LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Accertamento Negativo

Pagina 7 di 7

124 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Cessione del credito: chi prova l’esistenza del debito?
Un istituto di credito, in qualità di cessionario di alcuni crediti derivanti da fatture, ha agito contro il consorzio debitore per ottenerne il pagamento. Il consorzio ha contestato l'esistenza stessa dei crediti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito due principi fondamentali in materia di cessione del credito: l'onere di provare l'esistenza del credito grava sempre sul cessionario (la banca) e il silenzio del debitore ceduto alla notifica della cessione non costituisce riconoscimento del debito. Di conseguenza, il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Prescrizione debiti ereditari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione affronta il tema della prescrizione debiti ereditari, chiarendo due punti fondamentali. Primo, la richiesta di rigetto di una domanda di accertamento negativo del credito interrompe la prescrizione. Secondo, in caso di debiti ereditari, che sono obbligazioni parziarie, l'effetto interruttivo non si estende ai coeredi che non hanno partecipato al giudizio. La Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello che aveva erroneamente esteso l'interruzione a tutti gli eredi.
Continua »
Liquidazione Coatta: stop alle azioni individuali
Una risparmiatrice ha citato in giudizio una banca in liquidazione coatta amministrativa per far dichiarare inesistente un debito. La Corte di Cassazione ha stabilito che tali azioni sono inammissibili. Il principio della liquidazione coatta amministrativa impone che tutte le pretese, incluse quelle di accertamento negativo, siano gestite esclusivamente all'interno della procedura concorsuale per tutelare la parità di trattamento tra i creditori. Qualsiasi causa individuale presso un tribunale ordinario è quindi preclusa.
Continua »
Appalto illecito: la conferma della condanna
Un'impresa edile individuale ha impugnato una condanna per aver utilizzato lavoratori attraverso un subappalto fittizio. La Corte d'Appello ha confermato la decisione, qualificando il rapporto come appalto illecito. La sentenza si basa sulle prove che dimostrano come il committente gestisse direttamente i lavoratori, mentre l'impresa subappaltatrice fungeva da mero schermo per la fornitura di personale, priva della reale autonomia organizzativa e del rischio d'impresa necessari per un appalto genuino.
Continua »