e degli oneri accessori può essere sanata tramite la procedura di correzione integrativa, garantendo così l'effettività della tutela per tutte le parti vittoriose.
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Compensi professionali: IVA e Cassa sono obbligatori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cliente al pagamento dei compensi professionali in favore del proprio legale per prestazioni rese in procedimenti esecutivi. Il ricorrente sosteneva che la somma pattuita di 1.500 euro fosse da intendersi come cifra finale tutto incluso. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che gli accessori di legge, quali IVA e Cassa Forense, sono obbligatori e si aggiungono sempre al compenso pattuito, salvo prova contraria estremamente specifica. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le contestazioni sulla quantificazione e sulle spese processuali erano generiche e non supportate da prove puntuali di un accordo forfettario diverso.
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Contributo di solidarietà: stop ai tagli pensioni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del contributo di solidarietà applicato da una cassa di previdenza privata sulle pensioni già in essere. I giudici hanno stabilito che gli enti privatizzati non possono ridurre i trattamenti pensionistici per esigenze di bilancio senza una specifica autorizzazione legislativa, violando la riserva di legge prevista dall'Art. 23 della Costituzione. La sentenza chiarisce inoltre che per il rimborso delle somme indebitamente trattenute si applica la prescrizione decennale ordinaria, poiché il credito non è considerato liquido ed esigibile finché l'importo corretto è oggetto di contestazione.
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Prescrizione tributaria: termini per imposte e sanzioni
La Corte di Cassazione ha chiarito i confini della prescrizione tributaria applicabile a un'intimazione di pagamento riguardante IRPEF, IRAP e sanzioni. Il contribuente aveva contestato la regolarità delle notifiche e il decorso dei termini. La Suprema Corte ha stabilito che, mentre per le imposte erariali vige il termine ordinario decennale, per le sanzioni e gli interessi la prescrizione è quinquennale. La sentenza d'appello è stata cassata per difetto di motivazione, poiché il giudice non aveva adeguatamente esaminato le prove delle notifiche né giustificato l'applicazione del termine lungo anche agli accessori del debito.
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Compensi professionali: calcolo interessi ingegneri
Un professionista ha agito in giudizio per ottenere il pagamento dei compensi professionali relativi ad attività di ingegneria. Sebbene la Corte d'Appello avesse riconosciuto il credito, non aveva specificato il saggio degli interessi applicabile, limitandosi a un generico riferimento agli accessori di legge. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso, ha chiarito che per i compensi professionali di ingegneri e architetti si applica il tasso ufficiale di sconto previsto dalla legge speciale. Tale saggio deve essere riconosciuto dal giudice anche d'ufficio, decorrendo sessanta giorni dopo la consegna della specifica o della diffida di pagamento.
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Principio del pro rata e ricalcolo pensione
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un professionista alla riliquidazione della pensione di vecchiaia, ribadendo l'inderogabilità del principio del pro rata. La Cassa di previdenza aveva tentato di applicare criteri di calcolo peggiorativi introdotti nel 2004 a trattamenti maturati precedentemente. La Suprema Corte ha chiarito che il principio del pro rata impedisce modifiche in peius non solo sul sistema di calcolo (retributivo vs contributivo), ma anche sui parametri reddituali utilizzati. È stata inoltre respinta l'eccezione di prescrizione quinquennale, confermando il termine decennale per il diritto al ricalcolo, e stabilita la decorrenza degli interessi dai singoli ratei.
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Rimborso interessi: il diritto del contribuente
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una società al rimborso interessi maturati sulle somme indebitamente versate all'Amministrazione Finanziaria. Il caso riguardava il recupero di aiuti di Stato dove il calcolo degli interessi era risultato errato. La Corte ha stabilito che il rimborso ex art. 44 d.P.R. 602/1973 si applica a ogni esborso non dovuto, inclusi gli interessi stessi, per compensare la perdita di disponibilità finanziaria subita dal contribuente durante il periodo di detenzione delle somme da parte del Fisco.
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Prescrizione quinquennale interessi: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, confermando che la prescrizione per interessi e sanzioni tributarie è quinquennale e non decennale. La Corte ha chiarito che il termine più lungo di dieci anni si applica solo quando il debito è accertato da una sentenza passata in giudicato. Nel caso di specie, mancando una pronuncia giurisdizionale irrevocabile, la prescrizione quinquennale interessi e sanzioni rimane la regola generale, in applicazione degli articoli 2948 c.c. e 20 d.lgs. 472/97.
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Interessi in appello: quando è possibile la domanda?
Una società fallita ha citato in giudizio un ente pubblico per il ritardato pagamento di lavori. La Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale del processo civile: la domanda per gli interessi in appello, maturati dopo la sentenza di primo grado, è ammissibile. Tali interessi sono considerati 'accessori' della domanda principale e possono essere richiesti per la prima volta nel giudizio di secondo grado, in deroga al divieto di domande nuove.
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